Mogherini e Vucic soddisfatti del processo di adesione della Serbia alla UE

Pubblicato il 20 aprile 2018 alle 16:39 in Balcani Europa

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L’Alto rappresentante dell’Unione Europea, Federica Mogherini, si è recata giovedì 19 aprile in visita a Belgrado per incontrare il presidente serbo, Alekasandar Vucic, e la premier Ana Brnabic. Argomenti dell’incontro sono stati il processo di adesione della Serbia all’Unione Europea e la questione del Kosovo.

Nella conferenza stampa congiunta, sia Federica Mogherini sia Alekasandar Vucic hanno evidenziato che i negoziati per l’adesione della Serbia all’Unione Europea sono a buon punto. 12 dei 35 capitoli sono già stati aperti, e sussistono buone possibilità per l’apertura di altri capitoli entro la fine del 2018.

Per l’Alto rappresentante UE l’esempio della Serbia evidenzia le grandi possibilità di integrazione dell’intera area balcanica. In tal senso, il vertice UE-Balcani occidentali in programma il 17 maggio a Sofia rappresenta, secondo Vucic, un importante stimolo per il processo di integrazione europea dei Balcani.

In merito al Kosovo, la Mogherini ha ribadito il proprio impegno a sostenere l’attuazione degli Accordi di Bruxelles del 2013 da parte di Serbia e Kosovo. Gli Accordi firmati il 19 aprile 2013 hanno permesso l’inizio del processo di normalizzazione dei rapporti tra Serbia e Kosovo, definendo le condizioni di decentramento del Nord del Kosovo a favore della popolazione serba . A tal proposito, la Mogherini ha manifestato soddisfazione per l’inizio della stesura dello statuto della Comunità delle municipalità serbe (ZSO). Al contrario, Vucic ha mostrato perplessità sul rispetto degli obblighi derivanti dagli accordi da parte degli albanesi.

A margine della conferenza Vucic ha condannato le azioni di Vojislav Seselj all’Assemblea Nazionale serba. Mercoledì 18 aprile, il governo croato aveva deciso di far rientrare la propria delegazione in Serbia dopo che Vojislav Seselj, leader del Partito Radicale Serbo (SRS), aveva calpestato la bandiera croata. Un gesto condannato giovedì 19 aprile anche dalla Commissione Europea attraverso il suo portavoce, Carlos Martin Ruiz de Gordejuela, il quale aveva definito queste azioni come “qualcosa che non appartiene ad un’istituzione democratica”.

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di Redazione

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