Corea del Nord: Trump continuerà a esercitare pressioni

Pubblicato il 28 aprile 2018 alle 9:17 in Corea del Nord USA e Canada

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Gli Stati Uniti hanno dichiarato che continueranno a esercitare pressioni sulla Corea del Nord attraverso le sanzioni, nonostante i leader di Pyongyang e Seoul si siano accordati per denuclearizzare completamente la penisola.

Kim Jong-Un, leader della Corea del Nord, e Moon Jae-in, il presidente della Corea del Sud, si sono incontrati venerdì 29 aprile, in un incontro storico durante il quale i due Stati hanno firmato la Joint Panmunjon Declaration, che conferma l’obiettivo di realizzare la denuclearizzazione della penisola. Il documento, inoltre, ha dichiarato la fine ufficiale della guerra fra le due Coree con un accordo di pace permanente. Il conflitto fra i due Paesi, risalente agli anni ’50, era terminato con un armistizio.

In una serie di post su Twitter, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, si è detto ottimista riguardo i risultati raggiunti da Kim e Moon e ha lodato il leader della Cina, Xi Jinping, affermando che, senza il suo aiuto, il processo di pace sarebbe stato molto più lungo. Tuttavia, Trump ha altresì aggiunto che le sanzioni sulla Corea del Nord rimarrano invariate, finchè il Paese non sarà completamente denuclearizzato e Kim Jong-un non avrà abbandonato completamente il suo programma nucleare. Il leader statunitense ha spiegato che è grazie a tali restrizioni e alle minacce militari che si è riusciti a portare Pyongyang al tavolo delle trattative. Nonostante ciò, alcuni funzionari statunitensi, quali Jonathan Schanzer, un esperto della Washington’s Foundation per la Difesa delle democrazie, non è ancora certo che la Corea del Nord rispetterà la parola data o che la promessa di denuclearizzazione non sia “un altro modo per prendere in giro l’Occidente”.

Le prime sanzioni economiche e commerciali erano state imposte su Pyongyang dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite il 14 ottobre 2006, con la Risoluzione 1718, in seguito al primo test nucleare della Corea del Nord. In quell’occasione, il leader del Paese e padre di Kim Jong-un, Kim Jong-Il, aveva deciso di ritirarsi dal Trattato di Non Proliferazione del 2003 e aveva avviato una politica tesa allo sviluppo del nucleare. Negli ultimi 11 anni, tali restrizioni sono state estese, limitando in modo considerevole il commercio internazionale e l’importazione di greggio, vietando altresì l’esportazione i alcuni beni critici, quali carbone, ferro, tessili e alcuni cibi.

La Corea del Nord giustificava i suoi programmi missilistici e nucleari definendoli necessari per la difesa contro le ostilità statunitensi. Pyongyang, nel tempo, ha condotto numerosi test, soprattutto nell’arco del 2017, con l’obiettivo di sviluppare un’arma nucleare in grado di colpire gli Stati Uniti. Tali esercitazioni, uniti agli scambi di insulti fra Trump e Kim, avevano sollevato dubbi circa la possibilità di una guerra fra i due Paesi, fino a quando, durante il discorso di fine anno 2017, il leader nordcoreano ha chiesto una riduzione delle tensioni militari e la possibilità che gli atleti della Corea del Nord partecipassero alle Olimpiadi Invernali, tenutesi in Corea del Sud.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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