Uganda: al vaglio richiesta israeliana di accettare migranti africani

Pubblicato il 14 aprile 2018 alle 8:58 in Israele Uganda

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L’Uganda sta considerando una richiesta, avanzata da Israele, inerente all’accoglienza di 500 migranti provenienti dall’Eritrea e dal Sudan, secondo quanto riferito da un ministro del Paese.

Nella giornata di venerdì 13 aprile, Musa Ecweru, il ministro di Stato ugandese per il Sostegno e la Gestione delle Catastrofi e per i Rifugiati, ha reso noto che lo Stato di Israele, in collaborazione con alcune organizzazioni preposte alla gestione dei rifugiati, ha richiesto al Paese africano di permettere a circa 500 abitanti dell’Eritrea e del Sudan di essere inviati in Uganda. Il ministro ha altresì aggiunto, nel medesimo comunicato, che tanto il governo ugandese quanto il suo ministero sono attualmente impegnati nella valutazione di tale richiesta. Ecweru ha infine affermato che tutti i rifugiati, in ogni parte del mondo, dovrebbero essere rimpatriati volontariamente, in conformità con il diritto internazionale e con stretta osservanza dello stesso; il ministro non ha tuttavia chiarito con ulteriori dettagli quale sarebbe la natura di tale accordo internazionale per il rimpatrio volontario.

In base ad alcuni documenti ufficiali sottoposti alla Corte Suprema israeliana in data martedì 10 aprile, le autorità di Israele hanno individuato un numero di migranti sudanesi ed eritrei potenzialmente trasferibili tramite un piano di espulsione obbligatoria pari a 8mila. I giornalisti dell’agenzia di stampa Reuters hanno fatto presente tale fatto al ministro ugandese, il quale ha commentato che l’accordo attualmente preso in esame dal suo Paese con Israele prevede l’accoglienza di soli 500 rifugiati. Un portavoce del primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha evitato di rilasciare commenti sulla notizia.

Alcuni funzionari governativi, nella settimana appena trascorsa, avevano informato il tribunale ugandese che un inviato israeliano si trovava sul suolo nazionale per discutere un trattato sulla deportazione dei migranti, in seguito al decadimento di un accordo sulla stessa tematica tra Israele e Ruanda. Fino alla conferma ministeriale di venerdì 13 aprile, i funzionari ugandesi avevano smentito ogni notizia circa le trattative sui rifugiati in atto tra il loro Paese e lo Stato di Israele.

A partire dal 2013 a oggi, sono stati all’incirca 4mila i migranti che hanno lasciato Israele per recarsi in Ruanda e Uganda in maniera volontaria, tuttavia il premier israeliano sembra aver recentemente ceduto alle crescenti pressioni esercitate dalla fascia prettamente conservatrice del suo elettorato, la quale esige l’espulsione di nuove migliaia di rifugiati dal Paese.  A gennaio 2018, il governo di Israele ha pertanto iniziato ad avvisare i migranti di sesso maschile, originari di Eritrea e Sudan, di avere a disposizione 3 mesi di tempo per accettare un accordo di rilocazione volontaria beneficiando di un biglietto aereo e un rimborso economico di 3.500 dollari. In caso contrario, passata la soglia concessa, tali migranti rischiano di essere incarcerati. Inoltre, stando a quanto hanno reso noto le autorità israeliane, dal corrente mese di aprile avrà inizio un processo di deportazioni forzate. Tuttavia, le organizzazioni umanitarie hanno aspramente criticato tale decisione, e la Corte Suprema del Paese ha emanato un’ingiunzione temporanea affinché i gruppi fautori della petizione abbiano più tempo a disposizione, prima della concretizzazione del piano governativo, per accordarsi circa l’eventuale strategia da mettere in campo per fermarlo.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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