Israele: Netanyahu può dichiarare guerra senza consultare il Parlamento

Pubblicato il 2 maggio 2018 alle 16:39 in Israele Medio Oriente

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Il Parlamento israeliano ha dato al primo ministro, Benjamin Netanyahu, l’autorità di dichiarare guerra o ordinare l’avvio di un’operazione militare, consultandosi soltanto con il ministro della Difesa e senza dover convocare una riunione del Parlamento, come richiedeva precedentemente la legge.

Tale proposta è diventata legge nella serata di lunedì 30 aprile, con 62 voti favorevoli contro 41 contrari. Coloro che si sono opposti all’adozione della legge temevano che essa rimuovesse la supervisione sulle decisioni del primo ministro. Secondo la nuova norma, “in circostanze estreme, se è necessario, a causa dell’urgenza,” il primo ministro e il ministro della Difesa possono autorizzare le operazioni militari, non specificando, tuttavia, quali siano tali circostanze o chi sarà incaricato di determinarle.

La proposta di legge era stata sottoposta al Parlamento dal premier israeliano nel 2016 ed era stata inizialmente respinta. Successivamente, nel giugno 2017, il Parlamento aveva votato in favore dell’emendamento della norma. Le modifiche consentivano al governo di delegare l’autorità per decidere di entrare in guerra in circostanze normali o di lanciare operazioni militari a una commissione composta da “almeno la metà” dei ministri presenti in Parlamento. I parlamentari contrari alla legge si erano detti preoccupati del fatto che l’emendamento avrebbe consentito al primo ministro di escludere dalla votazione in Parlamento coloro che erano contrari all’avvio di operazioni militari.

La notizia dell’adozione della nuova legge è stata diffusa in un clima di tensione crescente tra l’Iran e Israele. Il giorno successivo all’adozione della legge, martedì 1 maggio, Netanyahu aveva riferito di essere in possesso di 55.000 documenti che costituirebbero le “nuove e definitive prove del programma bellico nucleare iraniano”. In questo contesto, il primo ministro aveva chiesto ufficialmente al presidente americano, Donald Trump, di ritirarsi dall’accordo sul nucleare, firmato con l’Iran il 14 luglio 2015, dal momento che sarebbe “basato sulla menzogna”.

Israele è preoccupato della crescente influenza dell’Iran in Siria e teme che Teheran stia trasformando il territorio siriano in una fortezza miliare, come parte di un più ampio piano mirato a cancellare il proprio Stato, secondo quanto affermato dal Primo Ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, il 28 agosto 2017 a Tel Aviv, in occasione di un incontro con il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres. Le relazioni tra Iran e Israele sono diventate ancora più tese nelle ultime settimane e, in particolare, dopo che, nella serata di venerdì 13 aprile, l’esercito israeliano aveva riferito che il drone iraniano, che si era infiltrato nello spazio aereo israeliano il 10 febbraio, passando attraverso i cieli della Giordania, sarebbe stato armato con esplosivo e inviato nel Paese per condurre un attacco contro lo Stato ebraico. Più recentemente, il 10 aprile, l’Iran e Israele si sono scambiati minacce reciproche, in merito al raid aereo che, nella notte tra domenica 8 e lunedì 9 aprile, aveva colpito la base aerea siriana T-4. In questo contesto, il Consigliere della Guida suprema iraniana per le questioni internazionali, Ali Akbar Velayati, aveva definito il raid aereo contro la struttura militare siriana, nel quale sono morti anche alcuni militari iraniani, “un crimine di Israele” e aveva dichiarato che “non sarebbe rimasto impunito”. Da parte sua, il ministro della Difesa israeliano, Avigdor Liberman aveva risposto alle minacce iraniane, affermando che Israele avrebbe fatto tutto il necessario per impedire all’Iran di stabilire una presenza militare permanente in Siria. Qualche giorno più tardi, il 17 aprile, Israele aveva riferito di essere preoccupato del fatto che il Corpo delle Guardie della Rivoluzione iraniana si preparasse a colpire il Paese, in risposta a un raid che era stato condotto contro la base aerea siriana T-4 lunedì 9 aprile. Il timore era dovuto al fatto che il giorno precedente, lunedì 16 aprile, il New York Times, citando fonti militari israeliane, aveva riferito che l’attacco sarebbe stato condotto da Israele.

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Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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