Aumentano i rifugiati del Mali in Burkina Faso: a rischio la sicurezza del Paese

Pubblicato il 19 aprile 2018 alle 6:01 in Burkina Faso Mali

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Gli scontri tra alcuni gruppi etnici in Mali hanno costretto 3.000 persone a fuggire nel nord del Burkina Faso, dall’inizio di febbraio a oggi, aggravando la precaria situazione umanitaria e di sicurezza presente in quella zona del Paese africano.

Secondo le Nazioni Unite, sempre più rifugiati maliani sono attesi in Burkina Faso, uno dei Paesi più poveri al mondo, in quanto le offensive tra le comunità di Peul e Dogon, della regione maliana Mopti, stanno continuando. Il flusso dei rifugiati in Burkina Faso, riferisce il portavoce della UN Refugee Agency, sta mettendo sotto pressione le comunità locali più vulnerabili che stanno vivendo una carestia molto grave, peggiorata dalla violenza.

Dal 2012, il Mali è scosso da una guerra che è scaturita da un colpo di Stato, avvenuto il 21 marzo di quell’anno, e dalle offensive portate avanti dal Movimento Nazionale di Liberazione dell’Azawad, a prevalenza tuareg, e dagli islamisti, a partire dal dicembre 2012. L’obiettivo del movimento è quello di rendere la regione di Azawad, situata nel nord del Paese, indipendente dal governo di Bamako. Nonostante l’intervento francese nel gennaio 2013, volto a ristabilire la sovranità delle autorità maliane sui territori settentrionali, le trattative di pace sono fallite diverse volte così che, ancora oggi, il conflitto viene considerato in corso. La minaccia jihadista in Mali è molto alta, in quanto al suo interno sono attività diversi gruppi terroristici, tra cui al-Qaeda del Maghreb (AQIM). La regione centrale del Paese, in particolare, un tempo pacifica, è ormai divenuta un nuovo obiettivo delle violenze terroristiche. 

Dall’inizio della guerra ad oggi, sono stati circa 24.000 i cittadini del Mali che si sono rifugiati in Burkina Faso passando attraverso il confine settentrionale, che costituisce un territorio propizio per gli scontri tra i gruppi armati, i quali contribuiscono all’instabilità dei due Paesi. Il predicatore Ibrahim Malam Dicko, che ha rivendicato alcuni attacchi contro le truppe e i civili del Burkina Faso, è attivo in quella zona. La sua organizzazione Ansarul Islam è stata designata come gruppo terroristico dal governo di Ouagadougou, capitale del Burkina Faso. L’ultimo attacco terroristico nel Paese si è verificato il 2 marzo nella capitale Ouagadougou dove il gruppo Jama’a Nusrat ul-Islam wa al-Muslimin (JNIM), affiliato ad al-Qaeda, ha attaccato l’ambasciata francese, causando la morte di 8 persone e il ferimento di almeno altre 80

Sia il Mali sia il Burkina Faso fanno parte del G5 Sahel, un nuovo corpo antiterrorismo composto da 5,000 ufficiali, tra soldati, poliziotti e agenti speciali originari di Mali, Mauritania, Niger, Ciad e Burkina Faso, che ha l’obiettivo di rafforzare la lotta contro i jihadisti per porre fine definitivamente alla minaccia terroristica nella regione del Sahel.

L’arrivo di un numero sempre maggiore di cittadini maliani in Burkina Faso rischia di peggiorare ulteriormente la situazione di sicurezza del Paese africano, in quanto i rifugiati non hanno opportunità lavorative, ha spiegato la UN Refugee Agency. L’agenzia dell’Onu teme inoltre che possano crearsi tensioni con le comunità locali, le quali stanno già lottando per sopravvivere.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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