Israele teme un attacco dall’Iran

Pubblicato il 18 aprile 2018 alle 6:02 in Iran Israele

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Israele si sta preparando perché teme un attacco diretto da parte del Corpo delle Guardie della Rivoluzione iraniana, in risposta a un raid che era stato condotto contro la base aerea siriana T-4 lunedì 9 aprile. Lunedì 16 aprile, il New York Times, citando fonti militari israeliane, aveva riferito che l’attacco sarebbe stato condotto da Israele.

Lunedì 9 aprile, la Siria e la Russia, che sostiene il presidente Bashar Al-Assad, avevano annunciato che, nella notte tra domenica 8 e lunedì 9 aprile, le forze di difesa siriane avevano intercettato 8 missili sparati contro la base T-4, situata nel villaggio di Tiyas, nel governatorato di Homs. Il bilancio delle vittime dell’attacco era stato di 14 morti, tra cui alcuni iraniani, e numerosi feriti. Inizialmente, la responsabilità dell’attacco era stata attribuita agli Stati Uniti, mentre successivamente Israele era stato accusato di aver compiuto l’assalto.

Secondo quanto riferito da Israele, l’attacco verrà realizzato direttamente dal Corpo delle guardie della Rivoluzione iraniana e comprenderà il lancio di missili con guida di precisione o droni armati da una base siriana. In questo contesto, un ufficiale delle Forze di Difesa israeliane ha dichiarato che “Israele risponderà con la forza a qualsiasi azione iraniana condotta dalla Siria”.

Nella mattinata di martedì 17 aprile, l’Intelligence israeliana ha altresì rilasciato alcune foto aeree delle basi iraniane in Siria, mostrando che Teheran avrebbe aumentato la portata della sua relazione militare con il governo del presidente siriano, Bashar Al-Assad. Le immagini mostrano 5 basi militari iraniane nel paese, la base aerea T-4, l’aeroporto internazionale di Damasco, un aerodromo situato nel sud della capitale, oltre a altre due strutture che si trovano rispettivamente ad Aleppo e a Deir Ezzor. Oltre a ciò, alcune fonti israeliane hanno riferito che Teheran starebbe utilizzando le compagnie aeree civili e cargo Simorgh e Pouya Air per trasportare soldati e armi in Siria, rafforzando così la sua presenza militare nel Paese.

Negli ultimi giorni, le tensioni tra Israele e Iran sono aumentate in modo considerevole, in particolare dopo che, nella serata di venerdì 13 aprile, l’esercito israeliano aveva riferito che il drone iraniano, che si era infiltrato nello spazio aereo israeliano il 10 febbraio, passando attraverso i cieli della Giordania, sarebbe stato armato con esplosivo e inviato nel Paese per condurre un attacco contro lo Stato ebraico. In questo senso, l’esercito aveva dichiarato: “L’intercettazione di un drone iraniano da parte di un elicottero d’attacco aveva impedito all’Iran di condurre un attacco nel territorio dello Stato di Israele”.

Più recentemente, il 10 aprile, l’Iran e Israele si sono scambiati minacce reciproche, in merito al raid aereo che, nella notte tra domenica 8 e lunedì 9 aprile, aveva colpito la base aerea siriana T-4. In questo contesto, il Consigliere della Guida suprema iraniana per le questioni internazionali, Ali Akbar Velayati, aveva definito il raid aereo contro la struttura militare siriana, nel quale sono morti anche alcuni militari iraniani, “un crimine di Israele” e aveva dichiarato che “non sarebbe rimasto impunito”. Da parte sua, il ministro della Difesa israeliano, Avigdor Liberman aveva risposto alle minacce iraniane, affermando che Israele avrebbe fatto tutto il necessario per impedire all’Iran di stabilire una presenza militare permanente in Siria. In questo senso, il ministro aveva dichiarato: “Non importa quale sarà il prezzo, non permetteremo all’Iran di stabilire una presenza militare permanente in Siria. Non abbiamo altra scelta”.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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