Grecia: nuove proteste per la maggiore libertà data ai migranti giunti recentemente sulle isole

Pubblicato il 23 aprile 2018 alle 7:36 in Grecia Immigrazione

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Le isole greche situate nell’Egeo orientale sono state invase dalle proteste in seguito alla decisione di una corte che ha permesso ai migranti appena arrivati di lasciarle immediatamente, obbligando invece quelli giunti da più di tempo a rimanere. Ne è conseguito che, a partire da mercoledì 19 aprile, decine di rifugiati hanno occupato la principale piazza di Lesbsos, Sappho Sqaure, per manifestare contro la decisione, che è stata definita “discriminante”.

Secondo quanto riferito dal fondatore di Advocates Abroad, Ariel Ricker, i rifugiati sostengono che sia ingiusto permettere soltanto a coloro che stanno giungendo ultimamente sull’isola di abbandonarla. “È chiaro che tale decisione è stata presa per salvaguardare l’isola e non nell’interesse dei rifugiati”, ha spiegato Ricker. A suo avviso, se le autorità di Atene non troveranno presto una soluzione per andare incontro ai migranti che si trovano sulle isole da anni, rischieranno di dover sedare sempre più proteste.

Sono più di 15.000 i rifugiati che si trovano sulle isole di Rodi, Kos, Leros, Samos, Chios, in strutture di accoglienza che ospitano molte più persone di quelle che potrebbero.

I migranti che sono giunti sulle isole greche in seguito all’accordo tra l’UE e la Turchia del 18 marzo 2016 possono raggiungere il territorio della Grecia continentale soltanto dopo l’esame delle loro richieste asilo. Date i lunghi periodi di attesa, i campi di rifugiati delle isole sono sovraffollati a mal gestiti. L’8 marzo, Human Rights Watch (HRW) ha lanciato l’ennesimo appello per denunciare le condizioni dei migranti intrappolati sulle isole greche. Secondo le stime dell’organizzazione umanitaria, gli individui sono costretti a vivere in centri in condizioni precarie, senza avere accesso ai beni di prima necessità, alle cure mediche e all’assistenza. A febbraio, secondo quanto riferito dal comunicato dell’agenzia dell’Onu, più di 600.000 richiedenti asilo avevano vissuto episodi di molestie e violenza nel corso di tutto il 2017, nonostante gli sforzi del governo di Atene per migliorare le condizioni dei centri di accoglienza.

La chiusura della rotta balcanica, avvenuta con la firma di un accordo tra l’Unione Europea e la Turchia, avrebbe dovuto arrestare il traffico di esseri umani e l’immigrazione illegale. Tale accordo, tuttavia, non ha prodotto gli effetti sperati in quanto, già il 14 febbraio 2017, Amnesty International aveva pubblicato un reclamo, in cui denunciava la situazione di migliaia di rifugiati, i quali, destinati a essere rimandati in Turchia, si trovavano ancora in un limbo nelle isole greche, in condizioni di grave disagio. A tale proposito, Gauri Gulik, vice-direttore di Amnesty International per l’Europa, definì l’accordo sull’immigrazione, firmato con Ankara, “un disastro”.

Advocates Abroad è un’organizzazione che offre assistenza legale gratuitamente a tutti i richiedenti asilo in Grecia e in medio Oriente. Ha iniziato ad essere attiva in territorio greco a partire dal febbraio 2016.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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