L’Arabia Saudita e il terrorismo

Pubblicato il 29 aprile 2018 alle 6:00 in Approfondimenti Arabia Saudita

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Essendo il luogo di nascita dell’Islam, l’Arabia Saudita viene considerata un obiettivo attraente per i gruppi estremisti. Secondo quanto riportato da un documento sull’antiterrorismo pubblicato nell’aprile 2017 dall’ambasciata saudita a Londra, il governo di Riad e gli ulema, gli esperti religiosi, hanno sempre condannato gli attacchi terroristici, cercando di contrastare le ideologie estremiste. La lotta al terrorismo richiede politiche di sicurezza efficienti, sforzi mirati da parte del governo e una forte cooperazione internazionale, motivo per cui le autorità saudite sono molto impegnate nella lotta contro il finanziamento del terrorismo, collaborando a stretto contatto con i loro alleati.

La minaccia subita dall’Arabia Saudita è molteplice. Lungo i suoi confini meridionali è attiva al-Qaeda nella Penisola Arabica (AQAP), i territori dei confini settentrionali pullulano dei combattenti dell’ISIS, mentre infiltrati di entrambe le organizzazioni terroristiche sono penetrati in territorio saudita. Per cercare di ridurre al minimo tale minaccia, l’Arabia Saudita ha attuato azioni mirate per eliminare l’estremismo alla radice, assumendo altresì il ruolo di leader regionale e di partner globale nella lotta contro il terrorismo, facendo uso degli strumenti a disposizione. Tra questi ci sono le azioni militari, attuate per riprendere il controllo delle terre conquistate dai terroristi e le azioni contro il finanziamento del terrorismo e contro la diffusione delle ideologie estremiste violente.

Nel 2016, l’Arabia Saudita ha subito 34 attacchi terroristici all’interno del proprio territorio da parte di diversi gruppi. Complessivamente, tra il 2015 e il 2017, il regno saudita è stato teatro di 60 attentati da parte di al-Qaeda e dell’ISIS. L’anno passato, il Paese del Golfo ha subito almeno 9 incidenti terroristici, secondo quanto riportato dai media. Tra questi ricordiamo quello dell’8 gennaio 2017, quando due terroristi ricercati, Tayea Salem bin Yaslam Al-Sayari, sono stati uccisi in seguito ad una sparatoria con la polizia saudita nel nord di Riad, nel distretto di Al-Yasmeen; quello del 21 gennaio 2017, avvenuto a Gedda, dove due attentatori suicidi si sono fatti esplodere e, infine quello del primo giugno 2017 nella provincia di Qatif, dove due terroristi sono morti nell’esplosione dell’auto sulla quale viaggiavano.

Nel maggio 2017, l’Arabia Saudita ha introdotto una nuova legge sull’immigrazione sostitutiva della legislazione antiterrorismo del 2014, fortemente criticata dai gruppi umanitari, la quale ha aggiunto nuove definizioni di atti di terrorismo e delle relative pene, tra cui anche la morte. Secondo la denuncia di Human Rights Watch, le nuove misure criminalizzano atti pacifici che non hanno niente a che vedere con il terrorismo. In base alla legislazione, i sospettati che verranno trovati in possesso di armi da fuoco devono scontare una pena dai 10 ai 30 anni; i sostenitori dei gruppi terroristici una pena dai 10 ai 25 anni, mentre tra i 10 e i 30 anni se la persona interessata è un ufficiale militare che ha ricevuto un addestramento dai terroristi.  La legge penale per i crimini del terrorismo e il suo finanziamento, entrata in vigore il primo novembre 2017, sottrae vasti poteri al Ministero dell’Interno, che le autorità saudite hanno riorganizzato nel 2017, e li trasferisce a due organi, il Public Prosecution e il Presidency of the State Security, recentemente istituiti, che riportano direttamente al sovrano saudita. Come sottolineato da Human Rights Watch, tale legge non restringe gli atti di terrorismo alle azioni violente, ma li estende ad atti volti a disturbare l’ordine pubblico e a minacciare la stabilità dello Stato. Ad avviso delle autorità saudite, al contrario, tali misure sono necessarie ad assicurare la sicurezza del regno.

