Yemen: migranti torturati e abusati nel centro di detenzione di Aden

Pubblicato il 19 aprile 2018 alle 16:45 in Medio Oriente Yemen

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

L’Ong per i diritti umani, Human Rights Watch, ha denunciato, con un report del 17 aprile 2018, gli abusi e i trattamenti degradanti subiti dai migranti africani detenuti nei centri di detenzione in Yemen.

L’organizzazione ha dichiarato che le forze di sicurezza yemenite compiono sistematicamente violenze nei confronti di uomini, donne e bambini detenuti nel centro di Aden, una città nel sud-ovest dello Yemen. Secondo le testimonianze riportate da otto migranti del campo, gli abusi includerebbero stupri, torture, esecuzioni non autorizzate e altre violenze fisiche e psicologiche. Le autorità, inoltre, sono accusate di negare la protezione ai richiedenti asilo e di eseguire rimpatri illegali senza accertare le condizioni di sicurezza. Infine, avviene che gli ufficiali sequestrino ai migranti soldi, effetti personali e documenti forniti dall’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni unite per i Rifugiati.

I migranti che approdano sulle coste dello Yemen provengono generalmente dagli Stati del Corno d’Africa, come l’Etiopia o la Somalia, dove vivono in condizioni di estrema povertà e in molti casi subiscono violazioni dei diritti umani da parte dei loro governi. Ogni anno, decine di migliaia di persone, raggiungono l’Arabia Saudita e gli altri Stati del Golfo. In questo senso, l’Organizzazione internazionale per le Migrazioni (IOM) ha accertato che, nel 2017, 87.000 persone hanno cercato di raggiungere lo Yemen in barca dal Corno D’Africa.

In merito al trattamento riservato ai migranti africani in Yemen, il direttore del programma per i diritti dei rifugiati dello Human Rights Watch, Bill Frelick, ha affermato: “La crisi in Yemen non giustifica assolutamente questa crudeltà e brutalità. Il governo yemenita deve fermare queste violenze e trovare i responsabili”.

Dal 19 marzo 2015, lo Yemen è afflitto da una guerra civile che vede contrapporsi il governo del presidente Abed Rabbo Mansour Hadi e gli Houthi, i ribelli sciiti sostenuti dall’Iran. La situazione è resa ancora più complessa dal coinvolgimento delle potenze esterne. Da un lato, vi è la coalizione araba, a guida saudita, entrata nel conflitto il 26 marzo 2015, che supporta il presidente destituito, ma tuttora riconosciuto dalla comunità internazionale. Dall’altro, vi sono gli Houthi, appoggiati dall’Iran, che invia segretamente armi al gruppo.

Nel Sud dello Yemen, dove si trova la città di Aden, che, al momento, rappresenta la capitale del governo di Hadi, il territorio è controllato dai separatisti yemeniti, sostenuti dagli Emirati Arabi Uniti. Come riporta Human Rights Watch, il ministro degli Interni yemenita ha dichiarato che, nel centro di detenzione di Aden, gli ufficiali del governo si occupano di arrestare e trasferire nel campo i migranti, ma molte altre operazioni sono affidate alle unità della cosiddetta “Security Belt”, comandata dagli Emirati Arabi. Da parte sua, il governo degli Emirati, interrogato dall’ONG sul suo ruolo nel centro, non ha ancora dato alcuna risposta in merito.

La “Security Belt” è un corpo militare, legato allo Stato degli Emirati, che opera nel sud dello Yemen. È stato ripetutamente accusato di commettere abusi e violazioni dei diritti umani, nonostante sia ufficialmente subordinato al Ministero degli Interni yemenita.

Nonostante la decisione di sostituire il comandante del centro di Aden, Khalid al-Alwani, accusato di essere a conoscenza degli abusi, Human Rights Watch ha dichiarato che i migranti sono ancora sottoposti a gravi violenze e spesso espulsi.   

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.