Libia: NOC conferma attacco a oleodotto

Pubblicato il 23 aprile 2018 alle 11:00 in Africa Libia

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Un oleodotto di proprietà della compagnia petrolifera libica al Waha, che alimenta il porto di al Sidra a nord del Paese, è stato incendiato nella serata di sabato 21 aprile, causando una perdita tra 70.000 e 100.000 barili di petrolio. La notizia è stata confermata dalla National Oil Corporation (NOC), compagnia petrolifera nazionale libica, tramite un messaggio su Twitter.

L’incendio è scoppiato a 21 km a nord est della città di Marada, a 500 km da Tripoli. Il gasdotto, El-Zkout – Es Sider, era già stato attaccato, all’incirca nella stessa area, nel dicembre 2017. La NOC ha riferito, tramite Twitter, di aver mandato i propri vigili del fuoco sul luogo dell’accaduto, e che non ci sarebbero feriti. Ha inoltre precisato che sono in corso indagini per chiarire le cause dell’incendio, ancora sconosciute.

In base a quanto dichiarato da Reuters, una fonte vicina alla Waha Oil Company (WOC) sostiene che il responsabile dell’attacco sia un gruppo terroristico. Secondo alcuni funzionari libici, inoltre, la zona è frequentata da combattenti dello Stato Islamico, che spesso attaccano il greggio libico appartenente ad al Waha.

In seguito all’intervento NATO conclusosi il 31 ottobre 2011, che ha rovesciato il regime del colonnello Muammar Gheddafi, in Libia si sono formati molteplici gruppi di potere. Ad oggi, nel Paese sono presenti due governi rivali: quello di Tripoli, sostenuto da Stati Uniti e Italia e quello di Tobruk, supportato da Russia, Egitto ed Emirati Arabi Uniti. Inoltre, a Tripoli, l’ex governo guidato da Khalifa Al-Ghuwail, appoggiato dal Qatar, continua a rivendicare la legittimità politica opponendosi all’attuale governo di Tripoli, creato in seguito all’accordo di Skhirat, firmato il 17 dicembre 2015 e installatosi nella capitale il 30 marzo 2016, riconosciuto dall’ONU.

Tra il 2014 e il 2016, alcune milizie locali hanno iniziato a sfruttare gli impianti petroliferi, tagliando altresì la produzione presso importanti porti chiave e bloccando diversi terminal nella regione orientale, mettendo in crisi la produzione nazionale. A questo si aggiungono gli attacchi dei militanti dello Stato Islamico, che tra il 2015 e il 2016 hanno distrutto due importanti terminal petroliferi Es Sider e Ras Lanuf, nonché molteplici infrastrutture critiche impiegate nella produzione di petrolio. Nel corso del 2017, fazioni armate rivali opposte al governo di Tripoli hanno combattuto per il controllo dei terminal petroliferi presenti nell’est del Paese.

Secondo Reuters, la NOC ha delineato piani per aumentare la produzione a 2,2 milioni di barili al giorno entro il 2023, un progetto che necessita 18 miliardi di dollari di investimenti.

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di Redazione

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