Per quanto riguarda il contrasto all’estremismo violento, l’Arabia saudita è un membro del Middle East and North Africa Financial Action Task Force (FATF). Insieme agli USA e all’Italia, Riad guida la famiglia finanziaria del CIFG. L’unità di intelligence finanziaria saudita, la Saudi Arabia FIU (SAFIU) è un membro dell’Egmont Group of Financial Intelligence Units. Il governo saudita ha ordinato alle autorità locali di imporre sanzioni finanziare conto gli individui e le entità che forniscono supporto ad Hezbollah, al-Qaeda, Lashkar-e-Taiba (LeT9 e i talebani. Riad ha sempre dichiarato di essere fortemente impegnata a contrastare il finanziamento del terrorismo all’interno del regno, e vorrebbe imporsi come leader nella lotta contro le reti terroristiche nella regione del Golfo. A tal fine, nel 2016, ha raffinato i meccanismi per individuare gli individui e le entità che violano le leggi saudite per atti legati al terrorismo. Il Country Report on Terrorism 2016 del governo americano sostiene che, nonostante l’impegno, le attività di finanziamento al terrorismo stanno continuando all’interno del regno per supportare alcuni gruppi di estremisti. Anche se le autorità saudite hanno mantenuto una supervisione rigida sul settore bancario, restringendo il settore delle organizzazioni caritatevoli, i fondi illeciti vengono generalmente raccolti segretamente e vengono trasferiti fuori dal Paese dai pellegrini.

In merito al contrasto dell’estremismo violento, l’Arabia Saudita ha posto le basi per una strategia a lungo termine, attuata anche per rispondere alle accuse da parte dei media internazionali relative all’esportazione dell’estremismo all’estero. Il governo saudita ha altresì lanciato un nuovo centro chiamato Center for Ideological Warfare, con l’obiettivo di contrastare la propaganda ed il messaggio dello Stato Islamico. Le autorità hanno aumentato il controllo delle attività di proselitismo delle organizzazioni caritatevoli islamiche, soprattutto durante i periodi di pellegrinaggio. Per di più, sono stati istituiti nuovi leader on varie associazioni islamiche per smorzare i tentativi di indottrinamento e radicalizzazione. Il ministero degli Affari Islamici (MOIA) ha applicato restrizioni ai viaggi all’estero dei clerici locali per le attività di proselitismo, imponendo loro di ottenere un permesso dal governo prima di partire. Inoltre, il MOIA ha divulgato nuove regole per limitare le attività dei clerici, chiedendo ulteriori permessi per le apparizioni televisive, anche su reti locali. Gli imam che sono stati accusati di predicare l’intolleranza sono stati sollevati dia propri incarichi, venendo puniti o rieducati. Entro l’aprile del 2017, il MOIA ha licenziato più di 400 imam, sospendendone altri 1.500.

Tali misure fanno parte dello sforzo complessivo dell’Arabia Saudita per limitare la diffusione dell’estremismo violento, sia all’interno del Paese sia all’estero. Infine, il governo di Riad ha potenziato i propri programmi anti-radicalizzazione e anti-riabilitazione, attraverso l’organizzazione di seminari che confutano l’interpretazione e l’ideologia estremista islamista violenta, nonché tramite il lancio di conferenze internazionali sui media e il terrorismo. Le campagne di sensibilizzazione, in particolare, hanno l’obiettivo di rafforzare i valori dell’Islam e di educare i cittadini sauditi sui pericoli dell’estremismo violento.

In materia di processi di de-radicalizzazione e di riabilitazione, le autorità saudite hanno attuato sforzi molto efficaci, che si sono rivelati o più efficaci a livello mondiale, tanto che diversi Paesi stanno attuando programmi simili.

Infine, nell’ambito della cooperazione regionale e internazionale, l’Arabia Saudita è un membro fondatore del Global Counterterrorism Forum e della coalizione internazionale a guida americana che combatte contro l’ISIS in Siria e in Iraq. Gli ufficiali sauditi incoraggiano continuamente la cooperazione tra i membri del GGC e gli altri Stati arabi e hanno organizzato conferenze internazionali antiterrorismo su materie relative al contrasto dell’ideologia estremista sui media. In seguito all’istituzione della Islamic Military Alliance nel dicembre 2015, il governo saudita ha ospitato il primo meeting dei capi militari il 27 marzo 2016, a cui hanno partecipato i rappresentanti di 39 Paesi per affrontare temi relativi al contrasto del terrorismo.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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