Siria: attentato uccide 25 soldati di Al-Assad

Pubblicato il 19 aprile 2018 alle 15:06 in Medio Oriente Siria

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Alcuni uomini armati hanno lanciato un attacco terroristico nei pressi della città di Al-Mayadeen, situata nel governatorato di Deir Ezzor, nel territorio orientale della Siria, uccidendo 25 soldati dell’esercito del presidente siriano, Bashar Al-Assad. L’attacco sarebbe stato attribuito allo Stato Islamico.

Secondo la ricostruzione dell’avvenimento, fornita dal quotidiano Al-Arabiya, l’attacco sarebbe avvenuto nel pomeriggio di mercoledì 18 aprile contro la città di Al-Mayadeen, che era stata liberata il 14 ottobre 2017, dalle truppe governative siriane, sostenute dai loro alleati. L’attentato avrebbe causato la morte di almeno 25 membri delle forze governative e di 13 estremisti.

L’Osservatorio siriano per i diritti umani ha attribuito l’attacco ai soldati dello Stato Islamico, nonostante l’attentato non sia ancora stato rivendicato ufficialmente. In questo contesto, il direttore dell’Osservatorio, Rami Abdel Rahman ha dichiarato: “È in corso il tentativo dello Stato Islamico di avanzare in direzione della città di Al-Mayadeen” dal deserto di Badia e ha aggiunto: “Si tratta del più grande attacco dell’ISIS da quando è stato espulso dalla città”. Nonostante il presidente russo, Vladimir Putin, abbia annunciato la sconfitta dell’organizzazione terroristica nella Siria orientale, il 6 dicembre 2017, alcuni militanti dell’ISIS continuano a nascondersi nel territorio desertico che si trova vicino al fiume Eufrate, al confine tra Siria e Iraq.

Da parte sua, giovedì 19 aprile, una fonte dell’esercito governativo ha negato il lancio di qualsiasi attacco contro le postazioni delle sue truppe, stanziate sulla riva occidentale del fiume Eufrate, tuttavia ha dichiarato che alcuni bombardamenti contro le postazioni dell’esercito dalla riva orientale avrebbero causato la risposta pronta delle truppe siriane.

Martedì 17 aprile, in occasione di un briefing in merito alla situazione della missione americana in Siria e in Iraq, il portavoce della coalizione internazionale, a guida americana, che combatte contro lo Stato Islamico in Siria e in Iraq, Ryan Dillon, aveva dichiarato che, in Siria, i soldati dell’organizzazione terroristica continuerebbero a essere presenti nel territorio orientale del Paese e, in particolare, nel villaggio di Hajin, situato nei pressi della riva orientale del fiume Eufrate, a nord di Albu Kamal, e a Dashisha, che si trova anch’essa sulle rive dell’Eufrate, a ovest della città di Deir Ezzor, oltre ad alcune aree a sud di Damasco.

Martedì 17 aprile, l’esercito siriano aveva iniziato a bombardare il territorio vicino al campo profughi di Yarmuk, situato nel sud della capitale, il quale, una volta conquistato dalle forze governative, consentirà al presidente siriano, Bashar Al-Assad, di avere il pieno controllo sulla capitale. Giovedì 19 aprile, le forze governative siriane hanno dato un ultimatum ai militanti dello Stato Islamico che si trovano vicino al campo profughi di Yarmuk, situato a sud di Damasco, concedendo loro 48 ore di tempo per lasciare il territorio.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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