Siria: Goutha orientale pienamente liberato

Pubblicato il 15 aprile 2018 alle 12:23 in Medio Oriente Siria

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Il commando generale dell’esercito siriano ha annunciato che la regione del Goutha orientale è adesso del tutto libera dai militanti ribelli, i quali hanno abbandonato l’ultimo bastione della loro resistenza e sono fuggiti verso il nord del Paese.

Sabato 14 aprile, a due mesi di distanza dall’inizio della campagna militare iniziata il 18 febbraio dal regime siriano, appoggiato dalla Russia, l’esercito governativo ha dichiarato che tutte le forze di opposizione hanno sgomberato la regione del Goutha orientale: “Tutti i terroristi hanno lasciato Douma, l’ultima delle loro roccaforti nel Goutha orientale”. Tale messaggio, pronunciato da un portavoce dell’esercito, è stato divulgato dall’agenzia di stampa statale SANA. “Le zone del Goutha orientale nella periferia rurale di Damasco sono stato completamente liberate dal terrorismo”, ha affermato un altro portavoce militare, ripreso dall’emittente nazionale siriana.

L’offensiva militare lanciata da Assad per riprendere il controllo dei territori in mano ai ribelli, i quali si oppongono al suo governo nel contesto della guerra civile siriana, iniziata il 15 marzo 2011 e tuttora in corso, ha causato la morte di oltre 1700 di civili, e il ferimento di altre centinaia di persone. I 400mila cittadini residenti a Douma, città principale del Goutha orientale, hanno vissuto in uno stato di assedio e combattimenti tra forze governative e gruppi ribelli a partire dal 2013. Le Nazioni Unite hanno descritto le condizioni dell’enclave, nel quale il regime di Assad ha usato come metodo di guerra la morte per fame e mancanza di viveri e rifornimenti, un vero “inferno sulla Terra”.

Già giovedì 12 aprile, in un comunicato emanato dal maggiore generale Yuri Yevtushenko, a capo del Centro russo di riconciliazione per la Siria, era stato annunciato che una bandiera nazionale, elevata su un edificio nella città di Douma, rappresentava il riconquistato controllo sulla regione. Nella serata di mercoledì 11 aprile, gli ultimi combattenti del gruppo di opposizione siriano Jaish Al-Islam, tra i quali il capo della fazione, Essam Al-Buwaydhani, avevano abbandonato il territorio, dopo aver consegnato le armi pesanti, mentre, il giorno successivo, la polizia militare russa è stata schierata a Douma, per mantenere l’ordine nell’area. Domenica 8 aprile, il gruppo ribelle Jaish al-Islam, il quale controllava la città di Douma, ha raggiunto un accordo con il governo siriano del presidente, Bashar al-Assad, e con le truppe russe, sue alleate. In base a tale patto, i ribelli hanno promesso di lasciare la città, a breve distanza dall’attacco con armi chimiche condotto dal regime di Assad sul territorio il 7 aprile, causando oltre 60 vittime tra i civili residenti a Douma. In questo contesto, i ribelli siriani si erano altresì impegnati, in cambio alla possibilità di lasciare il territorio in maniera sicura, a rilasciare circa 3.500 prigionieri. A partire da domenica 8 aprile, circa 40.000 persone, combattenti e membri delle loro famiglie, hanno lasciato la città di Douma per spostarsi nella cittadina settentrionale di Jarablus, nei pressi del confine con la Turchia.

Jaish Al-Islam costituisce l’ultimo grande gruppo di ribelli che era ancora presente nell’enclave siriana. Le altre due principali fazioni dell’opposizione, Failaq Al-Rahman e Ahrar Al-Sham, sono già state evacuate. Il 22 marzo, il gruppo Failaq al-Rahman aveva annunciato l’imposizione del cessate-il-fuoco ad Arbin, nel Ghouta orientale, al fine di negoziare i termini per l’abbandono del territorio da parte dei soldati dell’opposizione. Il primo convoglio dei combattenti, insieme alle loro famiglie, era arrivato nell’area di Hama sabato 24 marzo. Il giorno precedente, i ribelli di Ahrar Al-Sham avevano deciso di terminare i combattimenti in cambio di un corridoio sicuro che permettesse loro di raggiungere il governatorato di Idlib, situato nord-ovest della Siria, ancora sotto il controllo dell’opposizione, o di essere assolti dalle autorità siriane, nel caso in cui decidessero di rimanere nell’area. Si era trattato del primo accordo di questo genere concluso tra la Russia e l’opposizione siriana all’interno dell’enclave. Le evacuazioni erano iniziate il giorno successivo, il 22 marzo.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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