Unicef: 1.000 bambini rapiti da Boko Haram dal 2013 a oggi

Pubblicato il 16 aprile 2018 alle 6:01 in Africa Nigeria

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L’UNICEF ha reso noto che, dal 2013 a oggi, il gruppo fondamentalista nigeriano Boko Haram ha rapito più di 1.000 bambini nel nord-est del Paese.

Ad avviso dell’agenzia dell’Onu, i terroristi dell’organizzazione ricorrono alla pratica dei rapimenti per incutere terrore in tutto il Paese e dimostrare il suo potere. Boko Haram, attivo in Nigeria dal 2009, ha causato la morte di almeno 20.000 persone, forzando 2,6 milioni di cittadini ad abbandonare le proprie case e causando una grave crisi umanitaria. Nel nord-est del Paese, 450.000 bambini stanno rischiando di morire di fame. La furia dei jihadisti ha raggiunto anche gli Stati vicini, come il Ciad, il Niger e il Camerun, dove più di 2.000 scuole sono state chiuse. Le violenze, gli stupri e i sequestri perpetrati dal gruppo nel corso degli ultimi anni sono innumerevoli. In particolare, i jihadisti utilizzano soprattutto donne e bambine che, dopo essere state rapite, vengono costrette dai miliziani a diventare kamikaze. Il 19 febbraio scorso più di 100 ragazze, tutte di età compresa tra gli 11 e i 19 anni, erano state rapite nel villaggio dello Stato dello Yobe, in ciò che è stato definito il sequestro più grave effettuato in seguito a quello del 14 aprile 2014 a Chibok, dove i jihadisti nigeriani rapirono 275 studentesse. Il 21 marzo, le studentesse di Dapachi sono state rilasciate, anche se 5 di loro sono morte.

“I bambini del nord-est della Nigeria continuano a essere soggetti ai rapimenti del terroristi”, ha spiegato il capo dell’Unicef per la Nigeria, Mohamed Malick. La stima dall’organizzazione umanitaria, la prima mai effettuata finora, ha documentato 1.000 casi, anche se a suo avviso sono molti di più i minori che si trovano nelle mani dei terroristi nigeriani. Secondo la testimonianza di una 17enne che era stata rapita da Boko Haram, le bambine e le giovani vengono rinchiude in stanze, sono poi obbligate a sposare i jihadisti, venendo altresì stuprate numerose volte.

Il 25 dicembre 2016 il presidente nigeriano, Muhammadu Buhari, aveva riferito che l’esercito nazionale aveva preso il controllo dell’ultima base di Boko Haram, nel nord-est dello stato del Borno. Il primo gennaio 2017, tuttavia, il gruppo terroristico aveva smentito la sconfitta attraverso la pubblicazione di un video e, da allora, si sono verificati sistematicamente attacchi che hanno messo a dura prova la sicurezza del Paese, soprattutto nelle aree più remote. Il primo gennaio 2018, Buhari ha ammesso che, nonostante la sconfitta tecnica dei jihadisti nigeriani, continuano a verificarsi attentati sparsi. A suo avviso, “nemmeno le migliori forze di polizia potrebbero sventare determinati attacchi criminali”. 

 Il 26 marzo, il Ministero dell’Informazione nigeriano ha riferito che il governo di Abuka sta negoziando con Boko Haram per raggiungere un cessate il fuoco e assicurare la fine delle ostilità. È la prima volta dal 2009 in cui il governo di Abuja ha reso noto di essere in trattativa con i terroristi in merito ad un cessate il fuoco. In passato, tuttavia, il presidente Buhari aveva ripetutamente affermato di essere disponibile al dialogo.

L’ultimo attentato in Nigeria è avvenuto il 2 aprile a Maiduguri, dove sono morte 15 persone e ne sono rimaste ferite altre 68.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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