Francia: possibile disastro umanitario a Idlib, Siria

Pubblicato il 15 aprile 2018 alle 10:19 in Francia Siria

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Il ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian, ha messo in guardia su un possibile disastro umanitario nella città siriana di Idlib, in mano ai ribelli, la quale potrebbe diventare il prossimo bersaglio dell’esercito governativo siriano.

Nella giornata di domenica 15 aprile, durante un’intervista rilasciata dal ministro francese per il settimanale Le Journal du Dimanche, Le Drian ha spiegato che la città di Idlib, nella Siria nordoccidentale, è attualmente abitata da circa 2 milioni di persone, tra cui centinaia di migliaia di civili siriani evacuati dalle città limitrofe nel processo di riconquista del territorio messo in atto dalle forze governative del presidente, Bashar al-Assad, le quali hanno strappato gradualmente le roccaforti al controllo dei ribelli. Le Drian ha affermato che, a suo avviso, c’è il serio rischio di un nuovo disastro umanitario, specialmente se la sorte di Idlib non verrà stabilita attraverso un processo politico pacifico, che includa anche il disarmo delle milizie. Il ministro degli Esteri francese ha altresì affermato che la Francia terrà uno sguardo vigile sulla situazione della Siria nordorientale, regione del Paese che è stata liberata dallo Stato Islamico grazie anche al contributo di Parigi. “Non dimentichiamoci che il nostro principale nemico resta lo Stato Islamico, così come pure gli altri gruppi terroristici che stanno attualmente reclutando nuovi proseliti nell’est del Paese”, ha aggiunto Le Drian.

Le Drian ha altresì affermato che la Russia sta rinnegando la situazione reale in Siria, e che la sua protezione di Assad, suo alleato, non ha giustificazioni. “Sussiste da parte di Putin un rifiuto della realtà, che egli ha tuttavia visto in atto molte volte. Già nel 2013, e poi nuovamente nel 2017, i russi hanno negato che il regime siriano abbia fatto uso di armi chimiche”, ha spiegato il ministro, ricordando che anche all’epoca le indagini condotte dalle Nazioni Unite rivelarono la responsabilità di Assad e del regime nell’attacco. È per questo che, secondo Le Drian, non c’è da meravigliarsi se il Cremlino ha votato contro il rinnovo dei meccanismi di indagine dell’Onu nell’autunno del 2017. Il ministro ha infine chiarito che, quando nella settimana precedente al weekend del 14 e 15 aprile, la Francia aveva proposto di attuare un meccanismo di comparazione per condurre l’inchiesta sull’utilizzo di armi chimiche in Siria, dopo l’attacco a Douma del 7 aprile, la Russia ha posto il veto alla proposta.

Alcuni ufficiali ribelli hanno riferito ai giornalisti di temere un attacco violento delle truppe di Assad contro Idlib, che, anche a detta di un ufficiale iraniano di lungo corso, potrebbe essere il prossimo target dell’esercito siriano. I ribelli che controllano Idlib si distinguono tra fazioni di jihadisti e gruppi di nazionalisti dell’Esercito Siriano Libero (ESL). La forza dominante nella città è Hayat Tahrir al Sham, ossia un’alleanza islamista salafita fondata l’8 gennaio 2017 e conosciuta anche come al-Qaeda in Siria.

La regione nordoccidentale dove è situata la città di Idlib resta la più vasta area popolata della Siria tuttora in mano ai ribelli che combattono il governo di Damasco, sotto la guida del presidente Assad, nel contesto di una guerra civile iniziata nel Paese il 15 marzo 2011. Nel corso degli ultimi anni, decine di migliaia di combattenti, così come civili, hanno dovuto abbandonare tale area della Siria, la quale è stata gradualmente riconquistata dall’esercito governativo grazie anche all’aiuto militare dei due maggiori alleati di Assad, la Russia e l’Iran.

 

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Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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