Stati Uniti, Regno Unito e Francia colpiscono in Siria

Pubblicato il 14 aprile 2018 alle 9:36 in Siria USA e Canada

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Nella notte tra venerdì e sabato, gli Stati Uniti, insieme agli alleati francesi e inglesi, hanno lanciato oltre 100 missili contro la Siria in un’offensiva che il Pentagono ha definito “conclusasi, per ora”, in seguito alla recente conferma che il presidente siriano, Bashar al-Assad, ha fatto uso di armi chimiche.

Tre importanti centri siriani di fabbricazione di armi chimiche sono stati colpiti da missili lanciati sia via cielo sia via mare in un attacco congiunto delle forze americane, inglesi e francesi. Tale raid è avvenuto all’una di notte italiana di sabato 14 aprile (ore 21 di venerdì 13 aprile per l’orario della Costa orientale statunitense). A renderlo noto, in una conferenza stampa tenutasi successivamente al Pentagono, è stato il segretario alla Difesa americano, Jim Mattis, insieme al capo di Stato maggiore, Joseph Dunford. Il presidente americano, Donald Trump, ha annunciato l’azione militare dalla Casa Bianca nel momento in cui i missili colpivano Damasco. Tanto la premier inglese, Theresa May, quanto il presidente francese, Emmanuel Macron, hanno pubblicamente confermato che le loro forze militari hanno preso parte all’offensiva in Siria. Il Pentagono non è ancora riuscito a determinare quanti missili abbiano efficacemente colpito gli obiettivi prefissati, tuttavia ha fatto sapere che, per il momento, non sono in programma ulteriori attacchi. Mattis e Dunford hanno confermato che l’offensiva era finalizzata a danneggiare e ridurre l’arsenale di armi chimiche in possesso del leader siriano, Bashar al-Assad, senza uccidere né i civili né i numerosi foreign fighters, impegnati a combattere in Siria nelle molteplici fazioni della guerra civile, iniziata nel Paese il 15 marzo 2011. In particolare, Dunford ha specificato che si è fatta molta attenzione a evitare le basi russe, per ridurre il rischio che il Cremlino decida di reagire militarmente. Il capo di Stato maggiore ha altresì aggiunto che l’esercito americano, pur non avendo preventivamente avvertito le autorità russe dell’attacco, le aveva redarguite circa le forze aeree che sarebbero state utilizzate dagli Stati Uniti e dai loro alleati.

Il Pentagono ha reso noto che, tra gli obiettivi colpiti, vi è un centro di ricerca scientifica situato nella periferia della capitale Damasco; in tale sito si svolgevano ricerche, test e messa a punto di agenti chimici e biologici a uso bellico. Il secondo target è stato un magazzino di armi chimiche situato a ovest della città siriana di Homs. Il terzo obiettivo colpito, anch’esso nei pressi di Homs, era una struttura adibita all’immagazzinaggio di armi chimiche nonché un posto di comando. Secondo Dunford, quest’ultimo sarebbe stato il luogo principale di produzione del gas sarin – e dei precursori dello stesso – in Siria. Sebbene l’esercito siriano abbia spostato le proprie forze aeree e altri assetti militari nei giorni precedenti all’offensiva occidentale, Dunford ha affermato che con ogni probabilità l’arsenale chimico non era stato ancora trasferito altrove.

Mattis ha inoltre confermato che l’offensiva è stata approvata da Washington solamente una volta accertata la responsabilità del governo di Assad dietro l’attacco al gas cloro condotto in Siria lo scorso 7 aprile. Secondo alcuni media americani, il governo degli Stati Uniti avrebbe il sospetto che, in suddetto attacco, sia stato usato anche il gas sarin. Mattis, tuttavia, ha commentato che, se da una parte l’uso del gas cloro è stato accertato con sicurezza, dall’altra non vi sono ancora prove definitive circa l’uso dell’altro agente chimico.

Gli ufficiali statunitensi hanno aggiunto che, per ora, non vi sono segnali che indichino una imminente reazione delle forze di difesa aerea siriana contro navi e aerei delle potenze occidentali dispiegati nella regione. Mattis e Dunford hanno inoltre affermato che l’attacco appena condotto in Siria è di dimensioni maggiori rispetto a quello portato avanti nella notte tra il 6 e il 7 aprile 2017; in questo raid aereo, infatti, sono state utilizzate il doppio delle armi rispetto all’offensiva dell’anno precedente. Mattis ha aggiunto che le forze americane sono state estremamente precise e proporzionate, ma che, al contempo, si è trattato di un attacco su larga scala. Il 7 aprile 2017, 59 missili da crociera Tomahawk furono lanciati dai cacciatorpedinieri lanciamissili USS Porter, e un cacciatorpediniere USS Ross colpì la base siriana di Shayrat. Gli obiettivi militari di tale offensiva – anch’essa avvenuta all’indomani di un attacco chimico ordinato dal governo siriano, quello che ha avuto luogo martedì 4 aprile 2017 a Khan Shaykhun – includevano velivoli siriani, ricoveri rinforzati per aerei, strutture adibite all’immagazzinaggio logistico di petrolio, centri volti al contenimento di scorte di munizioni, radar e altri sistemi di difesa aerea. In quell’occasione, il Pentagono dichiarò di aver danneggiato o distrutto circa un quinto delle forze aeree operative siriane.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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