Immigrazione: i fatti più importanti dell’aprile 2018

Pubblicato il 2 maggio 2018 alle 9:25 in Approfondimenti Immigrazione

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Secondo le stime dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM), dal primo gennaio al 29 aprile 2018 sono giunti in Europa via mare 21.981 migranti, una diminuzione pari a meno della metà degli sbarchi nello stesso periodo del 2017. Il 43% degli stranieri è arrivato in Italia, il 37% in Grecia e il 20% in Spagna. Il numero dei morti nel Mediterraneo ammonta a 606, una cifra molto inferiore rispetto ai 1.116 decessi registrati dal primo gennaio al 29 aprile 2017.

In Italia, nello specifico, il Ministero dell’Interno informa che, dal primo gennaio al 30 aprile 2018, sono sbarcati 9.467 stranieri, di cui 6.660 sono partiti dalla Libia. Tali cifre costituiscono rispettivamente un calo dell’81,47% e del 76,15% rispetto ai numeri del 2017. In particolare, nel mese di aprile gli sbarchi sono stati 3.171, un calo evidente in confronto ai 12.943 arrivi dell’aprile 2017. Le prime cinque nazionalità dei migranti sono tunisina, eritrea, nigeriana, avoriana e sudanese.

Alla luce di tali dati l’IOM afferma che, nei primi 4 mesi dei 2018, gli sbarchi sono stati meno della metà rispetto all’anno passato. Finora, circa 4.964 migranti soccorsi al largo della Libia dalla Guardia Costiera di Tripoli sono stati riportati nel Paese nordafricano. La UN Refugee Agency (UNHCR) ha reso noto che, ad oggi, 368.583 migranti che si trovavano in Libia sono stati rimpatriati, mentre 184.612 sono ancora dispersi nel Paese nordafricano.

A fronte dei dati registrati nei primi mesi del 2018, il 4 aprile, gli ufficiali dell’Unione Europea e dell’IOM si sono incontrati a Bruxelles per rafforzare la cooperazione in ambito migratorio e cercare di risolvere e migliorare diverse questioni, tra cui la protezione dei migranti vulnerabili, le sfide poste dai cambiamenti dei flussi migratori e il Global Compact for Migration. Nell’occasione, è stato riferito che il 2018 sarà un anno “assolutamente cruciale” per l’attuazione di una politica migratoria globale, in quanto sussiste l’opportunità di creare un sistema per la mobilità umana entro il quale le persone possono spostarsi in sicurezza, legalmente e volontariamente, nel completo rispetto dei loro diritti.

Il giorno seguente, Ansamed ha riferito che, nei primi tre mesi del 2018, la Guardia Costiera libica ha compiuto più di 4.100 operazioni di salvataggio in mare nella tratta del Mediterraneo Centrale, tra la Libia e l’Italia, raggiungendo una cifra che è pari al doppio rispetto ai 2.500 soccorsi effettuati dalle navi delle Ong nello stesso periodo. Tale inversione di tendenza è emersa dall’analisi dei dati relativi alla Libia che ha evidenziato un miglioramento nelle capacità di controllo e soccorso delle coste del Paese nordafricano da parte delle autorità di Tripoli. Secondo quanto riportato dall’agenzia stampa, la situazione dei migranti in Libia sembra essere in miglioramento, soprattutto grazie all’intervento delle organizzazioni internazionali. 

Nonostante tali processi, il 9 aprile, il gruppo di esperti sulla lotta contro la tratta degli esseri umani (Greta) del Consiglio d’Europa ha lanciato un allarme rendendo noto che la tratta degli esseri umani destinata allo sfruttamento sta aumentando in tutto il continente. Il report annuale del gruppo ha sottolineato che un numero sempre crescente di persone è vittima dello sfruttamento per manodopera, venendo costretto a lavorare in condizioni molto degradanti. Il documento ha riferito altresì che in molti Paesi europei come il Belgio, Cipro, Georgia, Portogallo, Regno Unito e Serbia, lo sfruttamento lavorativo è la causa principale del fenomeno. Al momento, l’Italia rientra tra gli Stati che non sono ancora stati monitorati, ma i controlli dovrebbero avere luogo nei prossimi mesi.

Il 10 aprile, la Guardia di Finanza palermitana ha scoperto nuovi flussi di migranti provenienti dalla Tunisia e diretti in Sicilia, tra cui sarebbero presenti anche sospettati jihadisti. Complessivamente, quel giorno sono state arrestate 13 persone, tutte parte di un’organizzazione criminale che compiva viaggi dalle coste tunisine a quelle siciliane a bordo di gommoni molto veloci, sui quali venivano fatti salire i migranti in cambio di una cospicua somma di denaro, compresa rea i 3.000 e i 5.000 euro ciascuno. Una volta attraccati in Sicilia, gli stranieri venivano fatti sfuggire ai controlli di sicurezza e alle procedure di identificazione, permettendo di far mantenere l’anonimato a coloro che approdavano con intenti di terrorismo, hanno spiegato gli inquirenti. Secondo quanto emerso dall’inchiesta, all’interno della rete criminale ci sarebbero estremisti che hanno manifestato ostilità nei confronti della cultura occidentale mediante propaganda online. Tra questi, in particolare, sarebbe stata intercettata la conversazione di un individuo con un complice marocchino in cui veniva espressa l’intenzione di andare in Francia per commettere azioni pericolose.

