Il Dipartimento di Stato USA denuncia violenze in Burundi

Pubblicato il 3 maggio 2018 alle 6:32 in Africa Burundi

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Il Dipartimento di Stato americano ha denunciato, martedì 1 maggio, le recenti violenze politiche che si stanno verificando in Burundi in vista del referendum costituzionale fissato per giovedì 17 maggio. La riforma, che passerà solo se sarà raggiunta la maggioranza del 50% più uno dei partecipanti, prevede di estendere la durata del mandato presidenziale da 5 a 7 anni, permettendo al presidente in carica, Pierre Nkurunziza, di restare al potere fino al 2034.

Il Dipartimento statunitense ha espresso la sua preoccupazione sull’esito del referendum e ha sostenuto che la riforma potrebbe danneggiare le istituzioni democratiche del Paese. In una dichiarazione, resa nota da Africanews martedì 1 maggio, il portavoce del Dipartimento di Stato, Heater Nauert, ha affermato: “Denunciamo i numerosi episodi di violenza, intimidazione e persecuzione compiuti contro i presunti oppositori del referendum”. E ha poi aggiunto: “Chiediamo al governo del Burundi di rispettare gli obblighi internazionali in merito alle libertà di opinione, di associazione e di riunione pacifica”.

Lunedì 30 aprile, la corte del Burundi ha condannato a tre anni di carcere un esponente del partito di governo, il Consiglio Nazionale per la Difesa della Democrazia – Forze per la Difesa della Democrazia (CNDD-FDD), per aver esortato i sostenitori del presidente ad affogare in un lago tutti gli oppositori. Allo stesso tempo, decine di attivisti, che manifestano a favore del No al referendum, sono stati arrestati già da gennaio 2018. Il 16 gennaio, il capo del Forum della Società Civile in Burundi, Vital Nshimirimana, aveva dichiarato che “almeno 60 persone sono state arrestate in diverse aree del Paese. Questo significa che il referendum non si svolgerà nella legalità perché quelli che manifestano contro vengono arrestati, mentre quelli che sostengono il Sì, sono lasciati in pace”.

Circa 430.000 persone, inclusi gli oppositori politici, hanno lasciato il Burundi e si sono rifugiati altrove, da quando il presidente Nkurunziza ha vinto, per la terza volta consecutiva, le controverse elezioni presidenziali del 21 luglio 2015. Lo Stato è uno dei più poveri al mondo ed è caratterizzato da una forte instabilità politica. Nkurunziza è in carica ininterrottamente dal 26 agosto 2005 e, negli anni della sua presidenza, violente proteste sono scoppiate in tutto il Paese. Nonostante la situazione di altissima tensione, il governo del Burundi si è opposto all’invio da parte delle Nazioni Unite di truppe di peacekeeping per calmare le tensioni sul territorio. I diritti umani vengono violati sistematicamente da parte delle forze governative, le quali hanno il pieno controllo sulla società, ricorrendo a pratiche di tortura e detenzione su larga scala. Amnesty International ha riportato che fosse comuni vengono scoperte sistematicamente attraverso l’analisi di immagini e video satellitari. Nei disordini, peggiorati in seguito all’annuncio del terzo mandato di Nkurunziza nel 2015, centinaia di persone sono state uccise in seguito a raids governativi e attacchi esplosivi perpetrati da bande armate locali, le quali continuano a colpire i principali centri urbani.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

di Redazione

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