Egitto: UNESCO premia Mahmoud Abu Zeid per la libertà di stampa

Pubblicato il 24 aprile 2018 alle 12:10 in Africa Egitto

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Il fotoreporter egiziano, Mahmoud Abu Zeid, imprigionato nelle carceri del Cairo dal 2013, ha vinto lunedì 23 aprile il Premio UNESCO/Guillermo Cano 2018 per la libertà di stampa. Le autorità egiziane si sono dette contrarie alla decisione.

“Conferendo il premio Guillermo Cano a Mahmoud Abu Zeid, l’UNESCO rende omaggio al suo coraggio, alla sua resistenza e al suo impegno per la libertà di espressione”, ha dichiarato la presidentessa della giuria dell’UNESCO, Maria Ressa.

Il fotoreporter, noto anche con il soprannome “Shawkan”, lavorava per l’agenzia britannica Demotix. È stato arrestato il 14 agosto 2013 al Cairo, in piazza Rabi’a, mentre fotografava le forze di polizia impegnate a disperdere un sit-in antigovernativo di alcuni sostenitori della Fratellanza Musulmana. Secondo Amnesty International, durante la protesta, furono uccisi oltre 900 manifestanti.

Mahmoud Abu Zeid è accusato di diversi reati, tra cui l’appartenenza alla Fratellanza Musulmana, il possesso di armi da fuoco e l’omicidio colposo, i quali, se confermati, potrebbero costargli la condanna a morte. Il suo avvocato, Karim Abd el-Rady, afferma che il giornalista nega tutte le accuse.

Il portavoce del Parlamento egiziano, Ali Abdel Aal, sostiene che “l’UNESCO intende premiare una persona accusata di aver commesso alcuni crimini e sostenuta da organizzazioni sospette e Paesi noti per il loro sostegno al terrorismo”.

Il Gruppo di Lavoro delle Nazioni Unite sulla detenzione arbitraria ha affermato in una dichiarazione che “gli agenti di polizia che lo hanno arrestato non hanno presentato alcun mandato, né hanno spiegato il motivo dell’arresto”, e che l’arresto e la detenzione del giornalista sarebbero “arbitrari e contrari ai diritti e alle libertà garantiti dalla Dichiarazione universale dei diritti umani e dal Patto internazionale sui diritti civili e politici”. Diverse ONG, tra cui Amnesty International e il Comitato per la Protezione dei Giornalisti (CPJ), sostengono che Abu Zeid sia stato imprigionato semplicemente perché “faceva il proprio lavoro di fotoreporter”.

Come affermato da Amnesty International in un report del 14 agosto 2017, il “massacro di Rabi’a” segna un punto di svolta per la violazione dei diritti umani in Egitto, in quanto, da quel momento in poi, le forze di sicurezza sono ricorse a “sparizioni forzate ed esecuzioni extragiudiziali su una scala mai vista prima”. Secondo le stime riportate dall’ONG, dal 2015, almeno 1.700 persone sono state fatte “scomparire” da agenti al servizio dello stato. Le vittime vengono generalmente rapite dalle loro case o per strada e tenute in isolamento per periodi che variano da pochi giorni a sette mesi, senza la possibilità di entrare in contatto né con avvocati né con le loro famiglie. Inoltre, le forze di sicurezza egiziane sarebbero responsabili di dozzine di esecuzioni extragiudiziali.

Il governo dell’ex presidente egiziano, Mohamed Morsi, è stato rovesciato con un colpo di stato militare il 3 luglio 2013, in seguito al quale l’attuale presidente Abdel Fattah Al-Sisi è salito al potere, con un mandato iniziato ufficialmente l’8 giugno 2014. La repressione di piazza Rabi’a è stata condotta dall’attuale governo militare egiziano contro i manifestanti alla guida di un’insurrezione organizzata dai Fratelli Musulmani, che si opponevano alle forze governative, radunati nella piazza Rabi’a al Cairo, il 14 agosto 2013. Secondo un report di Human Rights Watch (HRW), almeno 817 manifestanti sono stati uccisi durante gli scontri.

Il Premio Guillermo Cano è stato istituito nel 1997 dall’UNESCO per rendere omaggio ai giornalisti impegnati nel promuovere la libertà di stampa e prende il nome da Guillermo Cano, giornalista colombiano assassinato nel 1986 da alcuni uomini al servizio del noto trafficante di droga colombiano, Pablo Escobar.

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di Redazione

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