Etiopia: nuovo premier promette riforme in materia di sicurezza

Pubblicato il 16 aprile 2018 alle 9:44 in Africa Etiopia

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Il primo ministro etiope, Abiy Ahmed, ha giurato di voler attuare riforme in materia di sicurezza e di intelligence, promettendo di stabilire un sistema di controllo su tutto il settore.

L’esercito e le forze di sicurezza etiopi sono state ripetutamente accusate di aver violato i diritti umani dei cittadini nel corso delle operazioni per reprimere le manifestazioni e le proteste contro il governo. Negli ultimi mesi le tensioni politiche in Etiopia hanno raggiunti l’apice, in seguito alle dimissioni del l’ex premier Hailemariam Desalegn, presentate il 15 febbraio. Il giorno dopo, è stato imposto uno stato di emergenza della durata di 6 mesi, che ha comportato una serie di restrizioni alla popolazione per mantenere l’ordine pubblico e garantire la sicurezza, tra cui il divieto di sciopero, di manifestare e di organizzare o partecipare a riunioni non autorizzate. Il 10 marzo, 9 civili sono stati uccisi per errore dai soldati etiopi nel corso di un raid antiterrorismo a Moyale, nella regione Oromia, volto a colpire alcuni combattenti dell’Oromo Liberation Front, gruppo secessionista considerato un’organizzazione terroristica dal governo etiope. Secondo quanto riferito dalle forze di sicurezza, informazioni erronee di intelligence hanno condotto gli ufficiali ad attaccare anche i civili. Tale episodio ha provocato l’esodo di oltre 8.000 cittadini etiopi della zona, i quali si sono rifugiati in Kenya per paura di essere attaccati dall’esercito. Entro la fine di marzo, secondo quanto riferito dal Command Post, l’organo incaricato di vigilare sul rispetto dello stato di emergenza, tutti i rifugiati sono rientrati in patria.

In seguito alla propria elezione, avvenuta il 27 marzo, Abiy Ahmed ha promesso di voler avviare riforme democratiche per porre fine alle proteste che hanno caratterizzato il Paese negli ultimi tre anni, senza tuttavia fare alcun riferimento alla fine dello stato di emergenza. Secondo quanto riportato da Al-Jazeera English, dall’inizio dello stato di emergenza le autorità etiopi avrebbero arrestato complessivamente più di 1.100 persone. Ahmed ha altresì affermato di riformare il sistema giudiziario, all’interno del quale due leggi anti-terrorismo, quali la Antiterrorism Proclamation e la Ethiopian Charities and Societis Proclamation, sono considerate repressive e restrittive. Le violazioni dei diritti umani, la carente libertà di espressione, le detenzioni arbitrarie insieme alle torture e al rapimento dei bambini sono state denunciate anche da Amnesty International, che ne rapporto 2017/2018 sottolinea che, nonostante il cambiamento della guida politica, la situazione , al momento, non è ancora cambiata rispetto agli anni passati.

Nel frattempo, da quando ha iniziato il mandato il 2 aprile, Ahmed ha incontrato i leader dell’opposizione e ha visitato diverse regioni del Paese, tra cui Oromia, area in cui sono scoppiate le prime proteste contro il governo nel novembre 2015. Il nuovo leader 42enne, appartenente all’etnia Oromia, fa parte dell’Oromo Peoples Democratic Organization (OPDO), uno dei quattro partiti della coalizione governativa Ethiopian People’s Revolutionary Democratic Front (EPRDF).

L’Etiopia, secondo Paese più popoloso del continente africano, è uno degli attori principali del Corno d’Africa, sia sul piano economico, sia sul piano della sicurezza. È previsto che lo Stato africano diventi il primo esportatore di energia dell’area e anche il Paese più importante per la produzione di energia rinnovabile di tutto continente.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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