Sudafrica: i nuovi obiettivi del presidente Ramaphosa

Pubblicato il 24 aprile 2018 alle 6:30 in Africa Sudafrica

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Il neoeletto presidente del Sudafrica, Cyril Ramaphosa, in carica dal 15 febbraio 2018, ha dichiarato di voler prendere le distanze dal predecessore, Jacob Zuma, e di voler realizzare un nuovo progetto di crescita economica per il Paese.

“Abbiamo visto che qualcosa stava andando storto. Quando si tocca il fondo, bisogna prenderne coscienza così da poter iniziare a migliorare e rimettersi in piedi”, ha annunciato il presidente in un’intervista del Financial Times, lunedì 23 aprile 2018. Secondo quanto affermato da Ramaphosa, durante il mandato presidenziale di Zuma, la crescita economica si è bloccata, il Rand (la moneta sudafricana) ha perso valore e due agenzie di rating hanno valutato “spazzatura” i titoli del debito pubblico. In più, il successo elettorale del maggior partito del Paese, l’African National Congress (ANC), da cui provengono sia Zuma sia Ramaphosa, ha cominciato a vacillare da quando, alle elezioni municipali del 2016, aveva perso voti in tre grandi città, compresa Johannesburg.

“Quello è il passato. Ora dobbiamo guardare al futuro”, ha detto il nuovo presidente, volendo rassicurare gli investitori sul fatto che il Sudafrica è pronto ad aprirsi nuovamente ai mercati. Tuttavia, Ramaphosa ha anche riconosciuto che la disoccupazione è elevata, soprattutto tra i giovani, e i retaggi dell’apartheid sono ancora visibili nella distribuzione della terra e nella segregazione spaziale delle città.

Nei tre mesi dalla sua elezione, il nuovo presidente ha reso noto di voler raggiungere due ambiziosi obiettivi. Il primo prevede di rimettere in moto l’economia sostenendo la produzione agricola e rilanciando gli investimenti, che attualmente costituiscono meno del 20% del GDP. Il secondo obiettivo prevede invece il consolidamento del suo potere. In questo senso, il presidente ha deciso di fare 21 cambi di ministri e di riassumere le persone allontanate da Zuma, tra cui il ministro Pravin Gordhan, accusato di corruzione dalla vecchia presidenza e poi completamente scagionato.

La leadership di Zuma, iniziata nel maggio 2009, è stata al centro di numerose indagini che hanno finito per compromettere moralmente la sua reputazione. Una delle accuse più gravi riguardava la presunta rivelazione di informazioni governative alla famiglia Gupta, di nazionalità indiana ma residente in Sudafrica, nota per essere coinvolta nel mondo degli affari. Nonostante le accuse siano sempre state respinte, il 14 febbraio 2018, Zuma ha deciso di dimettersi.

Secondo quanto riportato dalla BBC, in Sudafrica continuano le proteste contro la disoccupazione e la corruzione. I negozi vengono saccheggiati, le strade barricate e i veicoli dati alle fiamme. Da mercoledì 18 aprile 2018, le tensioni si sono acuite nella provincia nord-occidentale del Paese, con scontri tra i manifestanti e la polizia nella città di Mahikeng. In seguito a questi avvenimenti, venerdì 20 aprile, il presidente Ramaphosa è stato costretto ad abbandonare il Summit del Commonwealth svoltosi a Londra e a tornare in patria, come reso noto dal quotidiano Africa News.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

di Redazione

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