Banche islamiche e finanza sostenibile

Pubblicato il 1 maggio 2018 alle 7:21 in Asia Medio Oriente

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Le banche islamiche sono interessate a sviluppare pratiche di green finance al fine di attrarre investitori socialmente responsabili provenienti dai Paesi occidentali. È quello che emerge da un report rilasciato il 27 aprile dalla Responsible Finance & Investment Foundation, un’organizzazione d’analisi nel settore no-profit. Questa svolta rappresenta una sfida per la finanza islamica che punta ad ampliarsi oltre il suo mercato principale rappresentato dai Paesi del Golfo e del Sudest asiatico.

In una precedente ricerca sulle istituzioni bancarie islamiche, l’RFI aveva già rivelato che tre quarti degli enti interrogati avevano considerato l’idea di implementare pratiche di finanza sostenibile. Tuttavia, meno di un terzo degli istituti aveva effettivamente implementato politiche ambientali sostenibili e solo un quarto di questi aveva sviluppato strumenti di valutazione dell’impatto delle politiche messe in atto.

Gli ostacoli principali, secondo il report di RFI, sono rappresentati dalla mancanza di trasparenza sull’implementazione di tali pratiche e l’incertezza sulla sostenibilità finanziaria. Inoltre, neiesi convolti, temi come quello del cambiamento climatico, della biodiversità e della compatibilità ambientale sono sempre stati di scarsa rilevanza, secondo quanto riportato dall’RFI.

In diversi Paesi si sono osservati alcuni progressi per quanto riguarda il finanziamento di piccole imprese basate su un’etica sostenibile e la promozione dell’ecologia nell’educazione. Tuttavia, i risultati più rilevanti si registrano in Indonesia e Malesia, i due Paesi a maggioranza islamica che hanno iniziato ad incorporare principi di sostenibilità nei loro mercati di bond islamici, i cosiddetti sukuk.

La Malesia rappresenta uno dei maggiori mercati della finanza islamica, la quale impone rigidi vincoli religiosi come per esempio il rifiuto delle speculazioni monetarie. Tuttavia, il responsabile degli investimenti in sukuk, Mohieddine Kronfol, ha affermato che diverse società cinesi sarebbero interessate ad investire in bond islamici. L’altro importante traino per la finanza islamica è rappresentato dall’Indonesia, che lo scorso 19 marzo ha ricavato ben 8440 miliardi di rupie, pari a circa 613 milioni di dollari americani, dalla vendita di sukuk.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

di Redazione

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