Nicaragua: continuano le proteste, 25 i morti

Pubblicato il 23 aprile 2018 alle 6:00 in America Latina America centrale e Caraibi

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Cresce il bilancio delle proteste contro la riforma della previdenza sociale in Nicaragua: 25 persone sono morte, 43 risultano disperse, 67 sono i feriti ricoverati in diversi ospedali della capitale Managua. Almeno 20 persone sono state arrestate dalle forze di sicurezza, ma le opposizioni denunciano che si tratta di una cifra al ribasso.

Negli scontri, che proseguono incessantemente da mercoledì 18 aprile, è rimasto ucciso anche un giornalista mentre effettuava una diretta Facebook. Ángel Gahona è morto nella città di Bluefields, sulla costa caraibica del paese centroamericano, colpito da diversi proiettili mentre filmava l’assalto ad un bancomat.

Il presidente sandinista, Daniel Ortega, al potere dal 2007, assicura che i manifestanti sono stati manipolati, ma nel corso di un intervento televisivo si è detto pronto a negoziare affinché “le famiglie del Nicaragua superino questo momento di terrore”

Anche la vicepresidente e portavoce dell’esecutivo Rosario Murillo, moglie di Ortega, ha dichiarato la televisione locale che la proposta di legge non è definitiva e che il governo è aperto ad un dialogo con gli imprenditori. Il riferimento ai soli imprenditori ha acceso ulteriormente le proteste degli altri collettivi in lotta con il governo: pensionati e studenti.

L’Università Politecnica del Nicaragua, una delle più importanti del paese, è occupata ormai da giorni e gli studenti assicurano che le manifestazioni proseguiranno finché il governo non scenderà a patti anche con loro.

Preoccupazione è stata espressa anche dalle Nazioni Unite e dalla Conferenza Episcopale Nicaraguense. L’appello al dialogo dei vescovi del paese centroamericano è stato fatto proprio da Papa Francesco, che ha chiesto che cessi ogni violenza e si evitino inutili spargimenti di sangue.

La riforma prevede la riduzione del 5% delle pensioni, mentre aumentano i contributi che lavoratori e imprese dovranno versare allo stato. Diverse organizzazioni dei lavoratori e degli imprenditori hanno condannato la riforma definendola “ingiusta e inumana”.

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Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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