Israele: liberati 207 migranti africani

Pubblicato il 17 aprile 2018 alle 8:23 in Israele Medio Oriente

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La Corte suprema di Israele ha rilasciato 207 persone tra migranti e richiedenti asilo africani, che si trovavano nel carcere di Saharonim, situato nel territorio meridionale di Israele, dove erano stati imprigionati nel febbraio 2018, poiché si erano rifiutati di abbandonare il Paese.

La sentenza della Corte israeliana era stata emanata il 10 aprile e imponeva che i migranti arrestati fossero liberati domenica 15 aprile, se il governo non avesse presentato un piano di ricollocamento definitivo entro tale data. In questo contesto, l’autorità israeliana per l’immigrazione ha dichiarato: “Alla luce del fatto che le negoziazioni tra Israele e un Paese terzo sono ancora in corso e in base a una sentenza della Corte suprema, i migranti che si trovano nella prigione di Saharonim verranno liberati oggi”. Oltre a ciò, la sentenza estendeva la sospensione del piano di deportazione dei migranti irregolari per il periodo di due settimane.

Già il 15 marzo, la Corte suprema di Israele aveva sospeso il piano del governo di espatriare migliaia di migranti irregolari, a causa delle proteste di coloro che si opponevano a tale decisione. In tale occasione, la Corte aveva deliberato che il governo avrebbe avuto tempo fino al 26 marzo per fornire ulteriori informazioni. Fino a quel momento, l’allontanamento dei migranti da Israele sarebbe rimasto sospeso.

Il 2 gennaio, il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, aveva annunciato che circa 38.000 migranti irregolari, la maggior parte dei quali di origine eritrea e sudanese, avrebbero dovuto lasciare il Paese entro la fine di marzo. Secondo il progetto stabilito in materia, ogni migrante, che era entrato in Israele in maniera irregolare, avrebbe ricevuto un biglietto aereo e l’equivalente di circa 2.900 euro per lasciare il Paese. Dopo il mese di marzo, termine ultimo stabilito dal governo, la somma sarebbe diminuita e coloro che avrebbero continuato a opporsi all’espatrio sarebbero stati arrestati. Secondo le stime ufficiali, dal giugno al novembre 2017, in Israele erano entrati 38.043 migranti africani. Tale cifra includeva 27.494 eritrei e 7.869 sudanesi. Netanyahu aveva altresì dichiarato di aver concluso alcuni accordi con Ruanda e Uganda, i quali avrebbero accettato di accogliere i migranti, dal momento che questi, in particolare i sudanesi e gli eritrei, non avrebbero potuto tornare nei Paesi d’origine, a causa dell’instabilità dei due Stati. Qualche giorno più tardi, il 5 gennaio, Ruanda e Uganda avevano affermato di non aver firmato alcun accordo con Israele in merito all’accoglienza dei migranti africani.

Il 2 aprile, Netanyahu aveva annunciato di aver raggiunto un accordo bilaterale con la UN Refugee Agency (UNHCR) in merito al ricollocamento dei migranti africani. Il patto avrebbe consentito a 16.250 migranti di abbandonare Israele per recarsi in alcuni Paesi sviluppati, tra i quali Canada, Germania e Italia. Stando a quanto stabilito dall’accordo, Israele avrebbe altresì introdotto alcune soluzioni per altri 23.000 migranti che sarebbero rimasti nel Paese. Il giorno successivo, il 3 aprile, tuttavia, il premier israeliano aveva annullato il progetto.

Da parte sua, il 13 aprile, il ministro di Stato ugandese per il Sostegno e la Gestione delle Catastrofi e per i Rifugiati, Musa Ecweru, aveva annunciato che il Paese starebbe considerando la possibilità di accogliere 500 migranti provenienti dall’Eritrea e dal Sudan. La richiesta di Israele era giunta dopo che, il 10 aprile, le autorità avevano individuato circa 8.000 migranti sudanesi ed eritrei potenzialmente trasferibili tramite un piano di espulsione obbligatoria.

Secondo quanto riferito dal quotidiano israeliano The Times of Israel, negli ultimi 3 anni, almeno 1.700 richiedenti erano stati “deportati volontariamente” in Uganda. I migranti che si erano recati volontariamente in Uganda e Ruanda, tuttavia, avevano affrontato numerose difficoltà una volta arrivati nel Paese ospitante, rischiando di essere imprigionati e, in alcuni casi, costretti a lasciare lo Stato e ad attraversare il confine in maniera illegale per trovare rifugio in altri Paesi.  

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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