Filippine: Duterte vuole riprendere trattative di pace con i ribelli

Pubblicato il 22 aprile 2018 alle 10:23 in Asia Filippine

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Il presidente delle Filippine, Rodrigo Duterte, ha dichiarato, sabato 21 aprile, di voler riprendere le trattative di pace con le guerriglie comuniste del Paese, chiedendo al leader in esilio dei ribelli di tornare nel Paese per stringere un accordo.

Il capo del Partito Comunista delle Filippine, Jose Maria Sison, si trova in esilio nei Paesi Bassi sin dalla sua scarcerazione, avvenuta verso la fine degli anni ’80. Durante un discorso tenuto a una convention di motociclisti a Legapzi, nella parte centrale delle Filippine, Duterte si è rivolto direttamente a Sison: “Probabilmente l’esercito e la polizia hanno dei dubbi a riguardo, ma il mio dovere fondamentale è vedere il Paese in pace”.

L’attuale presidente ha deciso di dare 60 giorni di tempo per ravvivare le trattative con i comunisti del Paese, chiedendo a Sison di rientrare nel Paese. Duterte non ha specificato quando avrà inizio questo periodo, ma ha sottolineato che sarà lui a pagare le spese del leader dei ribelli, compreso il biglietto aereo. Da parte sua, Sison si è detto speranzoso che i negoziati metteranno fine all’insorgenza.

All’inizio di aprile, Duterte aveva ordinato al suo gabinetto di cominciare i lavori per stabilire una tregua, così da permettere l’inizio delle trattative. Il presidente aveva affermato che i comunisti avrebbero dovuto accettare un cessate-il-fuoco, fermare le attività di estorsione e abbandonare i loro tentativi di creare un governo di coalizione prima di cominciare i negoziati, ma i ribelli avevano respinto qualsivoglia precondizione.

Il conflitto tra il governo e il New People’s Army (NPA), il ramo armato del partito comunista, imperversa da più di mezzo secolo e ha ucciso più di 40.000 persone. Negoziati di pace intermittenti per porre fine alla rivolta sono stati sponsorizzati dalla Norvegia sin dal 1986.

L’amministrazione Duterte è impegnata nell’instaurazione di trattative di pace con i ribelli dalla metà del 2016, anno di elezione dell’attuale presidente filippino. In seguito a nuovi scontri con le forze del governo, nel 2017, Duterte aveva dichiarato che i combattenti comunisti erano da considerare parte di un gruppo terroristico, sospendendo così i negoziati per la pace e cominciando a perseguirli. Tuttavia, i ribelli comunisti hanno dichiarato che le loro operazioni sono volte a proteggere le popolazioni indigene dalle aggressioni militari, sottolineando inoltre che stanno lottando per la giustizia sociale e l’uguaglianza.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione di Chiara Romano

di Redazione

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