Siria: le forze di Al-Assad impediscono ai civili di lasciare Afrin

Pubblicato il 16 aprile 2018 alle 6:03 in Medio Oriente Siria

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Le forze governative siriane stanno bloccando i civili, impedendogli di lasciare il distretto di Afrin, conquistato dalla Turchia il 18 marzo, per raggiungere il territorio che si trova sotto il controllo del governo del presidente Bashar Al-Assad.

In un report, dal titolo “Syria: Afrin residents Blocked from Fleeing, Aid”, pubblicato domenica 8 aprile, l’organizzazione umanitaria Human Rights Watch ha criticato le azioni delle forze governative siriane nel territorio di Afrin e ha denunciato la situazione dei civili, che sono bloccati nell’area, con beni alimentari, acqua pulita e medicinali limitati. Oltre a ciò, l’organizzazione umanitaria ha riferito che i gruppi armati siriani che collaborano con le forze turche starebbero saccheggiando e distruggendo le proprietà civili nella città di Afrin e nei villaggi circostanti.

In questo contesto, il vice direttore di Human Rights Watch per il Medio Oriente, Lama Fakih, ha dichiarato: “Le condizioni umanitarie di tutti i civili che sono fuggiti dai combattimenti ad Afrin sono pessime, ma coloro ai quali è stato negato l’accesso alle aree che si trovano sotto il controllo del governo e alle quali vengono saccheggiate le proprietà sono particolarmente vulnerabili” e ha aggiunto: “Le forze turche e i gruppi armati antigovernativi dovrebbero porre fine al saccheggio e alla distruzione delle proprietà civili a cui stiamo assistendo ad Afrin e i soldati governativi devono smettere di bloccare coloro che provano a fuggire”.

La Turchia aveva lanciato l’operazione Ramo d’Olivo il 20 gennaio nel territorio, con lo scopo di liberarlo dal terrorismo e di creare una zona cuscinetto dell’estensione di 30 km. Dopo la conquista della città di Afrin, avvenuta il 18 marzo, Ankara aveva annunciato che la campagna sarebbe continuata fino a quando il “corridoio del terrore” attraverso Manbij, Ayn Al-Arab, Tell Abyad, Ras Al-Ayn e Qamishli fosse stato annientato”. Stando ai dati forniti dalle Nazioni Unite, i combattimenti tra i soldati curdi e le forze turche, sostenute dall’Esercito siriano libero (Esl), avrebbero causato lo sfollamento di almeno 137.070 persone, mentre tra le 50.000 e le 70.000 sarebbero rimaste nella città di Afrin. Il 29 marzo, le Nazioni Unite avevano denunciato la mancanza di cibo, medicinali e ripari per gli sfollati siriani che erano riusciti ad abbandonare Afrin.

Coloro che riescono a lasciare Afrin non possono entrare liberamente nelle aree sotto il controllo del governo, in cui avrebbero accesso a strutture migliori e all’assistenza. Secondo quanto riferito da Human Rights Watch, migliaia di persone avrebbero cercato inizialmente di raggiungere la città di Aleppo e i villaggi di Nubul e Zahra, ma il personale delle postazioni di controllo del governo avrebbe chiesto loro il pagamento di cifre che raggiungevano i 1.000 dollari per consentirgli di entrare nel territorio. In questo contesto, un testimone ha riferito: “Non ho potuto entrare a Nubul. Al checkpoint i soldati mi hanno chiesto almeno 291 dollari a persona”. Coloro che non possono permettersi tale somma sono costretti a tornare nei villaggi d’origine, nel distretto di Afrin, o a rimanere nella campagna situata nelle aree sotto il controllo del governo, senza poter accedere a nessun servizio.

Coloro che sono riusciti ad abbandonare Afrin hanno riferito che i gruppi armati che sono entrati nella città con le forze turche hanno confiscato le proprietà civili, minacciando coloro che vi abitavano di morte o violenza.

Tali comportamenti violano la legge di guerra, secondo la quale tutte le parti che partecipano al conflitto devono consentire ai civili di abbandonare le ostilità e di avere accesso all’assistenza umanitaria. Oltre a ciò, il saccheggio e il sequestro forzato delle proprietà private sono proibiti e possono costituire un crimine di guerra anche nel caso il territorio sia sottoposto a un attacco. Il compito di prevenire e impedire che la legge di guerra venga violata spetterebbe ai comandanti militari. Infine, la distruzione e la rimozione delle proprietà personali e private costituisce un ostacolo al ritorno degli sfollati nel loro territorio di origine.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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