La Siria e il terrorismo

Pubblicato il 22 aprile 2018 alle 6:01 in Approfondimenti Siria

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Dal 1979, la Siria è inserita nella lista degli Stati sponsor di terrorismo del governo americano. Tale lista è stata introdotta dagli Stati Uniti in quell’anno per elencare quei Paesi che supportano ripetutamente atti di terrorismo internazionale. L’inserimento al suo interno prevede una serie di misure unilaterali, tra cui un embargo sull’esportazione e l’acquisto di armi e altre iniziative punitive. La lista è regolata da tre leggi, quali la Sezione 6 dell’Export Administration Act, la Sezione 40 dell’Export Control Act e la Sezione 620 del Foreign Assistance Act. Oltre alla Siria, ne fanno parte l’Iran, il Sudan e la Corea del Nord, che sono stati nominati sponsor del terrorismo rispettivamente nel gennaio 1984, nell’agosto 1993 e il 21 novembre 2017. Pyongyang era stata inserita nella lista una prima volta nel 1988, dopo che, nel 1987, alcuni agenti nordcoreani avevano messo una bomba su un jet sudcoreano, uccidendo 115 persone.

Secondo quanto riportato dal Country Report on Terrorism 2016 del Dipartimento di Stato americano, il regime siriano del presidente Bashar al-Assad sta continuando a fornire supporto politico e militare a una serie di gruppi terroristici che contribuiscono a peggiorare la stabilità della regione. Tra questi è presenze Hezbollah, l’organizzazione paramilitare sciita libanese, a cui il governo di Damasco ha permesso di ricevere armi e finanziamenti dall’Iran, il suo principale sostenitore. Alla luce di ciò, le relazioni tra il regime siriano, Hezbollah e l’Iran si sono rafforzate, tanto che al-Assad continua a difendere le politiche iraniane e, dall’altra parte, Teheran si dichiara ferma sostenitrice del suo governo. Ad avviso degli USA, nel corso del decennio passato, la Siria di al-Assad ha giocato un ruolo chiave nell’accrescere le reti terroristiche nel Paese e nella regione, a causa dell’atteggiamento permissivo adottato dal governo di Damasco nei confronti di al-Qaeda e di altri gruppi terroristici attivi nell’area. Per tali ragioni, la Siria continua a costituire un rifugio sicuro per il terrorismo internazionale.

Per comprende il motivo per cui, ancora oggi, la Siria viene considerata uno Stato sponsor del terrorismo, occorre comprendere la situazione politica interna al Paese. Dal 15 marzo 2011 vige una guerra civile iniziata da una rivolta popolare e che, attualmente, è alimentata da due blocchi politico-militari. Il primo è rappresentato da Russia, Iran e milizie libanesi di Hezbollah; il secondo blocco è costituito da Stati Uniti, Arabia Saudita, Turchia e Qatar. In tale contesto, è subentrato l’ISIS, la cui autoproclamazione è avvenuta il 29 luglio 2014. Contemporaneamente, gli Stati Uniti sono intervenuti nel conflitto siriano, attuando l’operazione Inherent Resolve, nonostante la contrarietà del presidente siriano, che aveva definito la decisione americana “illegittima e illegale”. Inherent Resolve è la missione militare statunitense contro lo Stato Islamico in Siria e in Iraq, avviata il 15 giugno 2014, dopo la richiesta ufficiale di sostegno avanzata dal governo iracheno. L’operazione era iniziata come un supporto militare alle forze curde che combattono l’ISIS. In seguito si è espansa includendo altresì missioni mirate a mantenere la pace tra le forze del regime e i ribelli siriani e ad aiutare nella ricostruzione del Paese. Dal settembre 2015, la Russia ha avviato una massiccia campagna di bombardamenti contro i ribelli siriani sostenuti dal blocco americano.

