Algeria teme nuovi flussi migratori a fronte della diminuzione degli sbarchi in Europa

Pubblicato il 27 aprile 2018 alle 10:14 in Algeria Immigrazione

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L’Algeria si aspetta di ricevere una nuova ondata di migranti e rifugiati dall’Africa sub-sahariana, date le misure attuate dall’Unione Europea per far diminuire gli sbarchi.

È quanto ha affermato il Ministero dell’Interno algerino nella giornata di giovedì 26 aprile. Ad avviso del ministro dell’Interno, Hassen Kacimi, il Paese nordafricano, nel breve futuro, potrebbe essere investito da nuovi flussi migratori. “Chiudere i confini da una parte non è una soluzione, poiché dall’altra parte le persone muoiono”, ha affermato Kacimi. L’Algeria condivide 2.500 km di confine con il Mali e il Niger e, dal 2015, ha speso 20 milioni di dollari per gestire i flussi di rifugiati che abbandonavano i Paesi di origine nella regione del Sahel. “Nessuno ci ha aiutato, abbiamo gestito la situazione da soli”, ha precisato il ministro, rigettando le accuse mosse da Human Rights Watch e Amnesty International in merito alle deportazioni forzate dei migranti. Il 25 ottobre 2017, Amnesty International aveva denunciato le autorità di Algeri per aver effettuato espulsioni di massa, forzando circa 2.000 cittadini provenienti dall’Africa sub-sahariana a rientrare in Niger e in Mali. Dall’altra parte, il governo algerino non ha dato alcuna giustificazione alle proprie mosse. Pochi giorni prima dell’appello dell’organizzazione umanitaria, il Ministero della Giustizia aveva dichiarato di non aver chiuso le proprie frontiere ai migranti, ma di essere impegnato nella difesa dei confini, al fine di aumentare la sicurezza dell’Algeria. 

Il 2017 ha costituito un momento di svolta nella gestione della crisi migratoria nel Mediterraneo, segnando il numero di sbarchi più basso dal 2014. In seguito all’arrivo di quasi 355.000 migranti in Europa via mare nel 2016, di cui 181.000 in Italia, i governi dell’Unione Europea hanno dato la priorità al raggiungimento di accordi bilaterali con i Paesi dell’Africa maggiormente coinvolti nel transito dei flussi migratori. L’Italia e l’UE, in particolare, dall’inizio del 2017, hanno concluso una serie di accordi con la Libia, cooperando con le autorità di Tripoli, che hanno portato a una significativa diminuzione degli sbarchi dal Paese nordafricano. Sia le autorità italiane sia quelle europee hanno aumentato l’assistenza alla Guardia Costiera libica, addestrando i suoi ufficiali, al fine di renderla più operativa nelle operazioni di intercettazione e soccorso in mare. Dall’ottobre 2016, gli ufficiali dell’Operazione Sophia sono impegnati nel sostegno e nell’addestramento della Guardia Costiera e della marina libica. Tale operazione, lanciata nel luglio 2015 dall’Unione Europea, ha lo scopo di contrastare l’attività illegale dei trafficanti di esseri umani lungo il Mediterraneo centrale, che collega l’Italia alla Libia. Il 19 marzo scorso, l’Unione Europe ha annunciato di voler espandere l’addestramento della Guardia Costiera libica per respingere i flussi migratori verso l’Italia e ridurre le morti in mare.

Tali iniziative hanno fatto sì che, secondo i dati del Ministero dell’Interno italiano, dal primo gennaio al 26 aprile 2018, sono giunti in Italia partendo dalla Libia 9.070 migranti, una diminuzione del 82.42% rispetto al 2017. La diminuzione degli sbarchi è stata registrata anche in Europa, dove, secondo le stime dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM), tra il primo gennaio e il 22 aprile 2018, sono giunti ini in Europa via mare 18.939 migranti, un calo del 43% rispetto allo stesso periodo del 2017, quando gli arrivi sulle coste europee erano stati 44.058.

Alla luce di tale situazione, il Ministero dell’Interno algerino teme che i flussi di migranti, non riuscendo più a raggiungere l’Europa via mare come in passato, invaderanno l’Algeria, costituendo una forte pericolo per la sicurezza del Paese e dell’area in generale. Ai flussi migratori si aggiunge la minaccia terroristica. L’area del Sahel, che si estende tra l’Oceano Atlantico a ovest e il Mar Rosso a est, dal 2001 è in balia di numerosi gruppi terroristici di matrice islamista. Non a caso, il 26 aprile, il direttore esecutivo del World Food Programme (WFP), David Beasley, ha rinnovato l’allarme in merito alla possibilità di una nuova crisi migratoria nel Mediterraneo, provocata da accordi tra i comandanti dell’ISIS fuggiti dalla Siria e i gruppi estremisti africani. 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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