Siria: SDF lanciano ultima fase dell’offensiva contro l’ISIS

Pubblicato il 2 maggio 2018 alle 13:38 in Medio Oriente Siria

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Le Syrian Democratic Forces (SDF) hanno annunciato il lancio dell’ultima fase della battaglia contro lo Stato Islamico nel territorio orientale della Siria.

In un comunicato, emanato martedì 1 maggio dal Consiglio militare di Deir Ezzor, le Syrian Democratic Forces (SDF) hanno dichiarato: “Le nostre forze, insieme alle forze della coalizione internazionale, a guida americana, hanno iniziato l’ultima fase della campagna contro l’ISIS” e hanno aggiunto: “Le nostre forze libereranno queste aree a metteranno al sicuro il confine con l’Iraq, una volta per tutte”.

Al momento, in Siria, i soldati dello Stato Islamico continuerebbero a essere presenti nel territorio orientale del Paese e, in particolare, nel villaggio di Hajin, situato nei pressi della riva orientale del fiume Eufrate, a nord di Albu Kamal, e a Dashisha, che si trova anch’essa sulle rive dell’Eufrate, a ovest della città di Deir Ezzor, oltre ad alcune aree a sud di Damasco, secondo quanto riferito, martedì 17 aprile, dal portavoce della coalizione internazionale, a guida americana, che combatte contro lo Stato Islamico in Siria e in Iraq, Ryan Dillon.

Le Syrian Democratic Forces sono un’alleanza multi-etnica e multi-religiosa, composta da curdi, arabi, turkmeni, armeni e ceceni. Fin dalla sua creazione, il 10 ottobre 2015, l’alleanza ha svolto un ruolo di primo piano nella lotta contro l’ISIS in Siria, contribuendo alla progressiva liberazione delle roccaforti occupate dai jihadisti. Le Syrian Democratic Forces sono sostenute dalla coalizione internazionale, a guida americana, che le considera un alleato indispensabile nella lotta contro l’ISIS. Dopo la liberazione delle principali roccaforti dell’organizzazione terroristica in Siria, in particolare Raqqa, il 17 ottobre 2017, Deir Ezzor, il 3 novembre 2017, e Albu Kamal, il 19 novembre 2017, le forze curde sono state impegnate nella lotta contro gli ultimi soldati dell’ISIS che si erano rifugiati nelle aree desertiche della Siria orientale.

Recentemente, la lotta contro i militanti dello Stato Islamico ha subito un rallentamento, dal momento che numerosi soldati delle Syrian Democratic Forces (SDF) avevano abbandonato il territorio orientale della Siria per unirsi alle People’s Protection Units (YPG) nella difesa del distretto di Afrin, situato nel nord-ovest del Paese, al confine con la Turchia. Il 20 gennaio, Ankara aveva lanciato una campagna militare, nota con il nome di operazione Ramo d’Olivo, contro il distretto di Afrin, con l’obiettivo di liberare l’area dal terrorismo e creare una zona cuscinetto dell’estensione di 30 km al confine tra Siria e Turchia. La Turchia considera le People’s Protection Units (YPG) parte del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), un partito politico e para-militare ritenuto illegale da Ankara. In questo contesto, il 6 marzo, il comandante delle Syrian Democratic Forces (SDF), Abu Omar Al-Idlibi, aveva riferito che 1.700 soldati, curdi e arabi, schierati nel deserto siriano nel governatorato di Deir Ezzor, avrebbero abbandonato la lotta contro i restanti militanti dello Stato Islamico per alimentare le fila delle forze impiegate negli scontri con la Turchia. Nonostante l’intervento dei combattenti delle Syrian Democratic Forces (SDF), il 18 marzo, le forze turche, sostenute dai soldati dell’Esercito siriano libero (Esl), avevano conquistato la città di Afrin, dopo circa due mesi di combattimenti.

Prima dell’offensiva turca, il distretto di Afrin si trovava sotto il controllo delle People’s Protection Units (YPG) e costituiva una delle tre aree che i curdi siriani consideravano parte della regione federale indipendente del Kurdistan siriano, insieme ai territori dell’Eufrate e di Jazira. Il 17 marzo 2016, i curdi avevano proclamato unilateralmente un sistema federale curdo nel nord della Siria, dopo la nascita del congresso costitutivo. Tale entità di governo non era mai stata riconosciuta dal governo del presidente siriano Bashar Al-Assad, il quale lo aveva accusato di non avere alcuna “base legale”.

Da parte loro, anche le forze della coalizione internazionale, a guida americana, in particolare Stati Uniti e Francia, hanno rinnovato il loro impegno nella lotta contro gli ultimi militanti dell’ISIS presenti in Siria. In questo contesto, il 26 aprile, il segretario della Difesa americano, Jim Mattis, aveva riferito che, nel corso delle due settimane precedenti, erano arrivate nel paese mediorientale le forze operative speciali francesi, al fine di sostenere la lotta della coalizione internazionale contro lo Stato Islamico. Già il 30 marzo, in occasione di un incontro con una delegazione siriana, che comprendeva anche membri delle People’s Protection Units (YPG), il presidente francese, Emmanuel Macron, aveva annunciato che la Francia avrebbe sostenuto le Syrian Democratic Forces (SDF) nella stabilizzazione del nord della Siria e nella lotta contro lo Stato Islamico. Nella stessa occasione, il 26 aprile, Mattis aveva altresì dichiarato, in merito a un probabile ritiro delle truppe americane dal territorio siriano: “Al momento, non ci stiamo ritirando. Assisterete a un rinnovato sforzo, vedrete un aumento delle operazioni nel lato iracheno del confine e, nelle ultime due settimane, i francesi hanno rafforzato le nostre truppe in Siria con le forze speciali. La battaglia è in corso”.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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