Giappone: 58% degli elettori contrari alla riforma costituzionale

Pubblicato il 4 maggio 2018 alle 6:10 in Asia Giappone

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Secondo quanto riportato dall’indagine compiuta dalla rivista nazionale The Asahi Shimbun, il 58% degli elettori si è espresso in maniera contraria alla riforma della Costituzione giapponese annunciata dal primo ministro, Shinzo Abe, il 3 maggio 2017.

La proposta del primo ministro Abe riguarderebbe l’eliminazione, entro il 2020, dei primi due paragrafi dell’articolo 9 della Costituzione giapponese, nel quale il Giappone rinuncia espressamente a possedere forze militari di terra, di mare e d’aria. Tale proposta deriverebbe dall’importanza di riconoscere uno status effettivo ed esplicito alle forze difensive giapponesi, a seguito dell’aumento delle possibili minacce nei confronti del Giappone.

La spinta del primo ministro Abe di modificare la Costituzione pacifista del Paese, entrata in vigore nel 1947 a seguito della conclusione della seconda guerra mondiale, ha subito un potenziale arresto a causa dell’emersione di alcuni scandali relativi alla sua amministrazione. I più gravi riguarderebbero un coinvolgimento diretto del primo ministro nell’istituzione di una scuola veterinaria e nell’acquisto, da parte della scuola Moritomo Gakuen, di un terreno a prezzi scontati.  

I sondaggi d’opinione effettuati telefonicamente dal quotidiano The Asahi Shimbun nei mesi di marzo e aprile hanno mostrato la discesa del tasso di approvazione dell’amministrazione di Shinzo Abe al 31%. In merito alla questione dell’emendamento dell’articolo 9 della Costituzione, il primo ministro Abe aveva affermato: “Sarebbe estremamente irresponsabile chiedere ai componenti delle Self-Defence Forces giapponesi di rischiare la propria vita per proteggere la Nazione in caso di emergenza senza conferire loro un riconoscimento formale all’interno della Costituzione”.

Di fronte a questa affermazione, nell’ambito del sondaggio di opinione effettuato da The Asahi Shimbun, il 55% degli intervistati ha dichiarato di non poter accettare questa motivazione come sufficiente per modificare la Costituzione mentre il 37% ha sostenuto di poterla accettare.

Accanto al progressivo aumento di sfiducia nei confronti dell’amministrazione del primo ministro Abe da parte della popolazione, la lunghezza del processo di modifica della Costituzione in Giappone contribuisce a rendere improbabile la scadenza fissata al 2020 per la sua riuscita. La legge prevede il voto favorevole della maggioranza della Dieta Nazionale in merito alla riforma costituzionale, la quale deve essere successivamente avvalorata da un referendum popolare.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Alice Barberis

di Redazione

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