Turchia: Macron non spezzerà il nostro rapporto con la Russia

Pubblicato il 16 aprile 2018 alle 17:25 in Siria Turchia

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La Turchia non sostiene nessun Paese straniero in Siria e promuove una politica diversa rispetto a quelle di Iran, Russia e Stati Uniti, secondo quanto dichiarato dal primo ministro turco, Bekir Bozdag.

Durante un’intervista, che ha rilasciato lunedì 16 aprile, Bozdag ha affermato che la Turchia non avrebbe esitato a collaborare con qualsiasi Stato interessato a difendere “i giusti principi” in Siria. In tale contesto, il premier turco ha dichiarato: “La politica della Turchia in Siria non sostiene o contrasta alcun Paese. Non c’è alcun cambiamento nella politica che sta portando avanti Ankara” e ha aggiunto: “Non condividiamo la politica degli Stati Uniti sulla questione delle People’s Protection Units (YPG) e la posizione della Turchia non è cambiata. Siamo contrari anche al sostegno incondizionato nei confronti del governo siriano e siamo in contrasto con le posizioni di Russia e Iran sull’argomento”.

Tale dichiarazione è giunta in risposta ad alcune affermazioni del presidente francese, Emmanuel Macron, il quale aveva dichiarato che la posizione di Ankara, favorevole all’attacco americano, inglese e francese in Siria, avrebbe dimostrato il “distacco” del Paese dalla Russia. Macron faceva riferimento al fatto che, sabato 14 aprile, il Ministero degli Esteri turco aveva riferito che il Paese aveva approvato l’iniziativa militare condotta in Siria da Washington, Londra e Parigi, definendola una risposta “appropriata”.

Subito dopo la diffusione della notizia dell’attacco delle tre potenze occidentali in Siria, sabato 14 aprile, il Ministero degli Esteri turco aveva emanato un comunicato nel quale dichiarava: “Accogliamo favorevolmente l’operazione che ha alleviato la coscienza dell’umanità in riferimento all’attacco di Douma, che si sospetta sia stato condotto dal governo siriano”. In questo contesto, Ankara aveva definito gli attacchi che colpiscono i civili con armi di distruzione di massa, tra le quali le armi chimiche, un “crimine contro l’umanità che non dovrebbe rimanere impunito”. In questo senso, il Ministero ha aggiunto: “Il governo siriano, che sta tiranneggiando sul suo popolo da più di 7 anni, con armi convenzionali o chimiche, ha una comprovata esperienza in crimini contro l’umanità e crimini di guerra. La coscienza della comunità internazionale non ha dubbi a riguardo”.

Nella notte tra venerdì 13 e sabato 14 aprile, gli Stati Uniti, insieme alla Francia e alla Gran Bretagna, avevano lanciato oltre 100 missili contro alcuni obiettivi siriani, in risposta a un attacco chimico che era stato condotto nella città di Douma, situata nel Ghouta orientale, nella notte tra il 7 e l’8 aprile. Pochi giorni prima dell’attacco in Siria, il 12 aprile, il presidente francese aveva dichiarato che il proprio Paese avrebbe avuto le prove dell’utilizzo di armi chimiche da parte delle forze fedeli al presidente siriano, Bashar Al-Assad.

In merito alla questione, lunedì 16 aprile, è intervenuto anche il ministro degli esteri turco, Mevlut Cavusoglu, il quale, in occasione di una conferenza stampa, che ha tenuto con il segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, ha dichiarato che il presidente francese non avrebbe potuto rompere la partnership della Turchia con la Russia. In questo senso, il ministro turco ha affermato: “Possiamo pensarla diversamente, ma le nostre relazioni con la Russia non sono così deboli da poter essere rotte dal presidente francese” e ha aggiunto: “Abbiamo relazioni forti con la Russia, ma i nostri rapporti con la Russia non costituiscono un’alternativa alle relazioni con la NATO o con i nostri alleati”.

Fin dallo scoppio della guerra civile siriana, avvenuto il 15 marzo 2011, la Turchia ha sempre sostenuto l’opposizione siriana, che era insorta contro il governo del presidente, Bashar Al-Assad. La Turchia è anche uno dei tre Paesi, insieme a Iran e Russia, che partecipa ai negoziati di Astana, che fanno parte del processo di pace mirato a raggiungere una soluzione al conflitto civile siriano. Nonostante sia un membro della NATO dal 18 febbraio 1952, negli ultimi anni e, in particolare, dopo il colpo di stato subito dal presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, il 15 luglio 2016, Ankara ha iniziato a migliorare i rapporti con la Russia, dalla quale ha acquistato anche un sistema di difesa missilistico S-400.

I rapporti tra la NATO e la Russia sono molto tesi per almeno due motivi. Il primo motivo è costituito dalla questione della Crimea.  Il 23 febbraio 2014, in seguito allo scoppio del conflitto russo-ucraino, la NATO si era schierata a favore della sovranità e dell’integrità territoriale dell’Ucraina, condannando l’annessione della Crimea da parte di Mosca. A partire dal 2017, l’Alleanza ha schierato le proprie truppe nei Paesi dell’Europa centrale e dell’est, al confine con la Russia, e ha fornito supporto militare sia agli Stati baltici (Estonia, Lettonia e Lituania) sia a Polonia, Norvegia, Slovacchia, Montenegro e Romania. Il secondo motivo di tensione tra la Russia e la NATO è costituito dalla guerra civile siriana. Fin dall’inizio del conflitto, la Russia, insieme all’Iran e alle milizie sciite libanesi di Hezbollah, si è schierata a favore del regime di Bassar al-Assad. Al contrario, dal 15 marzo 2011, i Paesi della NATO hanno iniziato a sostenere i ribelli siriani. Ciò ha causato uno scontro indiretto tra la Russia e l’Alleanza.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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