Filippine: Duterte vieta in modo permanente ai filippini di lavorare in Kuwait

Pubblicato il 29 aprile 2018 alle 14:11 in Filippine Kuwait

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Domenica 29 aprile, il presidente delle Filippine, Rodrigo Duterte, ha dichiarato che il divieto temporaneo per i filippini di lavorare in Kuwait è diventato permanente, intensificando in questo modo lo stallo diplomatico sorto in seguito alle rimostranze per il trattamento dei lavoratori migranti nello Stato del Golfo.

Il 12 febbraio, il governo di Manila aveva imposto il divieto ai cittadini filippini di recarsi in Kuwait per lavoro, su indicazione di Duterte. Tale misura era stata adottata dopo che, il 6 febbraio, il corpo di una domestica filippina, Joanna Demafelis, era stato rinvenuto in un congelatore, all’interno dell’abitazione in cui lavorava. Il 27 marzo, era stato accusato dell’omicidio un cittadino libanese, Nader Essam Assaf, che avrebbe confessato la propria responsabilità e quella della moglie, di origine siriana. In seguito al caso della Demafelis, le autorità dei due Paesi avevano iniziato a negoziare nuove regole per la protezione dei cittadini filippini che lavorano in Kuwait.

La situazione era peggiorata in seguito al ritiro, da parte delle autorità kuwaitiane, del proprio ambasciatore presso le Filippine, imponendo a Manila di fare lo stesso nel giro di una settimana. La decisione era stata presa in seguito alla diffusione di un video dove lo staff dell’ambasciata filippina avrebbe incoraggiato i collaboratori domestici filippini ad abbandonare le abitazioni dei loro datori di lavoro kuwaitiani.

Manila e Kuwait City stavano lavorando per creare un accordo relativo alle questioni lavorative, che secondo i funzionari delle Filippine avrebbe portato alla rimozione del divieto di lavorare in Kuwait per i filippini, ma a causa delle ultime tensioni il patto non è stato più sviluppato. “Il divieto è diventato permanente. Non ci sarà più nessuna assunzione di collaboratori domestici speciali. Non più” ha sottolineato Duterte.

Sono circa 10 milioni i filippini che lavorano al di fuori del loro Paese, in cerca di mansioni pagate meglio, introvabili nelle Filippine. I loro salari rappresentano uno dei maggiori pilastri dell’economia statale. Dei lavoratori all’estero, circa 262.000 filippini lavorano in Kuwait e quasi il 60% è impiegato come collaboratore domestico, secondo il Ministero degli Esteri delle Filippine. In seguito agli ultimi avvenimenti, Duterte ha fatto appello a tutti i suoi connazionali residenti nello Stato del Golfo: “Voglio appellarmi al loro patriottismo: tornate a casa. Non importa quanto sia povera la nostra nazione, sopravvivremo. La nostra economia sta crescendo e qui mancano i nostri lavoratori”.

Il presidente filippino, sottolineando il miglioramento delle relazioni con Pechino, ha spiegato che coloro che torneranno dal Kuwait potranno trovare impiego in Cina come insegnanti di inglese. Il leader ha spiegato che utilizzerà i fondi forniti dalle autorità cinesi per il rimpatrio dei lavoratori filippini che si trovano in Kuwait. Duterte ha aggiunto che non è alla ricerca di vendetta e non nutre odio verso lo Stato del Golfo, ma ha spiegato che se il suo popolo è considerato un peso dal governo di un Paese, in quanto presidente deve necessariamente prendere provvedimenti.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione di Chiara Romano

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.