Israele-Palestina: salgono le tensioni, mentre le proteste si avvicinano al confine

Pubblicato il 20 aprile 2018 alle 12:46 in Israele Palestina

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Israele ha lanciato numerosi volantini sulla Striscia di Gaza, nei quali esorta i palestinesi a non avvicinarsi alla barriera di sicurezza, che separa lo Stato ebraico dal territorio palestinese. L’area adiacente alla frontiera israeliana è considerata un’area sensibile dalle forze israeliane, alla quale non i palestinesi non potrebbero avere accesso.

I volantini sono stati lanciati nella mattinata di venerdì 20 aprile, dopo che, il giorno precedente, giovedì 19 aprile, i manifestanti palestinesi avevano avvicinato la tendopoli di protesta al confine tra Israele e la Striscia di Gaza. La protesta, nota anche con il nome di Marcia del Ritorno, è iniziata venerdì 30 marzo, data in cui cade lo Yom Al-Ard, il Giorno della Terra, ovvero il giorno in cui i palestinesi commemorano l’uccisione di 6 cittadini arabi di Israele da parte delle forze di sicurezza israeliane, avvenuta il 30 marzo 1976, durante le manifestazioni contro la confisca dei territori palestinesi nel nord di Israele. Stando al progetto degli organizzatori della marcia, i palestinesi dovrebbero gradualmente avvicinarsi alla barriera di sicurezza israeliana, fino al 15 maggio, giorno in cui si concluderà la protesta. In quel giorno si celebra lo Yawm Al-Nakba, il Giorno della Nakba, in cui il popolo palestinese commemora l’esodo di centinaia di migliaia di palestinesi dal territorio di Israele, avvenuto nel 1948, anno della creazione dello Stato di Israele, la cui indipendenza viene festeggiata il giorno precedente, il 14 maggio.

L’obiettivo delle manifestazioni è il ritorno dei rifugiati palestinesi nei territori in cui adesso sorge Israele, una delle questioni discusse nei negoziati di pace tra le due parti. Il popolo palestinese considera il ritorno nei territori israeliani un diritto, che dovrebbe essere garantito dal diritto internazionale. Al contrario, Israele considera la questione una richiesta politica che dovrebbe essere discussa nel processo di pace. Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa Reuters, Israele avrebbe rifiutato la possibilità del ritorno dei palestinesi poiché teme che l’afflusso di un numero così alto di palestinesi possa ridurre la maggioranza ebraica nel territorio e avrebbe proposto che i palestinesi si stabiliscano nel futuro Stato di Palestina, che includerebbe la Striscia di Gaza e la Cisgiordania, i territori che erano stati occupati nella guerra del 1967.

Le manifestazioni avrebbero dovuto essere pacifiche, tuttavia, durante i primi tre venerdì di protesta, si sono verificati scontri violenti tra i soldati israeliani e i manifestanti, che hanno portato alla morte di 35 palestinesi e al ferimento di più di 4.000 persone. Durante il quarto venerdì di protesta, che si è svolto venerdì 20 aprile, gli scontri tra le forze israeliane e i manifestanti hanno causato la morte di quattro palestinesi, rispettivamente di 25, 24 e 15 anni. Quest’utlimo incidente, porterebbe il numero delle vittime, uccise dai soldati israeliani a partire da venerdì 30 marzo, a 38, secondo quanto riferito dal Ministero della Salute di Gaza.

In merito alla natura della protesta, un membro del comitato organizzativo del movimento per il Jihad islamico in Palestina, Daoud Shehab, ha affermato che il gruppo starebbe valutando la possibilità di attraversare il confine e ha dichiarato: “Attraverseremo il confine. Israele dovrebbe sentirsi molto teso per questa marcia”. Da parte sua, l’esercito israeliano ha annunciato che non avrebbe tollerato l’avvicinamento o l’attraversamento del confine tra Israele e Striscia di Gaza da parte dei manifestanti. In merito alla questione, giovedì 19 aprile, l’esercito israeliano aveva dichiarato di essere pronto a qualsiasi scenario e di “essere preparato a prevenire qualsiasi violazione della sovranità israeliana o danno alla barriera di sicurezza”. Già prima dell’inizio degli scontri, le Forze di Difesa israeliane avevano schierato i cecchini e i carri armati nel territorio israeliano di confine. Il 28 marzo, il capo di Stato Maggiore delle Forze di Difesa israeliane, il tenente generale Gadi Eizenkot, aveva annunciato di avere schierato più di 100 tiratori scelti al confine con la Striscia di Gaza, con il permesso di sparare contro la folla nel caso in cui fossero stati messi in pericolo i soldati o i civili israeliani.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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