Il 12 aprile, l’IOM, la UN Refugee Agency e la Catholic Migration Commission (ICMC) hanno presentato un nuovo modello innovativo per l’accoglienza dei rifugiati in Europa. Il progetto, co-finanziato dall’Unione Europea, ha concentrato le proprie ricerche su tre percorsi per l’ammissione dei rifugiati nell’Unione Europea. Il primo consiste nella sponsorizzazione delle comunità private, il secondo nel possesso dell’istruzione superiore e il terzo nei programmi di ammissione umanitaria. Il direttore dell’ufficio regionale dell’IOM dell’UE, Eugenio Ambrosi, ha sottolineato l’assenza di percorsi sicuri e regolari per l’entrata in Europa per i rifugiati, riferendo altresì che i migranti più vulnerabili rischiano in continuazione di essere vittima di abusi e di perdere la vita nel corso del viaggio verso i Paesi europei.

Pochi giorni dopo, una sentenza di una corte dell’Unione Europea ha stabilito che un migrante minore non accompagnato che diventa maggiorenne nel corso della procedura di asilo conserva il diritto al ricongiungimento familiare. Tuttavia, la domanda deve essere presentata entro un tempo considerato ragionevole, pari a tre mesi a partire dal giorno in cui viene riconosciuto lo status di rifugiato. Tale sentenza è stata emessa in relazione al caso di una ragazza eritrea, la quale aveva fatto domanda di asilo in Olanda nel febbraio 2014, diventando maggiorenne pochi giorni dopo, e aveva ottenuto l’asilo nel mese di ottobre. La domanda di ricongiungimento era stata poi presentata nel dicembre 2014, ma era stata respinta dal segretario di Stato olandese nel maggio 2015, dal momento che la ragazza era ormai maggiorenne. I giudici di Lussemburgo ritengono che i minori non accompagnati abbiano il diritto di ricongiungimento senza che questo sia è sottoposto a un margine di discrezionalità da parte degli Stati membri. Inoltre, a loro avviso, “far dipendere il diritto al ricongiungimento familiare dal momento in cui l’autorità nazionale competente adotta formalmente la decisione con cui si riconosce lo status di rifugiato alla persona interessata e, dunque, dalla maggiore o minore celerità nel trattamento della domanda di protezione internazionale da parte di tale autorità comprometterebbe l’effetto utile del diritto al ricongiungimento”. Al contrario, il riferimento alla data di presentazione della domanda di asilo permette di garantire un trattamento uguale e prevedibile per tutti i richiedenti che si trovano nella stessa situazione.

Il 18 aprile, il capo del dipartimento governativo di Tripoli per il contrasto all’immigrazione clandestina, il generale Mohammad Bishr, ha dichiarato che il numero dei migranti presenti nei centri di detenzioni libici era diminuito di 4/5 dal maggio 2017 a tale data. Ad avviso del generale, gli stranieri detenuti dalle autorità libiche sono passati da 27.000 nel maggio 2017, a 5.200 nell’aprile 2018. Bishr ha spiegato che, nel corso degli 11 mesi passati, sono stati chiusi 20 dei 53 centri di detenzione per migranti sparsi in tutto il territorio nazionale. Secondo lui, ciò è avvenuto grazie alla velocizzazione dei rimpatri effettuati IOM, dalla UN Refugee Agency e da molti Paesi africani.

Il giorno seguente, Italia, Grecia, Malta e Cipro, hanno annunciato il lancio di una nuova iniziativa nel mese di giugno volta a identificare le migliaia di migranti che perdono la vita in mare durante le traversate nel Mediterraneo. I quattro membri dell’Unione Europea sono i Paesi che costituiscono le prime coste di approdo dei barconi carichi di rifugiati e richiedenti asilo che dal Nord Africa e dalle coste orientali cercano di raggiungere l’Europa, con l’Italia prima su tutti. Le delegazioni dei quattro Paesi si riuniranno l’11 giugno a Roma per discutere sulla questione.

Il 25 aprile, Ansamed ha riferito che sono riprese le partenze massicce dei migranti provenienti dall’Africa, dopo un periodo di calma, in quanto, negli ultimi giorni del mese, almeno 1.400 migranti erano stati soccorsi nel canale di Sicilia, di cui 238 soltanto nella giornata di domenica 22 aprile. Lo stesso giorno, la Commissione libertà civili (LIBE) del Parlamento europeo ha dato il via libera al regolamento che riduce i tempi per la valutazione delle richieste di asilo da 18 a 6 mesi. Il testo, la cui relatrice è Laura Ferrara, del Movimento 5 Stelle, ha ottenuto 36 voti favorevoli e 12 contrari. Tra i favorevoli ha figurato anche il PD, mentre tra i contrari la Lega Nord. Adesso, la proposta di regolamento dovrà ora essere approvata dall’Europarlamento, per poi passare all’esame del Consiglio.

Il 26 aprile, infine, il direttore esecutivo del World Food Programme (WFP), David Beasley, ha rinnovato l’allarme in merito alla possibilità di una nuova crisi migratoria nel Mediterraneo, provocata da accordi tra i comandanti dell’ISIS fuggiti dalla Siria e i gruppi estremisti africani. In particolare, Beasley ha spiegato che i terroristi starebbero pianificando di infiltrare militanti tra i flussi migratori, sfruttando la mancanza di cibo e l’attività di reclutamento per spingere milioni di africani verso l’Europa. Alla luce di tale minaccia, il direttore del World Food Programme sostiene che l’Europa dovrebbe migliorare la propria strategia anti-estremismo nella regione del Sahel, regione che comprende quella fascia di territorio dell’Africa sub-sahariana che si estende tra l’Oceano Atlantico a ovest e il Mar Rosso a est. Dal 2001, il territorio è in balia di numerosi gruppi terroristici di matrice islamista, che si concentrano nella zona nord-occidentale. Beasley ha riferito al quotidiano inglese The Guardian che, oltre a una nuova crisi migratoria, c’è il rischio che sempre più militanti dell’ISIS riescano a raggiungere il continente europeo inosservati, poiché infiltrati tra i migranti.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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