Siria: la coalizione USA vuole prolungare la crisi

Pubblicato il 3 maggio 2018 alle 13:37 in Siria USA e Canada

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“L’obiettivo dei continui massacri della coalizione internazionale, a guida americana, contro il popolo siriano è quello di minare la sovranità, l’unità e l’integrità territoriali della Siria, oltre a prolungare la crisi”, secondo quanto dichiarato dal Ministero degli Esteri siriano.

In una lettera, inviata mercoledì 2 maggio al segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, e alla presidentessa del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, Joanna Wronecka, il Ministero degli Esteri siriano ha attribuito la responsabilità del bombardamento di un villaggio, situato nel governatorato di Hasaka, alla coalizione internazionale, a guida americana.

Martedì 1 maggio, alcuni attacchi aerei avevano colpito un quartiere residenziale del villaggio di Al-Fadel, situato nel governatorato di Hasakah, una delle aree che si trovano ancora sotto il controllo dello Stato Islamico, causando la morte di almeno 23 civili, tra i quali 10 bambini. L’Osservatorio siriano per i diritti umani, che aveva diffuso la notizia del raid, non aveva fornito alcuna informazione in merito alla responsabilità dell’attacco. Nel territorio nord-orientale della Siria sono attive le forze irachene e della coalizione internazionale, a guida americana, che sostengono le Syrian Democratic Forces (SDF), impegnate a combattere le cellule nascoste dello Stato Islamico rimaste all’interno del territorio siriano e, in particolare, sulla riva orientale del fiume Eufrate. Nell’area sono presenti anche i soldati dell’esercito governativo, fedele al presidente siriano, Bashar Al-Assad, che conducono offensive contro l’organizzazione terroristica a ovest del fiume Eufrate.

Nella lettera inviata alle Nazioni Unite, il Ministero degli Esteri siriano ha accusato la coalizione internazionale, a guida americana, che combatte contro lo Stato Islamico in Siria e in Iraq. In questo contesto, l’istituzione siriana ha dichiarato che “i continui massacri commessi dalla coalizione internazionale, a guida americana, contro il popolo siriano e il suo supporto sistematico nei confronti dei rimanenti militanti dell’organizzazione terroristica dell’ISIS, con lo scopo di ri-impiegare l’ISIS all’interno delle milizie dei separatisti, fedeli agli Stati Uniti, nelle province di Hasaka, Raqqa e Deir Ezzor, dimostra che il solo scopo di questa alleanza è quello di minare la sovranità, l’unità e l’integrità territoriali della Siria, oltre a prolungare la crisi nel Paese. Ciò contraddice le Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite”.

Nella missiva, il Ministero siriano ha altresì esortato il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ad assumersi le proprie responsabilità, “al fine di preservare la pace e la sicurezza internazionali, agire in maniera immediata per fermare e impedire che vengano compiuti di nuovo i crimini di guerra e i crimini contro l’umanità commessi dalla coalizione contro il popolo siriano e porre fine alla presenza illegittima delle forze americane e delle altre forze straniere all’interno del territorio siriano”.

Gli Stati Uniti sono entrati nel conflitto siriano nel 2014 con l’operazione Inherent Resolve, nonostante la contrarietà del presidente siriano Bashar Al-Assad, che aveva definito l’intervento americano “illegittimo e illegale”. Inherent Resolve è l’operazione militare statunitense contro lo Stato Islamico in Siria e in Iraq, avviata il 15 giugno 2014, dopo la richiesta ufficiale di sostegno avanzata dal governo iracheno. La missione americana in Siria era iniziata come un supporto militare alle forze curde che combattono l’ISIS. In seguito si è espansa includendo altresì altre missioni mirate a mantenere la pace tra le forze del regime e i ribelli siriani e ad aiutare nella ricostruzione del Paese. Martedì 17 aprile, in occasione di un briefing in merito alla situazione della missione americana in Siria e in Iraq, il portavoce della coalizione internazionale, a guida americana, che combatte contro lo Stato Islamico in Siria e in Iraq, Ryan Dillon, aveva dichiarato che, in Siria, i soldati dello Stato Islamico continuerebbero a essere presenti nel territorio orientale del Paese e, in particolare, nel villaggio di Hajin, situato nei pressi della riva orientale del fiume Eufrate, a nord di Albu Kamal, e a Dashisha, che si trova anch’essa sulle rive dell’Eufrate, a ovest della città di Deir Ezzor, oltre ad alcune aree a sud di Damasco.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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