La Russia suggerisce la possibilità di dividere la Siria

Pubblicato il 20 aprile 2018 alle 17:18 in Russia Siria

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Il vice ministro degli Esteri, Sergei Ryabkov, ha dichiarato di non sapere come la situazione dei confini siriani potrebbe evolversi e se sarà possibile mantenerla unita in un unico Paese, suggerendo la possibilità di dividere in due parti il Paese, tra i ribelli e il governo siriano del presidente Bashar Al-Assad, secondo quanto riferito dal quotidiano The New Arab

Venerdì 20 aprile, Ryabkov ha dichiarato: “Non sappiamo come si evolverà la situazione, se sarà possibile mantenere la Siria unita in un unico Paese”. La Siria è dilaniata dalla guerra civile dal 15 marzo 2011. Nel conflitto si contrappongono l’esercito nazionale siriano, fedele al governo del presidente Al-Assad, e i ribelli siriani, divisi al loro interno in numerosi gruppi. I ribelli si trovano in particolare nell’area a sud di Damasco, dove sono in corso scontri con le forze governative, e nel governatorato di Idlib, che si trova nel nord-ovest della Siria. A queste due fazioni si aggiungono i militanti dello Stato Islamico che sono rimasti nel Paese, in particolare nel territorio orientale della Siria, al confine con l’Iraq, e nell’area a sud di Damasco, dopo la sconfitta dell’organizzazione terroristica, annunciata il 6 dicembre 2017. In Siria è altresì presente una comunità curda che, il 17 marzo 2016, aveva proclamato unilateralmente un sistema federale curdo nel nord del Paese, mai riconosciuto dal governo di Bashar Al-Assad, il quale lo aveva accusato di non avere alcuna “base legale”. Tra il 20 gennaio e il 18 marzo, il distretto di Afrin, che si trovava sotto il controllo delle forze curde, era stato sottoposto a un’offensiva da parte della Turchia, che si era conclusa con l’allontanamento dei soldati curdi delle People’s Protection Units (YPG) dal territorio.

Lo stesso giorno in cui Ryabkov ha rilasciato tali dichiarazioni, venerdì 20 aprile, il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, ha riferito che Mosca starebbe considerando la possibilità di fornire sistemi missilistici antiaerei avanzati alle forze del presidente Al-Assad. In questo contesto, Lavrov ha dichiarato che l’attacco condotto da Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia in Siria avrebbe “rimosso qualsiasi obbligo morale che la Russia avrebbe avuto nel tenere i sistemi missilistici antiaerei S-300” e ha aggiunto: “Adesso non abbiamo obblighi morali. Li avevamo, avevamo promesso di non farlo circa 10 anni fa, credo, su richiesta dei nostri noti alleati”. Nella stessa occasione, Lavrov ha dichiarato che, prima che gli Stati Uniti conducessero l’attacco in Siria, la Russia aveva informato i funzionari americani di quali aree avrebbero rappresentato una “linea rossa” per Mosca e ha sottolineato che gli americani non avrebbero oltrepassato tale linea.

Le affermazioni del ministro degli Esteri russo fanno riferimento all’attacco sferrato da Londra, Washington e Parigi nella notte tra venerdì 13 e sabato 14 aprile, durante il quale le potenze occidentali avevano lanciato oltre 100 missili contro 3 importanti centri di fabbricazione di armi chimiche, all’interno del territorio siriano. Il raid era stato condotto in risposta a un presunto attacco con armi chimiche che le forze fedeli al presidente siriano avrebbero lanciato nella città di Douma, situata nel territorio del Ghouta orientale, nella notte del 7 aprile, causando la morte di almeno 60 persone. Da parte loro, il governo siriano e la Russia avevano respinto tali accuse. Il 12 aprile, il presidente francese, Emmanuel Macron, aveva dichiarato che la Francia avrebbe avuto le prove dell’utilizzo di armi chimiche da parte delle forze governative siriane.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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