Le spose bambine della Giordania

Pubblicato il 21 aprile 2018 alle 6:08 in Giordania Medio Oriente

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Gli attivisti per i diritti umani in Giordania hanno lanciato una campagna di protesta contro la pratica dei matrimoni minorili, sempre più diffusi a causa della povertà e dell’afflusso crescente di rifugiati.

L’iniziativa “Nujoud”, guidata dall’organizzazione contro i matrimoni precoci Sisterhood is Global Institute (SIGI), prende il nome da una bambina yemenita data in sposa a soli 10 anni e spinta a divorziare pochi mesi dopo. Il gruppo di manifestanti si batte per costringere il Parlamento ad abolire la legge che permette i matrimoni dei minori e priva i giudici del diritto di concedere deroghe, secondo quanto reso noto dall’agenzia di stampa Ansamed giovedì 19 aprile. Gli attivisti hanno affermato che la comunità tribale giordana continuerebbe a tollerare le unioni tra persone al di sotto dei 18 anni e che il Parlamento, nonostante i miglioramenti in termini di riconoscimento dei diritti umani, sarebbe dominato da leader conservatori non intenzionati a emendare la legge.

La Giordania è uno Stato naturalmente povero di risorse. Conta principalmente sullo sfruttamento agricolo delle aree a est del Mar Morto e della Valle del Giordano, essendo il resto del territorio incolto o improduttivo. La sua economia dipende in larga parte dalle importazioni e dagli aiuti internazionali. In più, la situazione economica del Paese si è indebolita fortemente per gli effetti della Guerra del Golfo, terminata il 28 febbraio 1991, e l’embargo successivo imposto dalle Nazioni Unite all’Iraq, partner commerciale della Giordania. La difficile situazione economica che affligge il Paese, ha costretto molte ragazze ad andare in sposa in età precoce per non gravare sulle famiglie e per assicurarsi vantaggi economici.

Stando a quanto riporta Ansamed, l’afflusso di rifugiati siriani avrebbe ulteriormente aggravato il fenomeno dei matrimoni precoci perché le famiglie in arrivo in Giordania deciderebbero di far sposare le proprie figlie per ottenere diritti legali e garantire loro un futuro adeguato. I promotori della campagna “Nujoud” si sono opposti anche a questa pratica, affermando che potrebbe essere considerata un crimine.

Già il 7 settembre 2017, in occasione di una conferenza stampa che si era tenuta a Roma, il rappresentante dell’Unicef in Giordania, Robert Jenkins, aveva denunciato “un record senza precedenti di matrimoni precoci” tra i rifugiati siriani nel Paese. “Se il numero dei nuovi matrimoni minorili in Giordania era inferiore al 10% prima dell’inizio del conflitto in Siria, sette anni fa, ora la percentuale si è alzata del 35-36%”, ha aggiunto Jenkins, riportando le ultime cifre note.

Sulla base dei dati forniti dall’organizzazione Sisterhood is Global Institute, ogni anno, in Giordania, più di 10.000 ragazze sotto i 18 anni vengono costrette a sposarsi. In questo senso, il direttore esecutivo di SIGI, Asma Khader, ha affermato, all’inizio della protesta, mercoledì 18 aprile, che “i matrimoni minorili per scopi economici dovrebbero essere condannati al pari del traffico di esseri umani”. In merito ai dati, ha poi dichiarato: “Le cifre che abbiamo rilevato indicano che ogni giorno in Giordania si sposano all’incirca 30 ragazze con meno di 18 anni”.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

di Redazione

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