Rep. Dem. Del Congo: una delle peggiori crisi umanitarie

Pubblicato il 23 aprile 2018 alle 13:30 in Africa Rep. Dem. del Congo

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Diverse organizzazioni, come Human Rights Watch e le stesse Nazioni Unite, denunciano una gravissima crisi umanitaria nella Repubblica Democratica del Congo.

A partire da metà dicembre 2017, più di 260 persone sono state uccise mentre migliaia di case sono state date alle fiamme nell’area di Djugu, un territorio nel nord-est della Repubblica Democratica del Congo nella provincia di Ituri. I responsabili delle violenze, che includono massacri, stupri e decapitazioni, non sono mai stati identificati. Tali offensive hanno costretto più di 200.000 persone ad abbandonare le loro case e a rifugiarsi in Uganda.

Secondo quanto ha riportato l’organizzazione Human Rights Watch venerdì 20 aprile, nelle ultime settimane almeno 11 persone sono state uccise e 43 case sono state bruciate nel territorio di Djugu. Le violenze sarebbero collegate alla grave crisi politica che affligge il Paese da almeno due anni e che le autorità continuerebbero a negare. “Non c’è alcuna crisi umanitaria”, aveva dichiarato il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Léonard She Okitundu, nel corso di una conferenza stampa tenutasi martedì 3 aprile nella capitale, Kinshasa. Il ministro aveva poi aggiunto: “La decisione dell’ONU di inserire la Repubblica Democratica del Congo nelle emergenze umanitarie di gravità più elevata è lesiva della nostra immagine pubblica e potrebbe scoraggiare potenziali investitori”. Inoltre, per giustificare la scelta di non partecipare alla Conferenza umanitaria di Ginevra del 13 aprile scorso, il ministro aveva affermato che il caso della Repubblica Democratica del Congo non può essere paragonato a situazioni in cui si verificano guerre ad alta intensità che coinvolgono diversi Stati con ripetuti bombardamenti e crisi di Stato.

Stando a quanto riferisce Human Rights Watch, le forze di sicurezza della Repubblica Democratica del Congo e i gruppi armati hanno ucciso, dal 2016, più di 3.000 civili. In più, oggi, circa 4.5 milioni di congolesi sono sfollati o rifugiati. Molti di questi sono fuggiti in Uganda, Angola, Tanzania e Zambia, rendendo la situazione nella regione altamente instabile.

Negli ultimi tre mesi, gli attacchi sui civili si sono intensificati nella provincia di Ituri. Mentre il governo insiste che si tratta di tensioni inter-etniche, i residenti nella regione accusano gli ufficiali di governo di essere responsabili.

La Repubblica Democratica del Congo, instabile fin dall’indipendenza dal Belgio nel 1960, sta affrontando una grave crisi da quando, nel dicembre 2016, l’attuale presidente, Joseph Kabila, ha deciso di rimanere al potere per il terzo mandato presidenziale. Già il 4 agosto 2017, l’UNICEF aveva denunciato che nel Paese si stava affrontando una delle peggiori crisi umanitarie al mondo, testimoniando la diffusione di pratiche come la tortura, i rapimenti, le esecuzioni e il reclutamento di bambini soldato. Il 20 marzo 2018, le Nazioni Unite hanno condannato le forze di sicurezza della Repubblica Democratica del Congo per uccisioni e altre operazioni illegali e ingiustificate avvenute nel 2017 e nei primi mesi del 2018, nel corso di proteste contro il governo. Secondo quanto riferito dall’ufficio per i Diritti Umani dell’Onu, le autorità congolesi avrebbero utilizzato la forza nei confronti dei manifestanti e cercato di insabbiare le prove della violazione dei diritti umani nascondendo i cadaveri delle vittime. Il presidente Kabila, da parte sua, ha sempre smentito le accuse.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

di Redazione

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