Immigrazione: proposta di bilancio UE 2021-2027 prevede 34.9 miliardi di euro

Pubblicato il 4 maggio 2018 alle 10:01 in Europa Immigrazione

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La proposta di bilancio pluriennale 2021-2027 dell’UE, presentata il primo maggio dalla Commissione Europea, prevede 34.9 miliardi di euro per l’immigrazione, la gestione dei confini e l’asilo. Si tratta di un aumento significativo rispetto ai 13 miliardi di euro stabiliti dal precedente bilancio pluriennale 2014-2020.

Come spiega un documento ufficiale della Commissione, anche se gli arrivi in Europa sono diminuiti del 63% nel corso del 2017, il fenomeno migratorio rimarrà una sfida per i governi europei anche nei prossimi anni. Per tale ragione, l’UE ritiene che tale sfida possa essere meglio gestita dagli Stati membri con il proprio supporto tecnico e finanziario. Il bilancio dell’Unione, spiega il documento, ha un ruolo cruciale nel sostenere una politica comune di immigrazione e asilo per il futuro, in quanto permette lo sviluppo di capacità di ricerca e salvataggio più efficienti per salvare le vite dei migranti in mare, l’attuazione di una politica di rimpatrio efficace e umana per coloro che non hanno il diritto di rimanere in Europa, garantendo una risposta coordinata alle crisi che gli Stati membri non possono affrontare singolarmente. Inoltre, l’efficace protezione delle frontiere europee costituisce un prerequisito per assicurare un controllo migliore e un alto livello di sicurezza interna, salvaguardando al contempo il principio della libertà di movimento delle persone. Per di più, il fondo per l’immigrazione e l’asilo supporterà gli sforzi dei Paesi europeo per contrastare l’immigrazione irregolare. Oltre a ciò, l’Integrated Management Fund contribuirà ad aumentare la sicurezza dell’UE, assicurando un controllo preciso ed efficace delle frontiere, rafforzando il supporto fornito agli Stati membri al fine di attuare un’azione esterna comune.

Tali obiettivi potranno essere raggiunti soltanto attraverso il supporto di un’efficiente attività della Frontex, l’agenzia europea della guardia di costiera e frontiera, che costituisce la chiave del sistema integrato di controllo dei confini europei. La Commissione ha proposto di creare un corpo di circa 10.000 guardie di frontiera e di fornire supporto finanziario e operativo per assistere gli Stati membri che ne hanno la necessità. Inoltre, per facilitare il funzionamento di un sistema di asilo comune a livello europeo, i fondi previsti andranno a creare le basi per la creazione di una nuova Agenzia dell’UE per l’asilo, il cui ruolo sarà quello di assicurare che ogni singolo caso venga trattato in modo coerente da tutti gli Stati membri. Infine, la nuova agenzia fornirà assistenza ai Paesi europei soggetti a particolari pressioni attraverso un sostegno temporaneo per riparare o ricostruire le strutture di asilo e accoglienza. Mentre il fondo per l’asilo e l’immigrazione supporterà l’integrazione sociale dei migranti e dei richiedenti asilo, l’integrazione a medio e lungo termine dei cittadini non UE e delle persone con lo status di rifugiati sarà sostenuta attraverso il Fondo sociale europeo e il Fondo europeo di sviluppo regionale.

Infine, il documento riferisce che il partenariato e la cooperazione con i Paesi terzi sono una componente essenziale della politica di migrazione e asilo dell’Unione Europea.

La proposta di bilancio pluriennale è stata presentata mentre sono in corso le trattative sulla riforma del sistema di Dublino, il sistema di asilo europeo. In tale ambito, Italia, Grecia, Cipro, Malta e Spagna si sono unite per far fronte comune con l’obiettivo di ottenere un alleggerimento dei flussi migratori. I cinque Stati, a causa della posizione geografica, costituiscono le coste di primo approdo di tutti i flussi migratori che attraversano il Mediterraneo alla volta dell’Europa. Alla riunione del Consiglio europeo del 14-15 dicembre 2017 sono emerse due posizioni diverse in seno all’UE. Da una parte i Paesi che sono a favore di una ripartizione dei richiedenti asilo e dei rifugiati tra tutti i membri, secondo un sistema di quote in nome del principio della solidarietà, indipendente dall’intensità della pressione migratoria. Dall’altra parte, invece, i Paesi fautori di una linea più dura, che mirano all’esternalizzazione delle frontiere e ad un coinvolgimento soltanto finanziario. Tali Stati costituiscono il cosiddetto gruppo Visengrad, quali Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria. Le proposte di modifica, attualmente, sono due. La prima è quella a cui il Commissione libertà civili (LIBE) del Parlamento europeo ha dato il via libera, il 25 aprile, e che riduce i tempi per la valutazione delle richieste di asilo da 18 a 6 mesi. Il testo, la cui relatrice è Laura Ferrara, del Movimento 5 Stelle, ha ottenuto 36 voti favorevoli e 12 contrari. Tra i favorevoli ha figurato anche il PD, mentre tra i contrari la Lega Nord. Adesso, la proposta di regolamento è in attesa di essere approvata dall’Europarlamento, per poi passare all’esame del Consiglio. La seconda proposta, avanzata dalla Bulgaria a fine marzo, che detiene la presidenza del Consiglio dell’UE, la quale prevede che la Commissione europea possa proporre al Consiglio di attivare un meccanismo di solidarietà secondo cui i ricollocamenti dei migranti non sarebbero né obbligatori né automatici.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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