Siria: 700.000 sfollati nel 2018

Pubblicato il 15 aprile 2018 alle 6:03 in Medio Oriente Siria

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Circa 700.000 siriani sono stati costretti ad abbandonare i loro territori di origine dall’1 gennaio 2018, a causa degli scontri che si sono verificati in numerose aree del Paese, secondo quanto dichiarato dall’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari (OCHA).

In merito alla questione, il coordinatore regionale dell’OCHA per la crisi siriana, Panos Moumtzis, ha dichiarato: “Sono molto preoccupato per il continuo sfollamento di massa di circa 700.000 siriani a partire dall’inizio dell’anno, dovuto alle ostilità in corso nel Paese”. Le affermazioni di Panos sono giunte dopo che, il 9 aprile, gli Stati Uniti, sostenuti da Francia e Gran Bretagna, hanno minacciato un’azione militare in Siria, in risposta all’attacco chimico che ha colpito la città di Douma, situata nel Ghouta orientale, nella notte tra sabato 7 e domenica 8 aprile.

Nella notte tra sabato 7 e domenica 8 aprile, la Syrian American Medical Society (SAMS), una organizzazione di soccorso medico operante in territorio siriano, aveva riferito che due attacchi chimici avevano colpito il territorio del Ghouta orientale. In un primo momento, una bomba al cloro aveva colpito la città di Douma, subito dopo, un secondo attacco con “agenti misti”, tra i quali gas nervino, era stato lanciato contro un edificio poco distante, causando la morte di 75 persone e il ferimento di altre 1.000. Il governo siriano aveva immediatamente negato la responsabilità dell’attacco.

Secondo i dati riportati dall’Ufficio delle Nazioni Unite, più di 400.000 persone sono state sfollate a causa delle operazioni militari che hanno colpito il governatorato di Idlib, nel nord della Siria, tra le quali 300.000 a Idlib e 137.000 ad Afrin, mentre 133.000 sono state costrette ad abbandonare il territorio del Ghouta orientale, in sole 4 settimane, prima che l’enclave venisse riconquistata dalle forze governative siriane il 12 aprile. Di coloro che hanno dovuto lasciare il Ghouta, più di 44.000 si trovano in campi profughi sovraffollati, destinati agli sfollati interni, nella campagna di Damasco, mentre almeno 50.000 siriani, tra i quali sia civili sia combattenti dell’opposizione, sono stati trasferiti nei governatorati di Idlib e Aleppo, nel contesto degli accordi raggiunti tra i ribelli e le forze governative.

Queste cifre si aggiungono ai 6,5 milioni di persone che erano già state sfollate all’interno del territorio nazionale a partire dall’inizio della guerra civile, avvenuto il 15 marzo 2011, e ai 5,6 milioni di rifugiati che hanno trovato ospitalità nei Paesi vicini, in particolare, Libano e Giordania.

In seguito allo scoppio del conflitto, oltre metà della popolazione siriana ha lasciato il Paese per rifugiarsi negli Stati circostanti. In Libano, al momento, sono presenti 991.917 cittadini siriani, secondo le stime della UN Refugee Agency (UNHCR). Qui, l’afflusso di siriani, che dipendono, in larga parte, dagli aiuti economici stanziati dalla comunità internazionale, ha messo in seria difficoltà il governo, che ha avuto diversi problemi nel ripartire le poche risorse disponibili sul territorio. La Giordania ospita 661.859 rifugiati siriani, stando ai dati diffusi dalla UN Refugee Agency (UNHCR) aggiornati al 7 aprile, mentre le autorità di Amman hanno affermato che il numero reale si aggira intorno all’1,3 milioni.

In merito alla situazione umanitaria del Paese, Moumtiz ha dichiarato: “I civili in Siria continuano a essere colpiti da orribili violenze. Le ostilità, che includono attacchi contro le aree residenziali e le infrastrutture civili, tra le quali gli ospedali, i mercati e le scuole, hanno causato la morte o il ferimento di numerosi civili ogni giorno” e ha aggiunto: “Questo è inaccettabile. Le organizzazioni umanitarie continuano a chiedere il rispetto degli standard di protezione minimi durante le evacuazioni dei civili, in particolare l’accesso agli aiuti umanitari e la protezione di coloro che lavorano per le organizzazioni umanitarie”.

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Traduzione dall’arabo e dall’inglese redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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