Funzionario USA visita Eritrea, Gibuti ed Etiopia

Pubblicato il 23 aprile 2018 alle 14:00 in Africa USA e Canada

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Il Dipartimento di Stato USA ha annunciato, sabato 21 aprile, che un alto funzionario per gli Affari Africani si recherà in visita in Eritrea, Gibuti ed Etiopia tra il 22 e il 26 aprile 2018.

Il vice segretario aggiunto per gli affari africani, Donald Y. Yamamoto, è giunto in Eritrea nella giornata di domenica 22 aprile, per cominciare un tour di lavoro della durata di tre giorni, incentrato su consultazioni bilaterali con funzionari del governo eritreo, incontri con la comunità diplomatica e visite allo staff dell’ambasciata USA ad Asmara.

L’ambasciatore condurrà successivamente la delegazione statunitense al forum bilaterale US- Gibuti, che si terrà 24 e 25 aprile nel Paese del Corno d’Africa. Si tratta, come dichiarato dal Dipartimento di Stato americano, di un “dialogo annuale su questioni di cooperazione politica, economica, di assistenza e di sicurezza”.

Il vice segretario si recherà infine in Etiopia giovedì 26 aprile, dove è previsto un incontro con funzionari del governo etiope, al fine di discutere di interessi e preoccupazioni comuni.

Il Corno d’Africa è da sempre una regione di vitale importanza per gli Stati Uniti dal punto di vista della sicurezza. In Etiopia, secondo Paese più popoloso del continente africano, la politica statunitense si è concentrata soprattutto sulla necessità di combattere il terrorismo e di implementare riforme democratiche. Dal 16 febbraio, nel Paese è in vigore lo stato di emergenza, che è stato imposto in seguito alle dimissioni dell’ex premier Hailemariam Desalegn. Il 27 marzo è stato eletto il nuovo primo ministro Abiy Ahmed, il quale ha giurato di volere attuare riforme democratiche e in materia di sicurezza, ma non si è ancora pronunciato in merito allo stato di emergenza. L’ambasciata statunitense ad Addis Abeba aveva rilasciato una dichiarazione in cui invitava il governo etiope al dialogo politico e ad evitare ulteriori restrizioni alla “capacità del popolo etiope di esprimersi pacificamente”.

Per quanto riguarda gli altri Paesi del Corno d’Africa, nel 2009, una risoluzione sostenuta dagli Stati Uniti aveva portato all’istituzione di sanzioni riguardo alla vendita di armi nei confronti di Eritrea e Somalia, giustificata dal presunto sostegno fornito dai due Paesi al gruppo terroristico somalo Al-Shabaab. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha votato, il 14 novembre 2017, per estendere il regime di sanzioni. Gruppi di esperti hanno chiesto la revoca di tale decisione, affermando che non ci sarebbero prove che l’Eritrea stia sostenendo i gruppi affiliati ad al-Shabaab. Da parte loro, le autorità di Asmara si sono sempre opposte alla decisione americana, descrivendo le sanzioni come “inutili e ingiustificate”.

Il Gibuti, infine, è considerato un alleato chiave dell’Occidente e dell’Asia in materia di sicurezza. Il governo di Gibuti condivide gli interessi degli Stati Uniti e promuove attivamente la lotta contro l’estremismo violento. Il Paese ospita tre basi militari straniere, tra cui quella statunitense di Camp Lemonnier, la più grande postazione militare che gli Stati Uniti hanno in Africa, che ospita più di 4.000 soldati. Da essa partono i droni che bombardano al-Qaeda in Yemen e al-Shabaab e l’ISIS in Somalia. Le altre due basi militari appartengono una alla Francia e una alla Cina.

Al-Shabaab, in arabo “la gioventù”, è una potente organizzazione politico-militare fondata in Somalia, nel 2006, e affiliata ad al-Qaeda. Il gruppo compie attacchi sistematici nel Paese contro alberghi e roccaforti militari, allo scopo di rovesciare il governo di Mogadiscio, guidato dal primo ministro Hassan Ali Khayre e riconosciuto dall’occidente, eliminare le truppe di peacekeeping dell’Unione Africana e imporre la propria interpretazione della sharia.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

di Redazione

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