17 civili uccisi in Mali dai ribelli islamisti

Pubblicato il 4 maggio 2018 alle 14:33 in Africa Mali

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Almeno 17 civili appartenenti al gruppo etnico dei tuareg sono stati uccisi, martedì 1 maggio, negli attacchi dei ribelli islamisti in due villaggi del Mali settentrionale, Tindinbawen e Taylalene. Solo pochi giorni prima, il 27 aprile, sempre nella regione di Menaka, a nord del Paese, altri due attentati del gruppo jihadista avevano provocato la morte di 40 tuareg, per la maggior parte giovani uomini.

Le azioni dei ribelli estremisti costituiscono una grave minaccia per la stabilità del Paese e di tutta l’area del Sahel. Spesso le loro offensive mirano a inasprire i rapporti tra i gruppi etnici locali, come tuareg e fulani in Mali, e a scatenare conflitti. Secondo quanto riporta Al Jazeera, i miliziani armati, prima confinati solo a nord, avrebbero intensificato le violenze nel tentativo di estendere la loro presenza nella regione e stabilirsi a sud. I ribelli avrebbero anche cominciato a reclutare membri del gruppo fulani per far esplodere un conflitto etnico con i tuareg, sfruttando le rivalità tra le due tribù di pastori. In merito agli attacchi del 27 aprile, il governatore della Menaka, Daouda Maiga, aveva spiegato che “i gruppi islamisti, composti in gran parte da fulani, attaccano i civili e i membri della milizia dei tuareg, il Movimento Nazionale di Liberazione dell’Azawad, per scatenare una lotta fra comunità”.

Dopo l’indipendenza dalla Francia, nel 1960, il Mali ha vissuto 23 anni di dittatura militare fino alle elezioni democratiche del 1992. Nell’aprile 2012, dopo il colpo di Stato al presidente Amadou Toumani Toure, i tuareg avevano preso il controllo del nord del Paese e dichiarato l’indipendenza della regione. Tuttavia, tre mesi dopo, un gruppo ribelle legato ad Al-Qaeda, Ansar Dine, si era imposto su quell’area mettendo in serio pericolo la sicurezza dello Stato. Nel gennaio 2013, un’operazione ONU a guida francese era intervenuta in Mali per respingere i ribelli islamisti e i gruppi tuareg dai territori del nord. Due anni dopo, nel giugno 2015, un accordo di pace è stato firmato tra governo e tuareg. La minaccia jihadista, invece, non si è arrestata e, da allora, si verificano periodicamente attacchi. Inizialmente le azioni terroristiche erano concentrate nel deserto del nord o nei territori del centro ma, nel corso del tempo, si sono estese anche nel sud del Paese e verso i confinanti Niger, Burkina Faso e Costa d’Avorio. Negli ultimi mesi, i gruppi tuareg, sostenuti dai soldati francesi, combattono contro i ribelli, affiliati ad Al-Qaeda, nel nord-est del Mali.

Il Mali fa parte del G5 del Sahel, un forum istituzionale per la cooperazione regionale in materia di politiche di sviluppo e sicurezza nell’Africa occidentale. È stato formato il 16 febbraio 2014 a Nouakchott, in Mauritania e comprende 5 Stati (Burkina Faso, Chad, Niger, Mauritania e Mali). Il suo scopo è quello di rafforzare i legami economici tra i Paesi africani e combattere la minaccia terroristica dei gruppi jihadisti attivi nella regione.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Chiara Gentili

di Redazione

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