Egitto: autorità vietano colture in vista del completamento della diga GERD

Pubblicato il 25 aprile 2018 alle 6:15 in Egitto Etiopia

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Il Parlamento egiziano ha approvato, domenica 22 aprile, una legge che vieta le colture che necessitano di un grande quantitativo di acqua. Le autorità del Cairo temono che la costruzione della Grand Ethiopian Rainassance Dam (GERD), il sistema idro-elettrico più grande di tutto il continente africano, possa limitare le risorse idriche egiziane.

La proposta di legge, in attesa dell’approvazione del presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, impone il divieto alla coltivazione di riso e banane. I trasgressori rischiano il carcere, oltre a multe fino a 3.000 dollari.

Il progetto di costruzione di GERD era stato avviato nel 2011 dall’Etiopia, con l’obiettivo di attingere dal bacino del Nilo Azzurro. Tale corso d’acqua, secondo principale affluente del fiume Nilo, attraversa l’Etiopia, il Sudan e l’Egitto fino al Mediterraneo e contribuisce ad oltre il 60% dell’acqua che raggiunge l’Egitto. Sia il Cairo sia Kharotum temono, per questo, che la diga possa danneggiare e limitare le rispettive risorse idriche.

Il Cairo afferma di possedere “diritti storici” sul fiume, in base ai due trattati che regolano la gestione delle acque del Nilo e dei suoi affluenti. Il primo, formulato dall’Egitto e dalla Gran Bretagna nel 1929, riconosceva il diritto ai due Paesi di usufruire del fiume. In seguito all’indipendenza del Sudan dalla Gran Bretagna, il Cairo e Khartoum adottarono un secondo trattato nel 1959, tutt’ora in vigore, che garantisce all’Egitto e al Sudan rispettivamente il 75% e il 15% dell’acqua del Nilo. Tali trattati vengono considerati ingiusti dall’Etiopia e dal Sudan, che rivendicano il diritto di usufruire delle risorse idriche del fiume.

Il titolare dell’Autorità egiziana per l’ingegneria delle Forze armate, Kamal El-Wazeir, ha affermato l’anno scorso che l’Egitto è in procinto di costruire il più grande impianto di dissalazione di acqua di mare del mondo, nella città costiera di Ain Sokhna, localizzata nel Governatorato di Suez. Secondo gli esperti, questo ridurrebbe drasticamente la dipendenza del Paese dal Nilo.

Diversamente dall’Egitto, l’Etiopia è caratterizzata da piogge frequenti e non dipende dal fiume come fonte d’acqua. Secondo quanto riportato dal Guardian, il progetto di costruzione della diga avrebbe un costo pari a 4,1 miliardi di dollari. Poiché l’Etiopia non ha ricevuto finanziamenti internazionali, il governo ha chiesto alla popolazione di comprare buoni del tesoro, acquisto reso obbligatorio per i dipendenti pubblici. Le aziende hanno inoltre esortato il proprio personale a rinunciare a un mese di stipendio per sostenere la costruzione di GERD.

Nel mese di febbraio 2018, il governo etiope ha chiesto all’Egitto di rinviare temporaneamente i negoziati sulla risoluzione della disputa per la costruzione della diga, a causa delle tensioni politiche presenti all’interno del Paese. Il Ministero degli Esteri egiziano ha accolto la richiesta, nonostante il suo portavoce, Ahmed Abu Zeid, abbia dichiarato ai media locali che il ritardo sui colloqui “non è nei migliori interessi dell’Egitto”.

L’Etiopia è secondo Paese più popoloso del continente africano, nonché uno degli attori principali del Corno d’Africa, sia sul piano economico, sia sul piano della sicurezza. Secondo il parere di esperti, lo Stato africano diventerà il primo esportatore di energia dell’area, nonché il Paese più importante per la produzione di energia rinnovabile di tutto continente.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

di Redazione

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