Il 6 dicembre 2017, il presidente russo, Vladimir Putin, sostenitore del regime di al-Assad, ha annunciato la sconfitta militare dell’ISIS sulle rive del fiume Eufrate nella Siria orientale, il quale costituiva l’ultima area del Paese ancora sotto il controllo dello Stato Islamico, dopo la liberazione definitiva delle roccaforti dell’ISIS. Raqqa, capitale dell’organizzazione, era stata liberata il 17 ottobre e Deir Ezzor il 3 novembre 2017. Tuttavia, alcune cellule dormienti dell’organizzazione terroristica sono ancora presenti in diversi territori del Paese, in particolare nella zona sudoccidentale, al confine con la Giordania e Israele, e al confine con l’Iraq. Non a caso, il 19 dicembre 2017, la coalizione internazionale a guida americana che combatte l’ISIS in Siria e in Iraq ha riferito che centinaia di militanti dello Stato Islamico si erano trasferiti nelle aree a sud si Damasco, all’interno del territorio che si trova sotto il controllo del governo di al-Assad. In tale occasione, il portavoce della coalizione, il colonnello Ryan Dillon, aveva dichiarato che, nonostante il gruppo terroristico avesse perso militarmente, non significava che la guerra contro i suoi militanti fosse conclusa.

Dieci giorni dopo, la coalizione internazionale ha accusato al-Assad di aver permesso ai militanti dell’ISIS di muoversi liberamente all’interno del territorio sotto il suo controllo. Secondo quanto riferito dal vice comandante delle operazioni strategiche e speciali in sostegno alla coalizione internazionale, il maggiore generale Felix Gedney, la coalizione ha notato che numerosi militanti dello Stato Islamico, dopo essere stati espulsi da Raqqa, ex capitale dell’ISIS in Siria, si sarebbero diretti nel territorio occidentale del Paese, controllato dal governo di Al-Assad, e si sarebbero riorganizzati in piccole cellule, per riuscire a sfuggire più facilmente alle operazioni di controllo.

Il primo gennaio 2018, la coalizione internazionale a guida statunitense ha reso noto che, tra la Siria e l’Iraq, erano presenti meno di 1000 militanti dell’ISIS. Secondo le stime del Pentagono, aggiornate al 9 agosto 2017, durante campagna per eliminare lo Stato Islamico dal territorio mediorientale, durata circa 3 anni, la coalizione internazionale di Washington ha condotto 13.331 raid in Iraq e 11.235 in Siria, per un totale di 24.566 bombardamenti aerei. A questi vanno aggiunti gli attacchi da parte degli aerei russi, iracheni e siriani. Nel mese di ottobre 2017, i raid in Siria e in Iraq sono calati del 60-70%, in confronto a quelli che avevano colpito il territorio nei 9 mesi precedenti. Ad ottobre, sono cadute 850 bombe, mentre, nei mesi compresi tra gennaio e settembre dello scorso anno, la coalizione ha lanciato circa 1.800 – 2.400 bombe ogni giorno. Infine, il 15 febbraio 2018, una coalizione delle fazioni dei ribelli siriani ha espulso definitivamente i militanti dell’ISIS dal governatorato di Idlib, situato nel nord-ovest della Siria, dove erano tornati il 12 gennaio.

Ad oggi, in tale territorio, sono in corso scontri tra le truppe al-Assad, sostenute dai suoi alleati, e le fazioni dei ribelli, nel quadro di una più ampia campagna del presidente siriano, volta a riprendere possesso dei territori dell’opposizione siriana. Prima dell’inizio dell’offensiva, l’area si trovava quasi completamente sotto il controllo dei ribelli siriani, che lo governavano insieme al gruppo Hayat Tahrir Al-Sham (HTS), noto anche per essere la branca di al-Qaeda in Siria, coinvolto nella guerra civile siriana. Inoltre, Idlib fa parte delle zone cuscinetto stabilite dal quarto round dei negoziati di Astana, che si è tenuto nella capitale del Kazakistan il 3 e il 4 maggio 2017, e ha costituito un riparo per i ribelli scacciati dalle forze del regime in altre zone della Siria.

Il 20 marzo, l’Osservatorio siriano per i diritti umani ha reso noto che alcuni militanti dello Stato Islamico hanno preso il controllo di un distretto di Damasco, dopo essere riusciti a scacciare dal territorio le unità dell’esercito siriano, che si sono spostate in un’area vicina, abbandonata dai ribelli precedentemente. Un mese dopo, il colonnello Ryan Dillon della coalizione internazionale ha reso noto che i militanti dell’ISIS sono ancora attivi nel territorio orientale del Paese, in particolare, nel villaggio di Hajin, situato nei pressi della riva orientale del fiume Eufrate, a nord di Albu Kamal, e a Dashisha, situata anch’essa sulle rive dell’Eufrate, a ovest della città di Deir Ezzor. Il colonnello ha altresì riferito che, nelle ultime settimane, l’ISIS avrebbe ripreso il controllo di alcune aree a sud di Damasco.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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