Siria: ribelli si arrendono a nord-est di Damasco

Pubblicato il 21 aprile 2018 alle 11:17 in Medio Oriente Siria

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I ribelli situati in un’enclave a nord-est di Damasco si sono arresi, acconsentendo a lasciare la zona e a spostarsi verso il confine con la Turchia, dove è ancora forte l’opposizione al regime. Questa ritirata segna un’altra vittoria per il presidente siriano, Bashar al-Assad.

La notizia della ritirata dei ribelli siriani è stata divulgata, nella giornata di sabato 21 aprile, dall’emittente televisiva nazionale del Paese. Ammontano a 3.200 i militanti e le rispettive famiglie che dovranno abbandonare la zona e prepararsi a migrare verso Idlib e Jarablus, un territorio ancora in mano ai dissidenti, situato al confine con la Turchia. Allo stato attuale, non sono pervenuti commenti da parte dei ribelli in questione, situati nella porzione di territorio del Qalamoun orientale, a nord-est di Damasco. La regione orientale di Qalamoun si trova a 40 km dalla capitale siriana, e comprende numerosi villaggi localizzati in una zona montagnosa del Paese.

Venerdì 20 aprile, i media siriani hanno annunciato che i ribelli che si trovavano nel distretto di al-Hajar al-Aswad, situato a sud di Damasco, avevano acconsentito ad arrendersi, dopo una notte di bombardamenti da parte delle forze governative fedeli al presidente al-Assad. La nuova conquista, da parte del regime siriano, della regione orientale di Qalamoun, unitamente alla precedente vittoria sull’enclave a sud di Damasco, lascia ora in mano ai ribelli dell’opposizione di al-Assad una sola enclave, situata a nord della città di Homs.

Il distretto di al-Hajar al-Aswad, nel quale si trova il campo profughi di Yarmuk, è un’enclave attualmente controllato dallo Stato Islamico e altri gruppi jihadisti. L’UNRWA, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa dei rifugiati palestinesi, si è detta profondamente preoccupata circa il futuro di migliaia di civili, tra cui numerosi rifugiati palestinesi, situati attualmente nel campo profughi di Yarmuk e nelle aree circostanti. Suddetto campo profughi era stato stabilito a sud di Damasco nel 1957 come campo non ufficiale per ospitare i palestinesi che erano stati costretti ad abbandonare il loro territorio di origine dopo la creazione dello Stato di Israele, nel 1948. Prima dello scoppio della guerra civile siriana, iniziata il 15 marzo 2011, Yarmuk ospitava circa 150mila persone, la più grande comunità palestinese in Siria. A partire dal dicembre 2012, il campo profughi era stato lo scenario di violenti scontri tra le forze governative e l’Esercito siriano libero (Esl), composto dai disertori dell’esercito regolare siriano che combattono al fianco dei ribelli. Successivamente, Yarmuk è passato sotto il controllo dei gruppi estremisti, prima Al-Nusra, affiliato ad Al-Qaeda, poi, a partire dall’aprile 2015, lo Stato Islamico.

Il presidente al-Assad, spalleggiato militarmente dalla Russia e dall’Iran, sta cercando di riprendere il controllo delle ultime enclave rimaste in mano ai ribelli nei pressi della capitale Damasco. L’offensiva governativa sta cavalcando l’onda della recente sconfitta dei dissidenti nel Goutha orientale, l’ultimo grande bastione dei ribelli a essere riconquistato nei pressi di Damasco. Nonostante ciò, ampie porzioni di territori siriani al confine con la Giordania, con Israele, con la Turchia e con l’Iraq esulano ancora dal controllo del regime. Inoltre, i dissidenti siriani mantengono saldo il loro potere su una regione situata a sud-ovest e a nord-ovest del Paese, e le milizie curde, spalleggiate dagli Stati Uniti, controllano una porzione settentrionale e orientale della Siria.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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