Yemen: uccisi 40 Houthi e un membro dell’ISIS in due scontri separati

Pubblicato il 28 aprile 2018 alle 11:23 in Arabia Saudita Yemen

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Un raid aereo ha ucciso 38 ribelli Houthi e 2 dei loro comandanti a Sanaa, in Yemen, nella notte tra venerdì 27 e sabato 28 aprile, mentre le forze di sicurezza locali hanno ucciso un comandante senior dell’ISIS ad Aden, nel sud del Paese.

Sabato 28 aprile, il canale saudita Al-Ekhbariya ha dichiarato che 2 ufficiali dei ribelli sono stati uccisi nell’incursione aerea, eseguita dalla coalizione militare a guida saudita sulla capitale dello Yemen, Sanaa, avvenuta nella notte tra venerdì 27 e sabato 28 aprile. Secondo il canale Al-Arabiya, inoltre, gli Houthi uccisi si trovavano presso l’edificio del loro Ministero degli Interni. Nell’attacco è stata colpita altresì una stazione di polizia adiacente.

Le forze di sicurezza dello Yemen, inoltre, hanno reso noto di aver ucciso un comandante senior dell’ISIS, Saleh Nasser Fadhl al-Bakshi, durante uno scontro a fuoco avvenuto sabato 28 aprile. L’uomo deteneva il titolo di “principe” presso il gruppo terroristico yemenita affiliato allo Stato Islamico. Le forze locali hanno circondato l’edificio in cui si trovavano l’uomo e i suoi compagni, che si sono tutti rifiutati di arrendersi. Nella sparatoria che ne è seguita, le forze antiterrorismo hanno perso un loro membro, mentre, oltre alla morte di al-Bakshi, 3 militanti sono stati arrestati. Lo Stato Islamico ha acquisito potere in Yemen verso la fine del 2014, durante il collasso del Paese, stremato dalla guerra civile fra i ribelli Houthi e le forze del governo, riconosciuto a livello internazionale.

Lo Yemen è dilaniato dalla guerra civile dal 21 marzo 2015. Nel conflitto si contrappongono due fazioni che rivendicano la legittimità del potere, da un lato, gli Houthi, un gruppo zaidita sciita, dall’altro le forze del governo del presidente Rabbo Mansour Hadi, deposto con un colpo di stato il 22 gennaio 2015, ma tuttora riconosciuto dalla comunità internazionale. La situazione è stata resa ancora più complessa dall’intervento delle potenze esterne. Da un lato, l’Arabia Saudita è intervenuta direttamente nel conflitto il 26 marzo 2015, a capo della coalizione araba, che supporta il presidente destituito, Rabbo Mansour Hadi. Dall’altro, l’Iran sostiene gli Houthi, inviando segretamente armi al gruppo. Sia la coalizione a guida saudita sia l’Iran mirano a stabilire il proprio controllo nel Paese e temono che la fazione avversa stabilisca la propria presenza nel territorio, ampliando così l’influenza sciita o sunnita nella regione.

Martedì 27 febbraio, il sottosegretario generale dell’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari, Mark Lowcock, aveva definito le condizioni dello Yemen “catastrofiche” dopo 3 anni di guerra, con una cifra record di 22,2 milioni di persone che hanno bisogno di aiuto e protezione. Nella stessa occasione, l’ex inviato speciale del segretario generale delle Nazioni Unite in Yemen, Ismail Ould Cheikh Ahmed, aveva accusato le parti coinvolte nella guerra civile, il governo del presidente Rabbo Mansour Hadi, sostenuto dalla coalizione araba, a guida saudita, e gli Houthi, di stare prolungando il conflitto.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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