Siria: curdi, arabi e turkmeni creano comitato multietnico ad Afrin

Pubblicato il 14 aprile 2018 alle 15:01 in Medio Oriente Siria

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I rappresentanti civili della comunità curda, araba e turkmena hanno creato un comitato ad Afrin, la città della Siria che è stata teatro degli scontri tra i ribelli e l’esercito turco a partire da gennaio.

Zuheyr Haidar, il rappresentante curdo eletto presidente della nuova organizzazione, ha dichiarato che l’obiettivo preposto è quello di difendere l’integrità territoriale siriana e che, non appena tutti i residenti di Afrin torneranno nelle loro case, verrà tenuto un consiglio “più democratico”. Le attività del comitato si concentreranno, inizialmente, nei settori della sanità e dell’istruzione. Haidar ha altresì ringraziato la Turchia per il sostegno e per aver dato loro l’opportunità di creare il consiglio, che consta di 20 membri, 11 dei quali sono stati eletti dai curdi, 8 dagli arabi e 1 dai turkmeni.

Il Consiglio nazionale dei curdi siriani (ENKS) supporta pubblicamente il nuovo comitato locale, come ha riportato il capo dell’organizzazione, Saud Molla. L’uomo ha altresì richiesto ai residenti sfollati di Afrin di tornare presso le loro case, condannando le pratiche criminali dei gruppi terroristici curdi nell’area. “Ad oggi, quasi 100 membri del Consiglio nazionale dei curdi siriani sono stati rapiti dalle cosiddette forze di sicurezza delle People’s Protection Units e vengono torturati nelle prigioni siriane” ha aggiunto. Inoltre, secondo Molla, i militanti delle YPG hanno continuato ad arruolare i giovani del posto per inserirli nelle loro fila.

Il comitato è stato creato giovedì 12 aprile, sotto la supervisione della Coalizione nazionale siriana delle forze dell’opposizione e della rivoluzione, solo qualche settimana dopo che la Turchia è riuscita a respingere le milizie curde delle People’s Protection Units (YPG) dalla città.

Il 20 gennaio, la Turchia aveva lanciato un’operazione militare nella città di Afrin, dando la caccia alle milizie delle People’s Protection Units (YPG). Le truppe del presidente turco, Recep Tayyp Erdogan, sono riuscite a liberare l’enclave dal controllo del gruppo il 18 marzo. Ankara reputa le YPG un gruppo terroristico, parte del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), considerato fuorilegge in Turchia poiché porta avanti, dal 1984, una ribellione armata contro lo Stato. Inoltre, il governo di Ankara sostiene che le People’s Protection Units abbiano distrutto l’equilibrio etnico nella Siria settentrionale. La Turchia difende le proprie attività militari nell’area sostenendo che la lotta è diretta contro i militanti e non i curdi stessi.

L’operazione militare turca ad Afrin era stata possibile poiché, nonostante nel conflitto siriano sostengano parti diverse, la Russia aveva permesso alle forze della Turchia di di entrare nello spazio aereo siriano. Infatti, Mosca sostiene il presidente del regime, Bashar al-Assad, mentre Ankara sostiene i ribelli che desiderano la rimozione dell’uomo dal potere.

In seguito alla liberazione di Afrin dalle milizie curde, il ministro degli Affari Esteri russo, Sergei Lavrov, ha dichiarato che la città dovrebbe “tornare sotto il controllo del governo siriano”. Per tutta risposta, Erdogan ha criticato “l’approccio sbagliato” dell’autorità russa, affermando che Afrin verrà restituita ai cittadini al momento giusto, che verrà determinato dal governo turco.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione di Chiara Romano

di Redazione

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