Estremisti tra i migranti: il World Food Programme rinnova l’allarme

Pubblicato il 26 aprile 2018 alle 9:21 in Africa Immigrazione

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Il direttore esecutivo del World Food Programme (WFP), David Beasley, ha rinnovato l’allarme in merito alla possibilità di una nuova crisi migratoria nel Mediterraneo, provocata da accordi tra i comandanti dell’ISIS fuggiti dalla Siria e i gruppi estremisti africani. In particolare, Beasley ha spiegato che i terroristi stanno pianificando di infiltrare militanti tra i flussi migratori, sfruttando la mancanza di cibo e l’attività di reclutamento per spingere milioni di africani verso il continente europeo. Alla luce di tale minaccia, il direttore del World Food Programme sostiene che l’Europa dovrebbe migliorare la propria strategia anti-estremismo nella regione del Sahel. Tale regione comprende quella fascia di territorio dell’Africa sub-sahariana che si estende tra l’Oceano Atlantico a ovest e il Mar Rosso a est. Dal 2001, l’area è in balia di numerosi gruppi terroristici di matrice islamista, che si concentrano nella zona nord-occidentale.

Beasley ha riferito al quotidiano inglese The Guardian che, oltre a una nuova crisi migratoria, c’è il rischio che sempre più militanti dell’ISIS riescano a raggiungere il continente europeo inosservati, poichè infiltrati tra i migranti. “Abbiamo riscontrato che i capi dello Stato Islamico che si sono rifugiati in Africa stanno stringendo accordi con Boko Haram e al-Qaeda per spartirsi il territorio e le risorse, al fine di continuare a destabilizzare le aree già instabili, nella speranza di cercare nuove ondate migratorie”, ha spiegato Beasley, il quale aveva già lanciato l’allarme alla fine di marzo. “Il Sahel è un’area che comprende 500 milioni di persone, la crisi siriana potrebbe essere una goccia rispetto al mare che potrebbe arrivare”, aveva spiegato il direttore del World Food Programme un mese fa.

Con la sconfitta militare dell’ISIS in Siria e in Iraq, avvenuta rispettivamente il 6 e il 9 dicembre 2017, la comunità internazionale ha iniziato a preoccuparsi in merito allo spostamento dei jihadisti rimanenti in altre aree sensibili, come in alcuni Paesi dell’Africa, l’Afghanistan e il Sudest asiatico. Per quanto riguarda l’Africa, il gruppo estremista somalo al-Shabaab, affiliato ad al-Qaeda, è attivo in Somalia e nella regione del Corno d’Africa dal 2006, mentre la Nigeria e gli Stati vicini, dal 2009, sono particolarmente colpiti dalla violenza dei jihadisti del gruppo nigeriano Boko Haram. A tali Paesi si aggiunge la Libia, caratterizzata da una forte instabilità politica dal 2011, anno del rovesciamento del regime di Muammar Gheddafi. I due governi rivali presenti nel Paese nordafricano, uno insediato a Tripoli e sostenuto dall’Onu e dall’Italia, e uno insediato a Tobruk, sostenuto da Egitto e Russia, non riescono a controllare tutto il territorio nazionale, così che i trafficanti di esseri umani e i gruppi terroristici stanno sfruttando tale situazione per portare avanti le loro attività. Non a caso, il Global Terrorism Index del 2017 ha inserito la Nigeria, la Somalia e la Libia rispettivamente terzo, settimo e decimo posto della lista dei 10 Paesi maggiormente colpiti dal terrorismo. A tali aree si aggiungono altri Paesi della fascia del Sahel che, essendo a sua volta poco controllata, pullula di militanti di al-Qaeda, dell’ISIS e di altre organizzazioni.

Intanto, nel febbraio 2017 è stato creato un nuovo corpo antiterrorismo, chiamato G5 Sahel, composto da 5,000 ufficiali, tra soldati, poliziotti e agenti speciali originari di Mali, Mauritania, Niger, Ciad e Burkina Faso, per contrastare la crescita dell’estremismo e del traffico di esseri umani nell’area del Sahel.

I sospetti del World Food Programme sono stati confermati anche dalla Gaurdia di Finanza palermitana il 10 aprile, data in cui aveva annunciato di aver scoperto nuovi flussi di migranti provenienti dalla Tunisia e diretti in Sicilia, all’interno dei quali erano presenti anche sospettati jihadisti. Complessivamente, erano state arrestate 13 persone parte di un’organizzazione criminale che compiva viaggi dalle coste tunisine a quelle siciliane a bordo di gommoni molto veloci, sui quali venivano fatti salire i migranti in cambio di una cospicua somma di denaro, compresa rea i 3.000 e i 5.000 euro ciascuno. Una volta attraccati in Sicilia, gli stranieri venivano fatti sfuggire ai controlli di sicurezza e alle procedure di identificazione, permettendo di far mantenere l’anonimato a coloro che approdavano con intenti di terrorismo, avevano spiegato gli inquirenti. Secondo quanto emerso dall’inchiesta, all’interno della rete criminale c’erano estremisti che avevano manifestato ostilità nei confronti della cultura occidentale mediante propaganda online. Tra questi, in particolare, era stata intercettata la conversazione di un individuo con un complice marocchino in cui veniva espressa l’intenzione di andare in Francia per commettere azioni pericolose.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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