Egitto: arrestato ex capo dell’anticorruzione

Pubblicato il 26 aprile 2018 alle 12:20 in Africa Egitto

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L’ex capo della Central Auditing Organization (CAO), l’autorità anticorruzione egiziana, Hisham Geneina, è stato condannato a 5 anni di detenzione da un tribunale militare egiziano, con l’accusa di aver diffuso false informazioni ai danni dell’esercito. La notizia è stata riportata dal legale dell’uomo, nella giornata di martedì 24 aprile.    

Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa Reuters, il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, aveva rimosso Geneina dal suo incarico come capo dell’ autorità il 28 marzo 2016, dopo aver nominato una commissione presidenziale incaricata di metterlo sotto accusa. Il funzionario sarebbe stato responsabile di aver alterato alcune stime riguardanti presunte irregolarità nella spesa di denaro pubblico in Egitto.

Geneina era stato arrestato dalle forze di sicurezza egiziane il 13 febbraio 2018, a seguito di un’intervista con HuffPost Arabi in cui aveva criticato il processo elettorale e l’ingerenza delle autorità egiziane nelle elezioni. Il funzionario aveva dichiarato che l’allora candidato dell’opposizione alle presidenziali, Sami Anan, sarebbe stato in possesso di documenti in grado di incriminare alcuni alti funzionari egiziani, senza tuttavia fornire ulteriori dettagli. Secondo quanto riferito dal New York Times, anche il giornalista che lo aveva intervistato, Moataz Wadnan, sarebbe stato stato preso in custodia.

Lo stesso giorno dell’annuncio dell’arresto, martedì 24 aprile, la vice direttrice regionale per il Medio Oriente e il Nord Africa di Amnesty International, Najia Bounaim, ha chiesto il rilascio immediato di Geneina, dichiarando che l’episodio sarebbe “un altro esempio del vergognoso silenzio di chiunque sia critico nei confronti delle autorità egiziane”.

Durante le elezioni presidenziali, iniziate lunedì 26 marzo e conclusesi mercoledì 28 marzo 2018, Geneina faceva parte dell’opposizione, a fianco dell’ex capo di stato maggiore dell’esercito egiziano, il tenente generale Sami Anan. Quest’ultimo, dopo aver condotto una breve campagna elettorale, era stato arrestato a gennaio, con l’accusa di essersi candidato senza permesso, e costretto a ritirarsi. In seguito, Geneina sarebbe stato aggredito all’esterno della sua abitazione. L’uomo avrebbe accusato il governo di aver progettato l’assalto, sebbene i suoi tre presunti aggressori abbiano attribuito le ferite del funzionario a una rissa a seguito di un incidente d’auto.

Le elezioni si erano concluse con la vittoria di Abdel Fattah al-Sisi, il quale si è aggiudicato il suo secondo mandato come presidente dell’Egitto. Al-Sisi aveva gareggiato contro un unico candidato, Moussa Mustafa Moussa, già sostenitore del suo governo, mentre tutti gli altri oppositori politici si erano ritirati prima della chiusura delle registrazioni dei candidati, avvenuta il 29 gennaio. In questo clima di repressione, la Procura Generale egiziana aveva intentato cause contro diversi oppositori politici, accusati di “aver preso di mira il presidente” e di aver estrapolato alcune parti dei suoi discorsi per “dare ai media stranieri contenuti” che potessero essere utilizzati contro lo Stato. La causa aveva permesso alle autorità egiziane di arrestare e interrogare molti accusati e di sottoporli a processo. Al momento, tutti i principali leader dell’opposizione si troverebbero in carcere.

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di Redazione

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