Etiopia: collaborazione militare con Sudan per proteggere la GERD

Pubblicato il 4 maggio 2018 alle 12:10 in Africa Etiopia

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L’Etiopia e il Sudan hanno concordato l’istituzione di una forza miliare congiunta finalizzata a proteggere il progetto per la costruzione della diga Grand Ethiopian Rainassance Dam (GERD), il futuro sistema idro-elettrico più grande di tutto il continente africano. L’accordo è stato stipulato in occasione dell’incontro della Commissione Militare Etiopia-Sudan ad Addis Abeba, conclusosi lo scorso venerdì 27 aprile.

Durante il meeting, i capi di Stato maggiore di entrambi i Paesi, Kamal Abdul-Marouf Al-Mahi del Sudan e Samora Yunus, dell’Etiopia, hanno stabilito l’impiego delle rispettive forze militari per mantenere la sicurezza e la stabilità nell’area coinvolta dal progetto. Le due parti hanno altresì sottolineato la necessità di rispettare l’accordo stipulato e di garantire lo scambio di informazioni, impegnandosi anche a contrastare eventuali reati quali il contrabbando, il traffico di esseri umani e il commercio di armi e droga.

Il primo ministro etiope, Abiy Ahmed, ha concluso, giovedì 3 maggio, la sua visita di due giorni a Khartoum. Durante la permanenza, ha tenuto riunioni con il presidente del Sudan, Omar Al-Bashir, e altri funzionari di alto livello nel settore della sicurezza, del commercio e della cooperazione bilaterale. Dopo l’incontro con Al-Bashir, riferendosi al progetto di costruzione della GERD, Abiy ha dichiarato di non aver “alcuna intenzione di danneggiare il Sudan o l’Egitto”, affermando altresì che la diga apporterebbe benefici a tutti e tre i Paesi. Da parte sua, il presidente sudanese ha ribadito il pieno supporto di Khartoum al progetto, sostenendo che le quote d’acqua del Nilo del Sudan e dell’Egitto saranno equamente garantite.  

Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa Reuters, durante l’incontro i due Paesi hanno stipulato un ulteriore accordo, che concede all’Etiopia di partecipare alla gestione del più grande porto marittimo del Sudan, Port Sudan. Un accordo analogo, che consentiva all’Etiopia di accedere al Porto di Gibuti, era già stato raggiunto martedì 1 maggio. Tali collaborazioni forniscono un vantaggio all’Etiopia, permettendo il collegamento tra il Paese e il mare, che era stato severamente limitato in seguito alla guerra che aveva visto fronteggiarsi Etiopia ed Eritrea, tra il 1998 e il 2000.

Il progetto di costruzione della diga, avviato nel 2011 dall’Etiopia, prevede che la GERD attinga dal bacino del fiume Nilo Azzurro, secondo principale affluente del Nilo, che attraversa l’Etiopia, il Sudan e l’Egitto fino al Mediterraneo. Sia il Cairo sia Kharotum temono, per questo, che la diga possa danneggiare e limitare le rispettive risorse idriche. Le autorità etiopi, invece, sostengono che la GERD non avrà alcun effetto negativo sugli altri Paesi ma che, al contrario, contribuirà allo sviluppo economico dell’intera area.

Nel mese di febbraio 2018, il governo etiope aveva chiesto all’Egitto di rinviare i negoziati sulla risoluzione della disputa per la costruzione della diga, a causa delle tensioni politiche presenti all’interno del Paese. Il Ministero degli Esteri egiziano aveva accolto la richiesta, sottolineando, tuttavia, come ciò non fosse “nei migliori interessi dell’Egitto”. In seguito, il Parlamento egiziano aveva approvato, il 22 aprile, una legge per consentire al governo di limitare la coltivazione di colture che necessitano di un grande quantitativo di acqua.

L’Etiopia è secondo Paese più popoloso del continente africano, nonché uno degli attori principali del Corno d’Africa, sia sul piano economico, sia sul piano della sicurezza. Secondo il quotidiano di informazione Africanews, la diga, una volta completata, renderà l’Etiopia uno dei principali produttori di energia della regione dell’Africa orientale. È previsto che lo Stato africano diventi il primo esportatore di energia dell’area, nonché il Paese più importante per la produzione di energia rinnovabile di tutto continente.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

di Redazione

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