Egitto: l’operazione contro l’ISIS causa una crisi umanitaria

Pubblicato il 26 aprile 2018 alle 8:23 in Africa Egitto

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L’Operazione Sinai 2018, la campagna militare lanciata dall’Egitto contro lo Stato Islamico, sta causando una crisi umanitaria nel governatorato egiziano del Sinai del Nord, secondo quanto riferito dall’organizzazione umanitaria Human Rights Watch.

In un report dal titolo “Egypt: Looming Humanitarian Crisis in Sinai”, pubblicato lunedì 23 aprile, l’organizzazione umanitaria ha dichiarato che l’offensiva dell’esercito egiziano avrebbe fatto sì che “lasciato almeno 420.000 residenti in 4 città situate nel nord-est del Paese abbiano bisogno di aiuti umanitari urgenti” e ha sottolineato che la campagna avrebbe “imposto gravi limitazioni di movimento alle persone e ai beni in quasi tutto il Sinai del Nord”. Secondo quanto di legge nel documento, “i residenti affermano che i rifornimenti di cibo, medicine, gas da cucina e altri beni commerciali essenziali disponibili sono diminuiti improvvisamente” e la campagna militare avrebbe vietato la vendita di benzina per le automobili nell’area e “tagliato i servizi di comunicazione per diversi giorni”.

Human Rights Watch ha altresì riferito che le autorità egiziane avrebbero “tagliato l’acqua e l’elettricità quasi completamente nelle aree più a est nel Sinai del Nord, tra le quali Rafah e Sheikh Zuwayed”. In merito alla situazione della penisola del Sinai, la direttrice di Human Rights Watch per il Medio Oriente e il nord Africa, Sarah Leah Whitson, ha dichiarato: “Un’operazione contro il terrorismo che mette in pericolo la distribuzione di beni essenziali a centinaia di migliaia di civili è illegale ed è improbabile che ponga fine alla violenza” e ha aggiunto: “Le azioni dell’esercito egiziano rasentano la punizione collettiva”.

L’esercito egiziano ha criticato il report, affermando che si sarebbe basato su “fonti non documentate e inattendibili”. In questo senso, il portavoce dell’esercito ha dichiarato: “Stiamo distribuendo razioni di cibo alle persone, anche nelle aree in cui si stanno svolgendo le operazioni militari” e ha negato la notizia del blocco all’erogazione di acqua ed elettricità che, secondo l’organizzazione umanitaria, sarebbe stato imposto dalle autorità egiziane.

L’Operazione Sinai 2018 era stata lanciata il 9 febbraio nel territorio settentrionale e centrale della Penisola del Sinai e in alcune zone del delta del Nilo, che costituiscono uno dei focolai dello Stato Islamico. L’obiettivo è quello di rafforzare il controllo nelle aree di confine e di “ripulire il territorio, nel quale ci sono alcuni focolai del terrorismo”. Nella penisola del Sinai è molto attivo un gruppo terroristico affiliato allo Stato Islamico, che si autodefinisce “Stato del Sinai”. Il gruppo ha più volte rivendicato la paternità di attacchi terroristici avvenuti nell’area contro le forze della polizia egiziana. Il 24 novembre 2017, 305 persone sono morte e 109 sono rimaste ferite in un’esplosione che aveva colpito la moschea di Al-Rawdah, situata nei pressi della città di Al-Arish, capoluogo del governatorato egiziano del Sinai del Nord, poco dopo la preghiera del venerdì, il giorno sacro dei musulmani. 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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