Avremo la pace con la Corea del Nord?

Pubblicato il 26 aprile 2018 alle 12:09 in Corea del Nord Il commento

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Alessandro Orsini. Fonte: LUISS.

Con la Corea del Nord, corriamo il rischio di passare da un estremo all’altro. La pace, ritenuta impossibile fino a qualche settimana fa, è oggi considerata a portata di mano. L’annuncio di Kim Jong-un di non voler condurre ulteriori test nucleari, prima degli incontri con gli americani, sta sprigionando un ottimismo che non considera due fatti fondamentali. Il primo è che Kim non ha bisogno di condurre ulteriori test nucleari perché ha già condotto tutti quelli necessari alla realizzazione della bomba atomica. Il secondo fatto, piuttosto ignorato, è che Kim è dotato di memoria storica e intelligenza strategica. Kim ricorda la storia di Gheddafi. Il dittatore libico aveva stretto la mano all’Occidente, che poi lo ha bombardato fino alla morte, alla prima occasione utile. Potrebbe capitare anche al dittatore nordcoreano, se non ora, tra vent’anni. Quanto all’intelligenza strategica, Kim sa che gli amici di oggi possono diventare i nemici di domani. Per avere una conoscenza più profonda del modo in cui funziona la mente di un capo di Stato, occorre conoscere la prima lezione che impara al momento della sua ascesa. Si tratta della differenza tra la politica estera e la politica internazionale. La politica estera è la politica che un governo sceglie di condurre verso gli altri Paesi nel proprio interesse. La politica internazionale, invece, è il risultato dell’intreccio di tante politiche estere. L’Italia, ad esempio, ha scelto una linea di politica estera verso la Libia che consiste nel dare appoggio al governo di Tripoli. Il problema è che Francia, Egitto e Russia hanno sviluppato una linea di politica estera diversa, che consiste nel sostenere il governo rivale di Tobruk. Il risultato è che il governo appoggiato dall’Italia è rimasto debole e incapace di riunificare la Libia. Tutto questo significa che i governi decidono ciò che fanno, ma non ciò che accade. La politica estera viene fatta accadere; la politica internazionale accade. Per rendere più concreto questo discorso, volgiamo lo sguardo alla Siria. Putin ha scelto di appoggiare Bassar al Assad, ma ciò che accade in Siria dipende dalle decisioni di un gran numero di Paesi, tra cui Israele, Iran, Turchia, Arabia Saudita, Qatar, Francia, Inghilterra, milizie sciite di Hezbollah, curdi, ma anche Isis.

Siamo finalmente pronti per osservare la Corea del Nord con uno sguardo più maturo: Kim non può procedere alla denuclearizzazione del suo Paese perché è consapevole che, spogliandosi delle sue armi più potenti, porgerebbe il collo a chiunque volesse addentarlo. Sa anche che il presidente degli Stati Uniti cambia di continuo perché è soggetto a elezione. Il successore di Trump, o il suo antagonista alle prossime elezioni, potrebbe assumere una linea aggressiva verso la Corea del Nord. Non è forse vero che Trump sta cercando di capovolgere la linea distensiva di Obama verso l’Iran? Se i negoziatori occidentali si siederanno al tavolo con Kim per chiedergli la denuclearizzazione completa del Paese, le trattative falliranno quasi sicuramente. È possibile che all’inizio procederanno, perché Kim ha bisogno del ritiro urgente delle sanzioni economiche, ma poi è quasi certo che si arresteranno, come è già accaduto in passato. Saremo pronti a dire che la responsabilità è tutta di Kim, ritenuto cinico e inaffidabile. In realtà, la responsabilità sarà soprattutto nostra perché ci stiamo predisponendo a chiedere qualcosa che non può essere ottenuto, almeno secondo i criteri della razionalità politica. Non esiste capo di Stato che, dopo essersi reso inattaccabile, scelga di rendersi attaccabile attraverso un atto della volontà. In sintesi, continuiamo a sottovalutare l’intelligenza strategica di Kim e a sopravvalutare la nostra. Fino a qualche settimana fa, pensavamo che gli esperimenti nucleari nordcoreani fossero la prova della “pazzia” di un uomo incapace di ragionare. Con il tempo, impareremo a capire che siamo noi ad avere smarrito la capacità di ragionare in modo rigoroso. Le probabilità che Kim distrugga le sue armi più potenti sono uguali alle probabilità che Trump faccia lo stesso. Una cosa è rinunciare a costruire la bomba atomica. Altro è distruggerla, dopo averla costruita.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano in Italia interamente dedicato alla politica internazionale

Quest’articolo è apparso sul Messaggero, lunedì 23 aprile 2018

di Alessandro Orsini

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