Ruanda: la polizia arresta 23 rifugiati per violenze contro ufficiali del campo

Pubblicato il 3 maggio 2018 alle 16:05 in Africa Ruanda

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

La polizia del Ruanda ha arrestato 23 rifugiati congolesi, giovedì 3 maggio, dopo le aggressioni ai danni di ufficiali di governo e capi delle forze dell’ordine in visita nel centro di accoglienza di Kiziba. Le autorità hanno dichiarato che il provvedimento è stato preso dopo due giorni di scontri accesi all’interno del campo. Come riporta Africanews, alcuni rifugiati avrebbero attaccato gli ufficiali con pietre e altri oggetti taglienti martedì 1 maggio. In risposta a questa aggressione, centinaia di agenti armati sono rientrati il giorno dopo nell’area lanciando gas lacrimogeni e sparando colpi. L’assalto ha provocato il ferimento di almeno un bambino e la morte di un rifugiato.

Il campo di Kiziba, nella parte occidentale del Paese, accoglie al momento circa 17.000 rifugiati. Non è chiaro cosa abbia effettivamente scatenato l’aggressione del 3 maggio nei confronti delle forze dell’ordine ruandesi, ma alcune fonti hanno rivelato che a far crescere la rabbia tra i rifugiati congolesi avrebbero contribuito le violenze compiute dalla polizia il 23 febbraio, quando questa era intervenuta per sedare le proteste contro il taglio delle razioni di cibo uccidendo 5 rifugiati e ferendone 20.

Secondo quanto riporta Africanews, il portavoce della polizia, Theos Badege, ha declinato ogni commento in merito agli scontri nel campo, iniziati martedì 1 maggio, e non si è ancora espresso sull’utilizzo di gas lacrimogeni e proiettili da parte degli agenti. L’uomo, per quanto riguarda gli arresti, ha spiegato che “la detenzione è stata decisa perché i rifugiati si sono scagliati contro gli ufficiali di polizia mentre facevano il loro lavoro”. Nonostante i disordini, la polizia ruandese ha comunicato su Twitter che i pattugliamenti continueranno sia dentro che intorno al campo di Kiziba per garantire la sicurezza di tutti i rifugiati e dei residenti dell’area.

Il Ruanda accoglie un totale di 174.000 rifugiati, di cui 57.000 provenienti dal Burundi. Il resto arriva in larga parte dalla Repubblica Democratica del Congo, dove dal 2016 è in atto una grave crisi umanitaria. La diffusione di pratiche come la tortura, i rapimenti, le esecuzioni e il reclutamento dei bambini soldato è stata testimoniata più volte da diverse organizzazioni, come l’UNICEF, nell’agosto 2017, o l’ONU, nel marzo 2018.

Il Ruanda è un piccolo Paese dell’Africa centro-orientale, dove innumerevoli tensioni si sono verificate nel corso degli anni tra la tribù degli Hutu, che rappresenta la maggioranza della popolazione, e quella dei Tutsi. Un grave conflitto etnico è esploso tra le due nel 1959, quando i belgi cedettero il controllo del Paese alla maggioranza Hutu. Da quel momento cominciò un lungo periodo di segregazione e massacri nei confronti dei Tutsi e degli Hutu moderati. Centinaia di loro furono costretti all’esilio. Tra l’aprile e il luglio 1994 uno dei più feroci genocidi del Novecento fu compiuto nel Paese. 800.000 persone, tra Tutsi e Hutu moderati, e circa un milione di cristiani furono massacrati. Ad oggi il Ruanda sta lottando per ricostruire la sua economia, incentrata sulle esportazioni di caffè e tè. Il 6 novembre 2017, la Banca Mondiale ha riconosciuto i “notevoli successi in termini di crescita” che hanno aiutato a ridurre la povertà e la disuguaglianza in Ruanda.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.